Zen Circus-Canzoni Contro La Natura

GENERE: folk-rock, punk-rock.PROTAGONISTI: tornano gli Zen Circus, dopo un anno di silenzio, con ‘Canzoni Contro La Natura’, l’ottavo album in studio (il terzo in italiano). Nessun fonico e nessun produttore ma gli stessi Zen in prima persona che si occupano di tutte le fasi di produzione, sempre per la Tempesta Dischi. Un album che rispecchia a pieno la loro identità  e stimola la ricerca delle loro prossime date.

SEGNI PARTICOLARI: un disco costruito per suonare come un live. Vuole riprodurre tutta l’energia e la forza dei concerti degli Zen Circus. L’ambiente rimane quello italiano ma lo scopo questa volta è quello di sviscerare il rapporto tra uomo e natura. L’uomo, l’unico tra gli altri essere umani ad andare contro la sua stessa natura, ad odiare la stessa sua specie. Un pensiero filosofico che poi si snoda in diverse canzoni che alla fine parlano sempre della realtà  circostante, senza lasciare spazio alla speranza. Ma d’altronde la speranza come dice Monicelli è una trappola, è una cosa infame inventata da chi comanda.

INGREDIENTI: Riescono a raccontare e a lanciare tanti spunti di riflessione con un’insolita naturalezza. Come dei bravi menestrelli rock ci cantano delle storie: alcune con la morale, altre disilluse e severe, a momenti sarcastiche, sempre provocatorie. Il primo singolo è ‘Viva‘, una canzone folk rock beffarda che rispecchia il cinismo della band in una sorta di manifesto grottesco della nostra società . Loro esplorano i lati più oscuri della natura umana, i facili slanci ed i fervori per le piccolezze, poi sta a noi trarre le somme e sperare di non assomigliarsi proprio tutti: e gli altri siamo noi e gli altri siamo tutti e proprio questo mi spaventa siamo diventati brutti. Amici siamo simili ma certo non uguali io lo so che sono in crisi senza leggere i giornali.

Canzoni Contro La Natura‘ cita le famose parole di Ungaretti durante un’intervista di Pasolini (le potete risentire nel finale della title track) che vale la pena di riportare: ‘Ogni uomo è fatto in modo diverso, dico nella sua struttura fisica, fatto anche in modo diverso nella sua combinazione spirituale. Tutti gli uomini sono a loro modo anormali. Tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura e questo sino dal primo momento con l’atto di civiltà  che è un atto di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura.
Poi continua Pasolini, e riporto anche questa parte, come chiave di lettura del disco, data la stretta connessione-o corrispondenza- tra poesia e musica: “Sono molto indiscreto se Le chiedo di dirmi qualcosa a proposito di norme di trasgressione della norma..sulla sua esperienza intima personale?” – ‘Io personalmente che cosa vuole… io personalmente sono un uomo, sono un poeta e quindi comincio col trasgredire tutte le leggi facendo della poesia. Ora sono un vecchio, e allora non rispetto più che le leggi della vecchiaia, solo le leggi della morte.
Gli Zen Circus sembrano accogliere anche questa riflessione, dando alla musica un senso di trasgressione. La musica può essere insurrezione, una cassa di risonanza per la loro protesta, una forma di misticismo, una preghiera.

DENSITÀ DI QUALITÀ: ‘Canzoni Contro La Natura’ è un disco diretto ed incisivo sia nei suoni che nella musica. I testi sono ben fatti ed analizzano con lucidità  la società  italiana. La loro analisi è trasversale: dallo scontro generazionale, alla politica fino alla fede con ‘L’Albero Di Tiglio‘. Una ballata che immagina un Dio che si manifesta sotto forma di pianta, critico verso gli uomini che hanno creduto di essere stati plasmati a sua immagine e somiglianza. Il tutto condito con un ritmo pop ed un finale strumentale potente.
In ‘Vai! Vai! Vai!‘ emergono gli Zen Circus di ‘Andate Tutti Affanculo’con un punk-folk coinvolgente mentre, verso la metà  del disco, sembrano lasciarsi andare verso suoni e direzioni differenti. C’è la bellissima ‘Dalì‘ una danza cupa che racconta la storia di un clochard, e poi ‘L’Anarchico e Il Generale‘ che ricorda molto il ‘Pescatore’ di De André in chiave moderna e la finale ‘Sestri Levante‘, un’altra ballad che chiude il disco in modo rilassato ed amaro.

Le loro storie non hanno un lieto fine, non c’è il sole dopo la tempesta. Gli Zen Circus non vogliono darci lezioni, soluzioni. Ci raccontano quello che vedono con gli occhi di chi ha viaggiato e si è domandato il perché, senza aspettative. Forse non trovando soluzioni.Nelle loro canzoni ci sono spunti e tanta provocazione.
C’è il mondo in diverse prospettive, che siano quelle di un vagabondo ai margini della società, o di un giovane senza speranza. Poi il macrotema dell’antropocentrismo: l’uomo si pone al centro del mondo o occupa una posizione marginale? In generale gli Zen Circus non deludono e si confermano una sicurezza nel panorama indipendente italiano con un album più maturo e sempre attuale.

VELOCITÀ: 10 canzoni per 40 minuti ben dosati . Ritmi concitati e pause per riflettere.

IL TESTO: “Poi ci vediamo tutti quanti in via Postumia, con la testa bassa ed una coca-cola / Che io lavoro giusto per tenermi in vita , sai cosa me ne frega dell’ Europa unita del 740, la differenziata / Alzate l’IMU tanto io non avrò mai una casa. Neanche trent’anni e come quasi tutti quanti. / Il futuro me lo bevo per non pensarci” da ‘Postumia

LA DICHIARAZIONE: “L’intimità  per raccontare quanto sia difficile riscattare la propria esistenza in un momento collettivo che ci unisca tutti davvero.” dal loro sito ufficiale a proposito di ‘Viva

UN ASSAGGIO: ‘Viva”

IL SITO: The Zen Circus

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