Dente-Almanacco Del Giorno Prima
PROTAGONISTI: Dente (all’anagrafe Giuseppe Peveri, classe 1976)
SEGNI PARTICOLARI: debutto su Major per uno tra gli “eroi” della canzone “all’italiana” (stando alle sue parole l’approdo in Sony si sarebbe perfezionato quando il disco era già pronto), l’album segue “Io tra di noi” che risale al 2011. Questo LP è arricchito dalle collaborazioni, fra gli altri, di Tommaso Colliva, Rodrigo D’Erasmo ed Enrico Gabrielli ed è stato registrato presso una scuola elementare abbandonata di Busseto (PR).
INGREDIENTI: non c’è un significativo scostamento da quanto Dente ha prodotto nei dischi precedenti, ma ciò che ha sempre fatto , oggi lo fa con più cognizione di causa. Si rileva che a livello produttivo e di arrangiamenti il risultato finale è pulito e raffinato, insomma privo di spigolosità o soluzioni ardite, ma comunque discretamente “vario”. La forma canzone (soft, quasi rarefatta in alcuni frangenti) è immersa nella tradizione che viaggia sulle coordinate di De Gregori o Dalla, dove l’interprete si pone all’ascoltatore con disincanto ma rivendicando sempre e comunque la scena, spesso rubandola alla musica. Si può parlare di vintage, dei favolosi anni ’60, ma i testi non hanno riferimenti colti o la sottile presa di posizione tipica di una produzione che in qualche modo sceglie di “impegnarsi”. Piuttosto l’orientamento è quella di un’ironia che si appoggia su accostamenti nonsense, che nelle intenzioni vorrebbe cogliere il lato più originale delle cose per darne un’interpretazione propria (alla Bersani, insomma).
DENSITÀ DI QUALITÀ: riuscendo a non farsi condizionare dalle frasi-manifesto lasciate sospese in punti strategici mentre l’affresco globale è tratteggiato con l’insicurezza di chi non vuole rischiare, “L’almanacco del giorno prima” è da considerarsi come un disco che non va oltre una piena sufficienza. Gran parte degli elementi convincenti risiedono nella prima metà del disco che ha sì i meriti di catturare l’attenzione, ma anche i demeriti di far notare con chiarezza alcuni deficit dell’altra porzione della tracklist (ad eccezione della gradevole ‘Gita fuori luogo‘). Perché le buone intenzioni ““ tradotte in fatti – di pezzi come ‘Fatti viva‘ , ‘Chiuso dall’interno‘ , ‘Al Manakh‘ (ottima, forse la migliore del lotto) e il suggestivo singolo ‘Invece tu‘, brani pezzi magari non originali ma che funzionano in maniera egregia soprattutto per via della loro eterogeneità , vanno sfumandosi nell’approccio alle canzoni successive, che strizzano l’occhio ad un certo, innocuo, manierismo che è da sempre la spada di Damocle che incombe sulla produzione di Dente. ‘Gita fuori luogo‘ è insomma l’ultimo episodio del disco che riteniamo totalmente interessante, dove caratteristiche come concisione, freschezza e sincerità dovrebbero essere le armi da cui ripartire per riuscire una volta per tutte a far quadrato intorno a quanto di buono Dente è in grado di fare. Un esempio calzante potrebbe essere ‘Coniugati Passeggiare‘, dove un testo non altezza dissipa il bell’incedere della canzone.
Certo i passi in avanti sono chiari rispetto alla produzione precedente che sembrava generata in serie, ma Dente deve ancora lavorare molto sulla personalità , come se tenesse il suo vero carattere confinato al sicuro (si senta la fastidiosa interpretazione alla Brunori di ‘Remedios Maria‘) per evitare di dover fare i conti con il cambiamento che, come tutti sappiamo, spaventa i più ed incoraggia i meno. Il miglior Dente da parecchio tempo a questa parte, ma non la vetta di quanto si fa attualmente sulla penisola.
VELOCITÀ: generalmente moderata
IL TESTO: “Chi l’avrebbe messa in giro questa voce, questo cuore debole? Che non sapeva neanche camminare ma voleva sempre vincere. E si mangiava le unghie della vita e le lanciava sulle nuvole“. da ‘Invece Tu‘
LA DICHIARAZIONE: domanda: “Il dibattito tra indipendente e mainstream è sempre un tema spinoso. Spesso, non appena un musicista o una band indipendente fa successo e comincia a girare su radio e televisioni viene accusato di essere diventato mainstream, quasi come se voler far sentire la propria voce al di là dei piccoli club fosse una bestemmia. Perché in Italia il desiderio di fare successo sembra spesso sinonimo di “vendersi”?”
Dente: “àˆ una mentalità abbastanza stupida. Io ho sempre creduto che se una cosa di valore diventa popolare sia ancora migliore. Io sono felice se accade, perché vuol dire che il popolo è intelligente e ascolta cose di valore. La cosa che mi fa più rabbia di questa mentalità è proprio il fatto che se io faccio un disco per conto mio e a te, amante della musica indipendente, piace moltissimo, se questo disco fosse uscito per una major e avesse girato su tutti i network a te avrebbe fatto schifo. àˆ una mentalità stupida perché è condizionata dal veicolo. Non si parla della musica, ma si parla di come la musica arriva. Allora, se ti arriva attraverso la televisione per un certo pubblico fa schifo, mentre per un altro tipo di pubblico è l’unica cosa possibile. Calcola che la maggior parte della gente considera una cosa reale solo se la vede in televisione. Se io non vado in televisione, per il 90 percento del popolo italiano non esisto“. da un’intervista concessa a quotemagazine.it
UN ASSAGGIO: ‘Al Manakh’
IL SITO: amodente.com

