Interview: Maestro Pellegrini

Maestro Pellegrini che di nome fa Francesco, è un polistrumentista ed è uno di quelli che si trovano nei credits dei dischi che hanno segnato una buona parte della musica indie italiana. Basta sapere che l’inizio è con i pisani Criminal Jokers (Francesco Motta & C), poi Nada, Andrea Appino (Zen Circus), Enrico Gabrielli, Dardust, Bobo Rondelli, Motta, Il Pan del Diavolo e tanti altri con cui ha diviso pachi e studi. Ora è il chitarrista fisso degli Zen Circus.
Quest’estate ha dato alle stampe il primo lavoro Fragile vol 1, che da qualche mese ha un seguito con il Volume 2 e da qualche settimana è disponibile in un solo cd.
Lo abbiamo sentito per farci spiegare un po’ di retroscena sia della sua carriera che per saperne di più di questo lavoro.

IR: Da dove nasce l’esigenza di far uscire i tuoi brani?
MP: Oltre alla dimensione strumentale che tutti voi conoscete ho sempre avuto una forte attitudine a scrivere, soprattutto parole. Semplicemente mi sono precluso questa possibilità per un po’ di tempo finchè l’esigenza di tornare a farlo non è stata così forte che non ho più resistito, per fortuna, ed eccomi qui.

IR: La differenza tra EP1 e 2 è abbastanza netta, hai deciso la suddivisione dei brani con un’idea precisa?
MP: In realtà no, ho scelto di condividere con tutti il poco che avevo da mettere a disposizione della collettività in un momento così difficile come quello che stavamo passando la scorsa primavera e alla fine ne sono usciti 8 che ho deciso di sudduvudere in due ep.
Fragile è stato pensato come un disco unico ed è così che finalmente il 30 Ottobre è stato stampato fisicamente, lo trovate in tutti i negozi di dischi e nelle librerie feltrinelli

IR: Tra le tante collaborazioni mi salta all’occhio quella con il tuo conterraneo Bobo Rondelli, personaggio singolare e (da me) amatissimo. Che ruolo hai avuto in Come i carnevali e Anime storte?
MP: stimo molto anch’io Bobo che mi ha chiesto appunto di inserire qualche chitarra nei suoi ultimi due lavori discografici, con lui c’è un confronto continuo proprio perchè c’è stima. Sono poi andato con lui a presentare qualche brano suo a Radio 1 una volta, suonavo il fagotto in quell’occasione

IR: Dal vivo lo trovo veramente spettacolare, tiene il palco come pochi.
MP: Abbiamo fatto un concerto assieme a Firenze quest’estate ed è stato bellissimo, abbiamo due cifre stilistiche diverse ma che hanno molto in comune ed il pubblico l’ha capito.

IR: Motta, i Campos, tu: i Criminal Jokers sono stati seminali?
MP: Certamente, ci siamo scelti a vent’anni proprio perchè avevamo molto da dire e cosi è stato.

IR: In Cent’anni c’è un altro personaggio a me caro: Giorgio Canali. Come è nata questa collaborazione? E soprattutto com’è lavorare con Giorgio?
MP: Guarda la collaborazione con Giorgio è stata la meno programmata, sinceramente non sapevo se avrebbe accettato, un giorno tornavamo assieme in macchina da un concerto e gli ho fatto sentire il disco, a lui è piaciuto e a me è piaciuta da morire l’idea che lui cantasse “Faremo troppi dischi per campare fino a cent’anni”

IR: Inattaccabile è un singolo molto orecchiabile, lo sento vicino, suprattuto nei testi, ad alcuni cantautori di 30 anni fa che di oggi. Come sei riuscito a dare un’ambienzione che è sì personale ma sembra volere essere più ampia.
MP: Ho lavorato a questo disco per due anni proprio per cercare una mia cifra stilistica e credi di esserci riuscito, adoro scavare nell’armonia musicale per cercare soluzioni nuove ma anche morbide all’ascolto ed è questo quello che facevano alcuni cantautori degli anni ’70, poi la cosa è cambiata e oggi stiamo le carte si stanno mescolando di nuovo.

IR: Con che musicisti hai collaborato con te per i due EP?
MP: nel disco hanno suonato 11 musicisti, per citarne alcuni Beppe Scardino (Sax Baritono), Simone Padovani( batteria e percussioni), Filippo Ceccarini(Tromba) poi ci sono anche mio padre al pianoforte e mia sorella ai cori…

IR: Hai usato diversi stili musicali, anche se sullo stesso stile ma spesso molto differenti dalle tue attuali ‘frequentazioni’. Come li hai scelti? Avevi già delle idee o hai creato tutto in studio?
MP: questo sono io, avevo delle idee a livello armonico, poi il sound è nato principalmente in studio assieme ad Andrea Pachetti

IR: E’ stato più faticoso registrare questi EP, anche solo emotivamente, o altri dischi a cui hai partecipato?
MP: Quando ti esponi è tutto amplificato e quindi anche più difficile in qualche modo, deve essere una necessità

IR: Tre album che ti sono piaciuti ultimamente (non valgono ce ci hai suonato!).
MP: Lucio Corsi Cosa faremo da grandi, Samuele Bersani Cinema Samuele e Emma Nolde Toccaterra

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