Interview: Altre di B

Gli Altre di B hanno da poco pubblicato il loro secondo album, ‘Sport’. Sfruttando appunto lo sport e i suoi protagonisti come filo conduttore, la band bolognese ha realizzato un disco alt-pop entusiasmante, se vogliamo anche di “rottura” rispetto al loro debutto. Un lavoro che ci ha conquistato sin dal primo ascolto. Li abbiamo raggiunti in tour, per farci raccontare la nascita di ‘Sport’ e capire cosa aspettarci ora da loro.

Ciao ragazzi, complimenti per il nuovo disco. L’ho trovato entusiasmante! Direi di partire proprio da qui. Com’è nata l’idea di fare un disco legato così radicalmente allo sport? E come si è sviluppata? Penso alla scelta dei personaggi/discipline da inserire ecc..

Innanzitutto grazie mille per l’apprezzamento, ci fa davvero molto piacere. Vedi, parlare di sport è abbastanza facile, specie in Italia, specie a Bologna che è una città che vive di sport da generazioni. Ma la genesi dell’album è partita da una canzone in particolare che è Roland Garros, la prima che abbiamo scritto. Ci aveva incuriosito un articolo di giornale che parlava di Thomas Muster, ex numero 1 del tennis mondiale che a 44 anni suonati ha deciso di rimettersi in gioco venendo letteralmente umiliato da un ragazzino di 18. C’era qualcosa di indistintamente romantico e accorato in questa storia, qualcosa di fiabesco al limite del mitologico. E in quel momento abbiamo capito che volevamo cercare storie simili, musicarle e metterle in un album. Quelle più singolari le abbiamo estratte dagli sport e sportivi minori, lontani dal clamore e dallo show-business. Scacchi, tennis, Subbuteo, ciclismo: ci siamo divertiti a scrivere questo disco.

A proposito, qualcuno di voi pratica un qualsiasi sport? Scrivendo del vostro disco, ho detto che si nota la stessa passione che hanno milioni di atleti amatoriali italiani. Ne so qualcosa, visto che sto per chiudere circa un decennio di attività calcistica.

Non è un caso, siamo tutti sportivi amatoriali. Due di noi giocano in una piccola squadra di basket della campagna bolognese (pretesto per allenarsi mezzora e banchettare fino a tarda notte), uno di noi gioca a basket solo al campetto (a New York ha sfidato i neri dell’Upper East Side portando a casa una vittoria), uno è un ex calciatore svigorito dalla sciatalgia. Poi abbiamo il tennista di periferia, il lanciatore di baseball e il pescatore. Una vita votata ai grandi successi, come puoi immaginare.

Sempre riguardo a ‘Sport’, io ci sento dentro un sacco di Architecture In Helsinki (dei tempi belli) e di Foals. Vi ci ritrovate? Sono ascolti che vi hanno definito come musicisti?

Sono entrambi gruppi che hanno tracciato il percorso sonoro di “Sport”, li abbiamo ascoltati a lungo e certi meccanismi li abbiamo ereditati nelle nostre canzoni: riverberi, dinamiche e cori, tanto per fare un esempio. Ci hanno influenzato moltissimo anche band come Team Me, Casiokids che hanno melodie e arrangiamenti stupendi, ma anche i Tv On The Radio e i Gorillaz per l’uso dei sintetizzatori, o i Why? dei quali ci affascinava lo stile hip hop e le cadenze più mid-tempo che si sentono nel disco.

Tra l’altro, ho ripescato il vostro esordio ‘There’s A Million Better Bands’ e lo trovo profondamente diverso. Era tutto molto più ‘Inghilterra anni ‘00’ se mi passate il termine. Si nota la vostra evoluzione e la vostra ricerca in ‘Sport’, la voglia di fare qualcosa più al passo con i tempi. Sbaglio?

Non sbagli affatto, giusta osservazione. Mentre prima eravamo alla ricerca del ritmo più serrato e ballabile, influenzato ovviamente dai nostri primi ascolti, vedi Wombats, Arctic Monkeys, CSS e consociati, per questo disco abbiamo deciso di curare molto di più l’aspetto melodico, la forma canzone, roba che fosse riproducibile essenzialmente al pianoforte o alla chitarra. E per farlo ci siamo aperti ad ascolti diversi, a generi che prima non ascoltavamo. In sala prove abbiamo ridotto all’osso gli strumenti suonati, le note suonate (Do e La), gli arrangiamenti. Abbiamo semplificato tutto e la scrittura dei pezzi è stata divertente. Forse questo ha inciso ne risultato finale.

