Altro-Sparso
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PROTAGONISTI: Alessandro Baronciani (voce,chitarra e illustrazioni); Gianni Pagnini (basso) e Matteo Caldari (batteria).
SEGNI PARTICOLARI: Gli Altro sono una realtà ormai ben consolidata del panorama musicale italiano indie o, se vogliamo, “underground”. Loro sono attivi dal 1996 e Sparso è il disco numero quattro della carriera, che esce a distanza di quasi sette anni dal precedente Aspetto e a cinque da Disco, una compilation composta da diversi brani remixati da altri artisti. Accompagna l’opera, come sempre, il bellissimo e delicato tratto di Baronciani, che firma le illustrazioni.
INGREDIENTI: un mix che ha donato alla band pesarese l’aura di “band-culto” di cui gode: c’è il punk degli anni Novanta, affogato in un corposo indie-rock a tre strumenti che lascia molto spazio all’attitudine malinconica del post-punk o del brano acustico di stampo quasi cantautoriale. Una formula, questa, ben consolidata negli anni, condita con l’unica cosa che gli Altro non vogliono mutare: quello stile canoro gridato, spesso arricchito da più voci, tratto distintivo di un manto sonoro distorto e frammentario, che sembra quasi rimandare al titolo stesso del disco. Titolo che invece rimanda, principalmente, ai pezzi che vanno a comporre l’opera, tutti rilasciati a partire dal 2009 su formato sette pollici distribuiti a cadenza annuale (Autunno, Primavera, Estate e Inverno, dell’anno appena passato). Il riferimento è però anche di taglio biografico: i tre componenti, se una volta erano di stanza a Pesaro, ora vivono, per l’appunto, sparsi per l’Europa.
DENSITA’ DI QUALITA’: apre il disco ‘Lucia‘, brano iperveloce di poco più di un minuto, che ci scaglia nel mondo di personaggi e storie che formano Sparso. Stupisce la velocità e la scorrevolezza dei pezzi, che spiazzano per la versatilità di tematiche e forme musicali che sfruttano, mischiando le carte in tavola per poco meno di due minuti, per poi ricomporsi all’inizio di ogni pezzo; come in ‘Classe‘ dove siamo investiti dall’attacco di parole gridate che sovrastano anche la base musicale spoglia ma incalzante. I brani che compongono la parte centrale dell’album (da ‘Chiaramente‘ a ‘Cancello‘) formano forse la parte più pregnante dell’opera: si consolida la presenza di basi sonore mai uguali, che in ‘Nome‘ ritrovano l’attitudine più punk e il suono ancora diverso della voce femminile (che è quella di Erica Terenzi dei Be Forest). In ogni traccia che segue è presente la stessa, stimolante carica musicale ritrovata in apertura e che è prerogativa della musica del trio, fatta di strumenti a volte infuocati e a volte cauti, come nella bellissima ‘Calcoli‘ dove le voci si intersecano ancora una volta in un controcanto corale su una base acustica e dove anche le singole parole vengono “smontate”. Sulla falsa riga (malinconica) della precedente è il brano che chiude il disco, ‘Paolo‘; poche frasi che non inneggiano a niente di positivo, che completano questa rassegna di tanti pezzi “piccoli”, ma solo nella durata. Un lavoro omogeneo che, se anche mantiene una struttura generale non molto differente dai precedenti, riesce a proporre una miscela originale che sembra fare spesso a meno di definizioni “di genere” e che ama confondere in maniera positiva. Un disco “sparso” di nome e di fatto, ma che rimane solido grazie ad un’identità ben definita, capace di donare piacere dal punto di vista formale ed emozionale.
VELOCITA’: diciotto brani ““ dalla durata massima di due minuti – per un totale di nemmeno mezz’ora.
IL TESTO: “ E’ come quello/ o come questo/ non è come quello/ non è così uguale/ ma è come quello/ ma è come quello/ non importa come/ ma è come quello/ che immaginavo. ” da ‘Paolo‘
LA DICHIARAZIONE: “In questo disco c’è tutta l’enciclopedia indispensabile per capire due generazioni a cavallo tra i novanta e i duemila. ” dal comunicato dell’etichetta Tempesta Dischi presente sul sito.
UN ASSAGGIO ‘Chiaramente’
IL SITO: Facebook – Altro

