Gli EP del mese: luglio 2016

L’EP è ormai un formato sempre più diffuso per la pubblicazione di nuove canzoni da parte delle band, italiane e non. Spesso, purtroppo, chi scrive di musica tende a privilegiare la trattazione degli album, e questo crea il rischio che lavori assolutamente validi non abbiano lo spazio che si meriterebbero. Da questa considerazione è nata la nostra scelta di raggruppare mensilmente una serie di recensioni brevi sugli EP ascoltati nel periodo di riferimento, così che i nostri lettori possano avere uno sguardo d’insieme anche su questo tipo di pubblicazioni.

mselvinapinto

MS & Elvina Pinto – The Well (BVRecords)
MS è un songwriter italiano (Matteo Santarelli), mentre Elvina Pinto proviene dal Qatar. Si sono incontrati a Mostar (Bosnia) e hanno deciso di realizzare questo progetto musicale congiunto, con altri musicisti che hanno partecipato. Queste sei canzoni, cantate in varie lingue (inglese, italiano e serbo), sono molto affascinanti e evocative. Il suono è acustico con un’ottima cura dei dettagli, le melodie sono sfuggenti al punto giusto per valorizzare le atmosfere senza diventare schiave di esse, i due protagonisti si alternano al canto e talvolta duettano. C’è un’ottima ispirazione non solo compositiva, ma anche nel proporre diversi stili musicali rielaborandoli in chiave personale: un vellutato intimismo noir viene declinato, a seconda delle canzoni, in chiave folk, bossa o cinematica. Ci sono tre date italiane a breve (29 luglio Collepino, 4 agosto Gabicce Mare, 18 agosto Perugia), se siete in zona non perdetevele (Stefano Bartolotta)
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bestrass

Be Strass – The Seasons (Autoproduzione)
Abbandonare la propria mente a viaggi ideali e surreali, creare e disfare immagini di momenti mai vissuti, in una parola: sognare. Loro sono i bolognesi Be Strass, band dreamwave formata da Leonardo Cannatella (voce, chitarra), Iacopo Palasciano (chitarra), Francesco Brasini (basso), Lorenzo Brogi (batteria) e The Seasons è il loro EP di debutto, uscito questo marzo 2016 e autoprodotto. Sebbene composto da quattro tracce, l’EP si presenta estremamente denso e ricco, considerato che ogni brano arriva o supera i sei minuti. Tra sonorità new wave e shoegaze, ogni traccia si presenta come un fotogramma che ritrae stagioni di una vita passata (forse immaginaria), insieme a visioni di ricordi lontani (forse mai esistiti). E così l’opener Uroboros trascina immediatamente l’ascoltatore nell’illusorio mondo dei Be Strass, ai confini tra sogno e realtà, dove le melodie vocali e quelle strumentali si fondono per incanto. Il cantato cupo, a volte quasi esasperato, si unisce e (a volte) si perde in ampi riff di chitarra, suscitando sensazioni di dolce e confortevole malinconia. Le successive Winter e Autumn si collocano sulla stessa scia. A chiudere l’EP è Transition, che forse si distingue dalle tracce che la precedono per via dei suoni a tratti lenti e dilatati. Otto minuti di pura poesia sonora, struggente ed emozionale. Se queste sono le premesse, dobbiamo attenderci davvero un gran bel disco (Gilda Romeo)
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castillos

Castillos – Pilot (Autoproduzione)
Eravamo rimasti ben impressionati dall’indie-rock danzereccio dei Castillos in occasione della loro apparizione alla Repubblica Indipendente di Lu lo scorso settembre, e ci aspettavamo un’uscita discografica a stretto giro di posta, invece solo ora esce questo EP di debutto. A giudicare dall’ascolto, bene ha fatto la band torinese a prendersi il proprio tempo, perché queste quattro canzoni sono davvero ben fatte. Le influenze di Bloc Party, Two Door Cinema Club e Foals sono ben chiare, però sono solo uno spunto per dare concretezza a un songwriting molto interessante per come sa muoversi fuori dai classici schemi risultando comunque funzionale a una vitalità chitarristica e ritmica di tutto rispetto. Insomma, si muove il piedino e/o la testolina non solo perché i quattro hanno un gran tiro, ma anche perché non si sa mai bene cosa aspettarsi al punto di vista proprio dello sviluppo della canzone, e ogni idea sotto questo punto di vista è sempre azzeccata (Stefano Bartolotta)
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jambox

Jambox – Spleen (Autoproduzione)
I Jambox sono un trio di Torino e Spleen è il loro EP, uscito questo aprile 2016. Spleen è quello stato d’animo di profonda insoddisfazione, di malinconia e tedio esistenziale, da cui è impossibile fuggire. E in effetti testi e musica riescono ad esprimere al meglio questa sensazione: il cantato è quasi parlato, le chitarre sono sognanti, distorte e si appoggiano ad una sezione ritmica sostenuta per la maggior parte del tempo. Il punto di partenza è sicuramente lo shoegaze a causa del muro di feedback prodotto dalle chitarre, ma poi il percorso intrapreso dai piemontesi incontra altre strade, più vicine al grunge, e a tratti noise. E così From my window ricorda i Jesus and Mary Chain; mentre dietro You are not me si cela l’ombra dei Sonic Youth. Una band da tenere sicuramente d’occhio (Gilda Romeo)
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morfema

Morfema – Al Mare D’Inverno (Autoproduzione)
Eravamo già rimasti ben impressionati dal brano d’apertura di questo EP, Cape Cod, diffuso in anteprima sulle nostre pagine, e anche il resto dell’EP si rivela validissimo nel proporre sei brani che mettono assieme un’impostazione da canzone d’autore italiana e uno stile chitarristico debitore del lato più evocativo dell’alt-rock anni Novanta (vengono in mente i Catherine Wheel e i Nada Surf su tutti). Il timbro vocale è pieno e enfatico e di solito questo tipo di cantato pecca in varietà, invece qui c’è una buona capacità di adattarsi alle diverse impostazioni del suono, che può essere più aperto oppure più cupo, dando vita rispettivamente a sensazioni contemplative oppure nervose. I testi, come si conviene in questi casi, non sono particolarmente diretti, ma hanno quel giusto tocco poetico per risultare in armonia con l’impianto musicale e vocale. Un lavoro solido e coinvolgente (Stefano Bartolotta)
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alliesdope

Allie’s Dope – Embyro (Autoproduzione)
Un EP è sempre un ottimo biglietto da visita per presentarsi e nel 2015 gli Allie’s Dope, band di Parma, pubblicavano il loro primo, Beauteous (autoproduzione 2015). Fin da subito, si notava la caratteristica fondamentale del trio: saper creare un sound che non fosse circoscritto ad un genere preciso, ma che fosse un ibrido tra diversi generi: garage rock duro (ma non troppo), venature psichedeliche, eterei tratti shoegaze, il tutto adagiato su un terreno pop orecchiabile e leggero. Superata la prima prova, ci si attendeva un disco intero e, invece, ecco questo nuovo EP. I cinque pezzi che lo compongono presentano le stesse caratteristiche di cui sopra; ciò conferma l’abilità del trio di aver creato una propria identità ben definita, un proprio stile. Si parte con il garage rock di In you, per poi decelerare e lasciarsi andare a ritmi dilatati e psichedelici come in Ebony o In Ocean, dai tratti quasi post rock. Embyro EP è dotato di una doppia anima: una felice e spensierata, l’altra malinconica e nostalgica, entrambe estremamente seducenti. I brani scivolano via in fretta e senza difficoltà. Possiamo ben affermare che la seconda prova è superata (Gilda Romeo)
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