Cacao Mental: l’evoluzione del suono e dell’uomo

Dalla cumbia al resto del mondo… e possibilmente, che sia quella parte di mondo meno illuminato dai riflettori. Da La Tempesta Dischi arriva il nuovo album dei Cacao Mental dal titolo didascalico “Evolución”, dove l’elettronica mescola ritmi tribali, giungle e modi latini e tantissime altre contaminazioni possibili… un disco dentro cui viaggiare e perdersi… toccare con mano l’evoluzione delle tradizioni popolari in un futuro per niente lontano.

C’è di tutto dentro questo disco. Dal mondo latino al Perù passando per le atmosfere del “rockabilly” e le forme del pop… qual è lo scopo ultimo del suono di questo disco? Cosa volevate raggiungere?
Siamo sempre alla costante ricerca di nuove orizzonti musicali per poter arricchire il nostro suono e non abbiamo nè pregiudizi di genere nè la volontà di mantenere una formula costante per quanto riguarda arrangiamenti e sonorità. Lo scopo ultimo del suono di questo disco era avere un sound monolitico pur avendo tante influenze a differenza ad esempio di lavori passati in cui ogni brano aveva il suo colore e il suo suono.

“Shipibo” è davvero un fuoripista di tanta cumbia… soprattutto nelle chitarre… che momento del disco è?
E’è il momento in cui iasko va a prendersi da bere mentre Pampa schitarra come un matto.
A parte gli scherzi Shipibo è nata attorno al racconto di un essere che cammina tra mondi – la giungla e la città, il passato e il presente – portando in sé la memoria ancestrale del popolo, la ricerca interiore di chi si riconosce come straniero nella modernità. I versi evocano trasformazione e resilienza, mentre il ritornello, ripetuto come un mantra, offre un luminoso sollievo. Per sottolineare questi dualismi abbiamo usato un groove che dapprima è lento per poi esplodere solo per un attimo per poi scendere nelle profondità psichedeliche per poi nuovamente esplodere nel finale con la chitarra che dapprima fa da collante alla narrazione e sul finale esplode con questo carattere sbruffone e psycobilly

Strumenti di antiche tradizioni? Li avete usati?
In questo disco abbiamo usato pochi strumenti legati alle tradizioni. Solo qualche percussione che ci aveva registrato il nostro amico percussionista colombiano Diego Cadavid Sebelek

E con “DIMENSIÒN CM” addirittura cambiamo proprio tempo e geografie…ci sento anche la techno… e di questo brano che diciamo?
“Dimension CM” è il brano che chiude il disco e forse è il brano che più di tutti è il ponte tra la cumbia quella “tradizionale” e il clubbing nostrano e anche il ponte tra il passato e il futuro.

E invece “La Noche” è davvero una bandiera topica… ci avrei fatto il video. La coralità del disco è un punto centrale del vostro stile ma penso di questo stile in particolare o sbaglio?
Come lo spettacolo dal vivo più che un concerto è un rito collettivo così la coralità è una chiave di lettura dell’insieme. Anche le formule dei riti ecclesiastici spesso si basano su un oratore che declama una frase e la collettività che risponde in coro. Inoltre la coralità è sinonimo di insieme e cosa c’è di meglio di cantare tutti insieme?

E quanta improvvisazione c’è stata?
L’improvvisazione è alla base della scrittura e dell’arrangiamento dei brani. Non abbiamo delle formule specifiche che adoperiamo nella nostra musica quindi improvvisiamo e da lì nascono brani, riff o semplicemente gli arrangiamenti. Siamo sempre disposti a metterci in gioco e dopo la prima fase di sperimentazione affiniamo gli ingredienti sonori con calma

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