Scusate il ritardo – giugno 2016

SEGUE DA PAGINA 1

jasmineglisbalzi

Jasmine gli Sbalzi – Fellem Potoane (Big Lakes Records)
Mi viene nostalgia del Giovanni Lindo Ferretti che fu ascoltando i Jasmine Gli Sbalzi, o meglio dei CCCP, ma è solo un attimo, perché in realtà oltre a quella vecchia scuola qui c’è ben dell’altro. I ragazzi di Senigallia mescolano punk rabbioso e sonico a pulsioni garage-rock che ci rimandano a eroi come Fidlar, Ty Segall o Audacity. Ovvio che quando piazzano le cavalcate con queste chitarrone in libertà (Fulmine) ci esaltano da morire, idem quando piazzano gli urli nel microfono (Surfing o Mi Sento Mario). Insomma ci fanno godere dall’inizio alla fine. Bravissimi! (Riccardo Cavrioli)
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lechiavidelfaro

Le Chiavi Del Faro – Dentro (autoprodotto)
Il funk-rock non è certo un genere che va di moda oggigiorno, ma questo trio di Gubbio lo riprende in modo intelligente, ovvero adattandolo al formato canzone classico. In questo modo, la voglia di uscire dalla strada più prevedibile, sia per quanto riguarda il songwriting che l’aspetto squisitamente strumentale, non viene vista come un esercizio di stile fine a se stesso, ma fa parte di un contesto ben organizzato. Tutti i brani, quindi, scorrono bene e gli inevitabili cambi melodici e di arrangiamento tengono sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore proprio perché parte di una forma compositiva che non contempla il superfluo. Altri due vantaggi sono un suono ben costruito in quanto pulito ma non levigato e testi in italiano che evocano in modo efficace storie epiche e grondanti intensità (Stefano Bartolotta)
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edgar

Edgar – Anche Se Non sembra (OrangeHome Records)
Cantautorato poo-rock per questo quintetto di Genova, attivo con questo nome dal 2013 ma che deriva dalla trasformazione degli Edgar Café, inizialmente nati come laboratorio di improvvisazione alla fine degli anni 90. Questi dettagli biografici sono importanti, perché in queste canzoni si sentono esperienza, perizia e capacità di veicolare una gran qualità di idee in un contesto legato alla forma canzone tradizionale. Il suono è principalmente elettrico ma in esso si inseriscono anche altri elementi come la chitarra acustica, la tastiera e la viola e in alcuni momenti si evade in territori più vicini all’acustico vero e proprio. Anche la struttura dei brani varia molto, tra episodi a maggior velocità e altri nei quali ci si ferma a riflettere e i testi si adattano di conseguenza, risultando alcune volte più terreni e altre più evocativi. Un album ricco ma di ascolto facile, prodotto e interpretato alla perfezione, anche dal punto di vista vocale, nel quale il dinamismo degli arrangiamenti non è mai un fine, ma è sempre il mezzo per valorizzare al meglio lo scheletro delle canzoni (Stefano Bartolotta)
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sovietladies

Soviet Ladies – Soviet Ladies (Dischi Soviet Studio)
Questo trio veneto era nato nel 2006, ma le cose non erano funzionate e solo dopo diversi anni è tornata la voglia di riprovarci insieme e arrivare, finalmente, a questo debutto. L’idea sembra essere quella di un indie-rock leggero con un tocco post-punk che lo renda quadrato, e che lasci trasparire un forte tensione elettrica sotto l’apparente impostazione marziale. Il timbro vocale è una sorta di compromesso tra lo stentoreo e il dilatato, la ritmica è regolare ma i tempi variano molto tra un brano e l’altro, le chitarre vanno e vengono, lasciando spesso spazio al basso e alla tastiera. Questo disco piace intanto perché una proposta così è senz’altro inusuale, poi perché riesce a proporre un’ampia varietà di atmosfere nonostante il set strumentale non amplissimo e infine perché, soprattutto, è fatto tremendamente bene (Stefano Bartolotta)
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dainocova

Dainocova – Dark Tropicana (Moka Produzioni)
Secondo disco per questo cantautore sardo, attivo da molti anni e che prima di iniziare a registrare canzoni proprie ha collaborato con molti progetti musicali anche all’estero. Lo stile è quello proprio del folk lo fi, nel quale dominano la voce e una chitarra dal suono polveroso; al binomio si aggiungono, sporadicamente, altri elementi sonori che però restano sempre in secondo piano e hanno lo scopo principale di dare delle aperture armoniche. Ovviamente, una proposta così risulta valida se ha dei testi almeno interessanti e se riesce a dare la sensazione di una genuinità talmente intensa da riuscire a dare vitalità a un quadro musicale così scarno. Dainocova supera entrambe le prove con buoni risultati: i testi sono un bell’incrocio tra storytelling e immagini metaforiche, con realtà e fantasia che si compenetrano tra loro in modo intrigante e efficace; l’interpretazione è molto sentita e naturale e la scarsa definizione melodia e sonora non appare un vezzo, ma la maniera migliore pe evocare i paesaggi tra surrealismo e vita vissuta propri dei testi. In alcuni episodi (Tonno, Bamboo, Fontana Fantasma) sembra di ascoltare una versione in italiano molto credibile di Darren Hayman (Stefano Bartolotta)
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claudiapisani

Claudia Pisani – Ho Incontrato Merope (OrangeHome Records)
La cantautrice spezzina, in questo album, va alla ricerca di una sorta di incontro tra sogno e teatralità. Il primo è dato da un suono leggero e che si irrobustisce solo quando entrano i fiati in The Color Of Love, e da testi in bilico tra fantasia e introspezione, mentre la seconda si nota per via di uno stile di canto piuttosto scandito, soprattutto in alcuni passaggi di Elisir Notturno e Tra Lacrime E Un Sorriso e nello spoken word Attimi, e nell’istrionismo linguistico, grazie al quale ai brani in italiano se ne affiancano altri in inglese e anche uno in francese e un altro in spagnolo. Il rischio, in questi casi, è quello di un esercizio di stile fine a se stesso, ma qui non c’è mai quell’impressione e anzi, il tutto suona sempre figlio di una vena artistica autentica, il cui eclettismo va di pari passo con altrettanta sincerità. Nel disco, quindi, viene messo in mostra un ampio ventaglio sia di arrangiamenti che di sensazioni in modo molto coerente ed è molto probabile che chi ascolterà si sentirà molto coinvolto anche a livello empatico (Stefano Bartolotta)
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