Appino e The Voice: delirio di onnipotenza o giusta indignazione?

In un 2015 quanto mai ricco di discussioni e polemiche all’interno del panorama musicale indipendente italiano, non poteva mancare il botto di fine anno. L’occasione l’hanno data un/una incauto/a dipendente di The Voice of Italy, che ha chiesto in privato a Andrea Appino se fosse interessato a partecipare al talent, e la risposta circostanziata dello stesso Appino che ha pensato bene di pubblicarla. Per chi si fosse distratto da ieri pomeriggio, Appino in sostanza bolla come “impertinente” e “irrispettosa” l’offerta, sostenendo che non esiste al mondo contattare un artista con 20 anni di storia musicale indipendente alle spalle per inserirlo in un meccanismo che ha lo scopo di “creare successi”. Il successo, Appino se l’è creato da solo, assieme ai compagni di avventura degli Zen Circus, con un percorso lungo e complesso, fatto di anni e anni di gavetta vera, quindi non solo non ci può essere interesse da parte sua a partecipare, ma c’è necessariamente anche avversione per un meccanismo che ha lo scopo di farla saltare, questa gavetta, a chi vuole provarci.

Per quanto mi riguarda, da subito ho pensato che Appino abbia dato la risposta migliore possibile, però si sa che in Italia non la si pensa mai allo stesso modo, e sono arrivati due ordini di obiezioni alla risposta. C’è chi dice che avrebbe dovuto evitare di pubblicare e c’è chi sostiene che, rispondendo così, Appino si sia erto su un immaginario piedistallo e si sia comportato secondo il cliché italiano del “lei non sa chi sono io”. Vediamo perché non sono d’accordo con entrambe le critiche in questione.

La risposta andava pubblicata e questo vale ancor di più per la richiesta iniziale. Partiamo da un postulato necessario: il suddetto meccanismo dei talent è una cosa da disprezzare e rifuggire, perché crea per la stragrande maggioranza dei casi una popolarità effimera che è destinata a svanire e a lasciare strascichi pesanti non tanto sui musicisti, ma sulle persone che ne vengono rima investiti e poi finiscono dimenticati da tutti. Se non siamo d’accordo su questo, tanto vale che smettiate di leggere. Purtroppo, oggi come oggi, questo sistema per nulla sano ha grande presa sulla gente, non solo per il fatto che durante le serate in cui sono in onda i talent c’è l’invasione di post su Facebook e Twitter, ma proprio perché la formazione del consenso è molto influenzata dall’esistenza di questi programmi televisivi e da tutto ciò che sta loro dietro.

Per questo motivo, la gente deve sapere che si sta facendo influenzare oltremisura da un sistema che manda messaggi col copia incolla a un numero enorme di artisti sperando di accalappiarne qualcuno nella propria rete. Queste persone sanno benissimo come orientare il gusto dell’ascoltatore ma sono fortemente ignoranti in musica (Appino e gli Zen Circus possono piacere o no, ma se mandi una messaggio del genere significa che sei un ignorante e stop). Vogliamo, volete davvero farvi influenzare da gente del genere? Se sì, liberissimi di farlo, ma è giusto che tutte le carte vengano messe in tavola scoperte, e questa profonda ignoranza musicale da parte di chi gestisce questo sistema non era ancora stata rivelata in tutta la sua enormità, quindi Appino ha fatto benissimo a metterla in piazza.

La risposta non è minimamente altezzosa. Appino dice semplicemente la verità, non sta parlando di sé e degli Zen Circus come se fossero Bowie o Lou Reed, come ho letto in giro. Tutto quello che scrive sono dati oggettivi, che sono tali a prescindere da cosa si pensi della band da un punto di vista di gusto personale. E se snocciolando i dati dei suoi successi, Appino dà l’impressione del “lei non sa chi sono io”, ebbene, in questo caso il concetto è molto pertinente. Innanzitutto, di solito, il cliché di cui sopra si usa per ottenere un privilegio o un favore, qui invece viene usato per rifiutare un’offerta, quindi la cosa è già diversa; inoltre, è proprio la chiave di lettura giusta per svelare l’’ignoranza di cui sopra e far riflettere le persone che continuano a farsi influenzare da questo sistema. È ovvio che la risposta ha questo scopo e nessun altro, non quello di pavoneggiarsi, non quello di farsi pubblicità. Che bisogno di pavoneggiarsi può avere, che pubblicità può servire a un artista che, solo pochi giorni fa, in pieno periodo vacanziero, ha radunato sotto il palco del Magnolia tantissima gente che cantava a squarciagola le sue canzoni a memoria? Parlo del Magnolia perché ci sono stato, ma immagino sarà stato lo stesso in tutte le altre date del tour, quindi, per usare un’espressione molto in voga oggigiorno, di cosa stiamo parlando?

Appino avrebbe potuto fare come tanti altri, rispondere di non essere interessato e tenersi la cosa per sé. Ma facendo così ha fatto un servizio alla collettività, perché adesso è stato rivelato un aspetto importante della gestione di una cosa che influenza tantissimo il gusto delle persone. E una volta deciso che fosse il caso di farla, questa mossa, non era possibile alcun altro tipo di risposta, perché solo così si poteva mettere il tarlo nella testa delle persone. Poi sicuramente non cambierà niente, la persona che ha mandato il messaggio neanche avrà letto la risposta e le persone continueranno a farsi influenzare da questi programmi televisivi, però quando una cosa non ci piace, è giusto utilizzare tutti i metodi che implichino il dovuto rispetto per far ragionare la gente.

Chiudo citando il commento di Ufo alla foto: “20 anni di lavoro senza dover ringraziare nessuno e senza aver mai baciato il culo a nessuno un po’ d’orgoglio te lo mettono anche se fai il tappezziere, mi sembra chiaro. Se non capite questo, abbiamo fatto un album apposta, e non vi dico il titolo perché sono un signore”.

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