Scusate il ritardo: giugno 2017

Portare avanti una webzine amatoriale di musica indipendente non è assolutamente facile. Lo si deve fare nel tempo libero, nei ritagli di tempo dopo il lavoro o lo studio, e lo si fa unicamente per passione. È capitato dunque – e continuerà a capitare specie in realtà come le nostre – che durante il corso dell’anno si siano trascurati dischi particolarmente ben riusciti per pura mancanza di tempo. Con questo articolo cerchiamo dunque di rimediare ad alcune nostre mancanze, consapevoli del fatto che molto è ancora da fare.

Alessandro Fiori – Plancton (Woodworm)
Al quarto album da solista l’ex cantante dei Mariposa registra l’album più sperimentale della sua carriera. Totalmente circondati da sonorità digitali, Alessandro compone con Tasto Esc e FRNKBRT, i brani più cupi e profondi del repertorio. Ovviamente alla sua maniera, spesso con taglio ironico come in Aaron dedicato al geniale Aaron Swartz dove la voce del programmatore suicida si mischia con i mille suoni e la voce dello stesso Fiori o la giocosa e surreale Piazzale Michelangelo o la stramba Mangia! Forse arrivata dal subconscio di fanciullo. La cupezza delle paure inconsce e consce, la vecchiaia affrontata nella dolce e delicata Ivo e Maria è molto emozionante. L’autore di Arezzo confeziona un lavoro introspettivo, anche duro in alcuni passaggi ma definitivamente emozionante a conferma di un artista mai fermo su se stesso (Raffaele Concollato)
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Ella Goda – Ella Goda (Bulbartworks)
E se semplicemente dicessimo che i nostri ragazzi bergamaschi hanno fatto un gran bel disco pop-rock? Ci si potrebbe sbilanciare tra power-pop e indie, tra America e Inghilterra e si potrebbero sprecare un sacco di parole, quando invece si rischia di perdere di vista il cuore di una recensione, che stavolta è molto semplice: le canzoni, in questo esordio degli Ella Goda, funzionano, molto bene direi. Perché sono dirette, perchè sono quadrate e compatte e non si perdono in passaggi a vuoto. L’energia che sicuramente la band sprigiona dal vivo è stata catturata anche in studio e si sposa con il lirismo di un cantato che non si limita al compitino, ma che trova ottimamente la sua misura. Bene così. (Riccardo Cavrioli)
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The Clegg – Reflections (Autoproduzione)
Vengono da Brescia ed è innegabile che gente come gli Arctic Monkeys abbia stazionato spesso negli ascolti di questa band che, nonostante tutto, arriva all’esordio con buona personalità. Mai troppo sbarazzini e senza guardare troppo ai dettami più facili e abbordabili del ‘Noel Rock’, i nostri sanno graffiare quando è il caso, con ottime chitarre squillanti il giusto, dimostrandosi però anche capaci di fare gli occhi dolci (ma senza esagerare con gli zuccheri). Le melodie entrano bene in circolo, sopratutto non si esaurisce subito al primo ascolto e questo è un bene. Assolutamente. (Riccardo Cavrioli)
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SKoM – Chi Odi Sei (Pippola Music)
Negli anni ’90, c’era una canzone dei CSI che riusciva a mettermi addosso sintomi di vera e propria inquietudine. Il brano era Memorie Di Una Testa Tagliata. A distanza di tanti anni mi sono ritrovato a percepire ancora quelle sensazioni di smarrimento e oscurità ascoltando il dissonante disco degli SKoM, che riprende estetiche musicali di Sonic Youth e di deraglianti scosse teluriche anni ’90, mescolandole però non solo con un gusto diabolicamente popedelico e ipnotico, ma anche con una sensualità lasciva e disarmante che ci accarezza e gioca con il nostro sguardo. Impotenti noi osserviamo e ci lasciamo catturare in una rete che, sempre di più, vorremmo diventasse avvolgente. Una bellissima sorpresa per cui, letteralmente perdere la testa. (Riccardo Cavrioli)
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Olla – A Day Of A Thousand Years (Collettivo Dotto / Soundrop)
Da Torino arrivano sempre ottime soddisfazioni per quanto riguarda la materia pop. Abbiamo apprezzato molto il secondo lavoro dei The Circle, che hanno sfumato le loro influenze alle Coldplay in qualcosa di più raffinato, senza però perdere quel gusto epico che hanno in fase di scrittura e ora ci troviamo a lodare il nuovo lavoro degli Olla, che in fatto di eleganza e raffinatezza, beh, diciamo subito che non sono secondi a nessuno. Morr Music meets pulsioni neo-folk. Lasciateci essere stringati con questa definizione che, scritta così, potrebbe pure far sorridere, ma necessita uno sforzo dell’ascoltatore di soffermarsi sui piccoli dettagli che rendono affascinante la musica degli Olla. I ritmi morbidi ma capaci anche di essere squadrati quando serve, la capacità di essere malinconici e seriosi senza però giocare con il sorriso e la la dolcezza quando serve, gli arrangiamenti di una tromba o di archi studiati alla perfezione e un minimalismo che sa aprirsi al contesto più ricco e ampio, per non dire sonico, al momento giusto. Gli Olla hanno talento e anche in questo secondo album ce lo dimostrano in pieno. Adorabili. (Riccardo Cavrioli)
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Ennio Rega – Terra Sporca (Scaramuccia Musica)
E’ davvero con grande piacere che segnaliamo il ritorno sulle scene di Ennio Rega, cantautore salernitano che, pur rappresentando una scuola che pesca dalla tradizione più importante della musica italiana, quella che va da De Andrè a Conte, passando per Jannacci e Gaber, è assolutamente capace di non risultare “fuori dal tempo” e assolutamente abbordabile anche per gli ascoltatori più giovani (che avrebbero tanto da imparare da testi simili, che vanno davvero in profondità e non sono certo di facciata, come va tanto di moda adesso,ma tutt’altro, perchè Rega dice quello che ha in mente e denuncia con la D maiuscola, non fa frasi fatte ad effetto per solleticare l’ego pseudo critico di un ragazzo) e non solo da chi magari ha già raggiunto una certa età ed è cresciuto con gli artisti nominati prima. Parole dette con lo sguardo fieramente alzato, con gli occhi fissi in quelli dell’interlocutore: questo è Ennio Rega, che ha sempre avuto il coraggio e la maturità per non tirarsi indietro, nemmeno quando con ironia e sarcasmo ci lancia addosso parole che fanno male, fanno incazzare ma danno anche speranza, perché Ennio Rega sa anche, da sempre, essere costruttivo. La capacità di passare da rimandi alla musica popolare a pulsioni più prog-rock è tutt’altro che semplice, mentre dinamismo, incursioni jazz, incalzanti passaggi al piano e assoli chitarristici trovano magnifica completezza e senso in di pienezza in un disco ricco ed esuberante. Bravo Ennio. (Riccardo Cavrioli)
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Denial – Different Ways (VREC / Audioglobe)
C’è tanta Inghilterra nel disco di questo terzetto romano che riporta indietro agli anni ’90 il nostro orologio musicale. Il santino di gente come Noel o Kelly Jones è li, stabile nel portafoglio e tutto scorre sicuramente sicuramente senza nessuna novità di sorta ma anche piacevole, se amate le ballate pop con l’acustica che da la linea guida e qualche accelerazione d’ordinanza. Un tuffo nel passato. Fate finta che siano b-sides degli Oasis o demo mai realizzati dai Gallagher e potreste anche divertirvi. (Riccardo Cavrioli)
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