Avete pensato di proporvi con convinzione all’estero? Secondo me i singoli li avete (penso alla tripletta che apre il nuovo disco).

Certo, ci stiamo provando da un po’ di tempo, ma ovviamente non è così facile perché c’è senz’altro da curare la lingua e avere i pezzi giusti per le persone giuste. Qualcuno ci ha dato riscontri positivi e la cosa ci inorgoglisce: le esperienze dello Sziget di Budapest e di New York City ci hanno senz’altro spinto a tentare la strada dell’estero. Ma è un percorso ancora lungo.

Parliamo dei live. Voi siete molto attivi e fate un sacco di date da sempre, sfatando un po’ la leggenda che “in Italia non ci sono i posti dove suonare”. Siete voi che siete dotati uno spirito avventuro o avete solo un booking efficientissimo? Lo chiedo perché tante volte vedo band che non danno seguito all’uscita del loro stesso disco, mancando di coraggio e non “investendo” poi su quello che fanno.

In Italia i posti per suonare ci sono e le occasioni per esibirsi non mancano affatto, noi infatti non sfatiamo alcuna leggenda, semplicemente abbiamo sempre ritenuto che il live sia il fattore imprescindibile per una band. Questo ci ha spinti a suonare di continuo e in ogni occasione che si presentasse, senza guardare al contesto, alla situazione, al pubblico: il che alle volte è motivo di soddisfazione, ma alle volte è anche avvilente e mortificante, si tratta di non demordere e rendere speciale ogni concerto anche se non è facile. Ogni data è esperienza che si mette nel bagaglio. Ad ogni modo noi non abbiamo fatto nulla di speciale, abbiamo aperto un account di posta elettronica con Google e abbiamo bersagliato di e-mail locali, festival e promoter. Da qualche mese è subentrato Panico Concerti, un collettivo di ragazzi che ci sta dando una grossa mano col booking. Ad ogni modo qualche saggio ha detto che non vinci alla lotteria se non compri il biglietto.

Come pensate di ricreare il suono di ‘Sport’? Io mi immagino il concerto come una specie di festa.

E infatti non ti sbagli. Dal vivo abbiamo un set abbastanza semplice e sono la drum machine ed il sintetizzatore che ci permettono di essere molto versatili, avendo a disposizione una gamma pressoché illimitata di suoni. A dire vero “Sport” è il risultato di quello che siamo dal vivo, non viceversa. Credo sia molto fedele alla realtà. A proposito, vieni a vederci?

Parliamo un secondo di Bologna, città in cui ho vissuto per sei anni e nella quale torno comunque spesso. L’ho sempre trovata una città vivissima dal punto di vista musicale, soprattutto nei live. Invece come band “nuove”, ho faticato a trovare nomi che mi colpissero, ad eccezione vostra e degli Absolut Red. Cosa mi sono perso? Fate qualche nome da segnare sull’agenda.

La storia culturale di Bologna è di indubbio valore, Bologna è una spugna intrisa di un patrimonio artistico invidiabile e variegato. E la musica è certamente il punto di riferimento della vita di tutti i giorni qui dalle nostre parti. Quando da ragazzini uscivamo le prime volte frequentavamo il Covo Club, l’Officina Estragon, il TPO, l’XM24, tutti luoghi che facevano e fanno live di qualità e ci hanno permesso di conoscere il sottobosco bolognese facendoci esclamare: “Anch’io voglio fare come loro”. Abbiamo conosciuto i Settlefish, i Forty Winks, i Legless, i Tunas e i My Awesome Mixtape che sono stati per anni il nostro punto di riferimento. Poi il testimone è passato alle nuove generazioni e hai fatto bene a citare gli Absolut Red. Ma ti suggerisco anche i What Contemporary Means, gli Aftercrash, Le Ceneri E I Monomi. Credimi, ora come ora c’è voglia di sperimentare, i gruppi non mancano, i luoghi per suonare nemmeno. Manca forse un po’ di curiosità da parte della gente.

Ultima, classica nostra domanda: cosa avete nel vostro lettore mp3 o lettore cd? Quali sono stati i vostri ascolti più assidui negli ultimi tempi?

Durante la scrittura del disco abbiamo ascoltato Arcade Fire e Disclosure in loop, una meraviglia assoluta. Ultimamente ci ascoltiamo Todd Terje, Jamie T, l’ultimo degli Arctic Moneys, Moderat, Belle & Sebastian, i Why?, i Gomez.

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