Interview: Ackeejuice Rockers

È passato un po’ di tempo da quando abbiamo intervistato gli Ackeejuice Rockers, aka King-P e Ali Selecta al MiAmi. Il duo elettronico proveniente dalla provincia di Venezia è recentemente salito in auge grazie alla loro collaborazione con Kanye West nel suo ultimo disco. Ecco qui la nostra chiacchierata con loro, in cui si parla di hip-hop, USA e ovviamente di Kanye.

Iniziamo dalla classica domanda: com’è nato il vostro progetto?

ALI: ci siamo conosciuti ormai 15 anni fa, in un posto di lavoro normalissimo. King-P faceva già il dj, io ero semplicemente appassionato di musica, e la nostra amicizia ci ha portato a condividere gusti musicali differenti: dal metal al soul, dal jazz all’elettronica. Un giorno abbiamo deciso di mettere il tutto dentro un pentolone per vedere cosa sarebbe uscito dalle esperienze individuali di ciascuno e ne è uscita una parte dance-soul e una parte più black, un connubio di generi che, attraverso il canale elettronico, abbiamo deciso di proporre al pubblico. Iniziando con particolari mesh-up durante nostri dj-set dj set, siamo arrivati a produzioni proprie e dopo qualche tempo abbiamo cominciato ad avere i primi riscontri positivi del pubblico, le prime etichette che si facevano avanti e i primi producer che ci chiedevano di fare remix e…via, da li si è partiti.

Perché “Ackeejuice”?i
ALI: Il nome, Ackeejuice Rockers, deriva da Ackee, un frutto jamaicano simile alla patata che cresce solo nei Caraibi, da cui in realtà, è impossibile ricavare un succo. L’idea di un succo di Ackee, di una cosa che nella realtà non esiste, ci piaceva perché ci ricordava come, anche nel mondo della musica, la dance-soul e il reggae, abbinati all’elettronica, fossero un tabù o comunque qualcosa di nuovo.

Ci parlate della collaborazione con Kanye West.

K-P: La collaborazione è nata da una demo che siamo riusciti a far avere a Kanye West durante la sua permanenza in Italia per un progetto con Diesel. Dopo due giorni siamo stati contattati dal suo mentore della Def Jam che ci ha scritto che Kanye West ci avrebbe voluto a Parigi per lavorare ad un progetto. Super eccitati, abbiamo fatto armi e bagagli e siamo partiti, senza in realtà sapere esattamente cosa saremmo andati a fare e per quanto tempo. La sera stessa del nostro arrivo a casa sua ci ha fatto sentire tutto il materiale su cui stava lavorando, idee, svarioni, proposte. Non sapere che stavamo lavorando ad un nuovo album è stato in realtà un aspetto che ci ha aiutato: eravamo partiti da casa con il materiale più svariato, comprese cose anche inadeguate, tanto che una volta arrivati in studio, la gente presente ci guardava stupita, come dire “Siete sicuri?”. Invece quello si è rivelato essere il nostro cavallo di battaglia, ciò che ci ha fatto distinguere dagli altri e che ha fatto breccia. Il fatto che Kanye, pur provenendo da un genere chiuso come l’hip-hop, sia comunque un artista “futurista” e aperto alla sperimentazione, ha sicuramente giocato a nostro favore e ci ha permesso di lavorare con assoluta libertà. Per riassumere quindi l’esperienza è stata una figata: all’inizio è stato un po’ traumatico lavorare a fianco ad un big di quel calibro, ma già dal secondo giorno è diventato tutto più naturale e, se così si può dire, “normale”. Quello che più ci è rimasto da questa esperienza è stata proprio la possibilità di scambiare in modo naturale ciò che si avevamo dentro, ciò che avevamo studiato e proporlo e condividerlo con autenticità e libertà assoluta, cosa che in Italia non sempre è così scontata.

ALI: Questa tra l’altro è stata la nostra prima esperienza di produzione di un brano che non fosse fatto solo per far ballare la gente ma anche per essere ascoltato, un desiderio che avevamo nel cassetto da molto e che siamo così riusciti a realizzare, mettendo in luce una parte di noi che non avevamo ancora espresso. Questa è sicuramente la cosa per cui siamo più grati.

Parlateci dei vostri nuovi progetti: cosa avete in cantiere per questo 2014?

ALI: Un disco nostro era la prima cosa a cui avremmo voluto lavorare dopo la collaborazione con Kanye. Poi, una serie di eventi, fortuiti e non, ci hanno costretto a rimandare questo progetto, anche perché molti beat destinati a far parte dell’album ci sono stati richiesti per delle collaborazioni con artisti italiani. Quindi abbiamo deciso di sfruttare al meglio il presente e di rimanere in Italia, anche se molti ci consigliavano di proseguire nel campo dell’internazionalità. Volevamo vedere cosa avrebbe potuto darci il mercato italiano, dato che in questo momento sta andando bene soprattutto per quanto riguarda l’hip-hop. È stata quindi una scelta pensata e che ci ha permesso di conoscere anche qui persone veramente in gamba con cui iniziare collaborazioni interessanti.

K-P: Il nostro obiettivo è quello di portare una sorta di internazionalità anche nei prodotti destinati al mercato italiano, cosa che in questo momento davvero manca, e di farlo attraverso le influenze internazionali che abbiamo raccolto nella nostra esperienza di questi anni, sperando che un giorno anche il mercato italiano dell’hip-hop, per ora abbastanza snobbato, possa suscitare interesse anche oltreoceano.

ALI: C’è da dire che siamo un paese in estrema crisi… ma, come ci insegna la storia, è proprio dai periodi di decadenza che nascono i prodotti migliori. Al momento ci stiamo focalizzando sui progetti di collaborazione italiani, per poi passare, una volta chiuso questo capitolo, al nostro futuro album che non vogliamo sia un prodotto frettoloso per cavalcare l’onda del momento: preferiamo far passare un po’ “l’esperienza Kanye” per realizzare un album che sia studiato a fondo e da cui emergano le nostre capacità e la nostra identità.

Siete ora in partenza per il vostro secondo tour negli States. Secondo la vostra personale esperienza, qual è la differenza tra l’impatto del pubblico americano nell’hip hop rispetto a quello italiano?

K-P: Siamo innanzi tutto prontissimi per partire per gli Stati Uniti. La vera differenza è la gente: all’estero le persone arrivano presto e hanno voglia di divertirsi da subito, quindi già dal primo pezzo ti danno fiducia. In Italia la gente ha bisogno di scaldarsi un po’, di bere due birrette, di avere il pezzo che un po’ conosce… Anche negli States devi saper trascinare, ma si parte con più facilità. Spesso ti trovi a suonare in questi localini suddivisi in due, il bancone dove si beve e dalla parte opposta la zona “clubbing” dove la gente si scatena: questi sono i posti che preferisco. Un altro aspetto per così dire “divertente” è che quando sei in tour in 10 giorni puoi cambiare continuamente condizioni climatiche: ci è già capitato di arrivare con le nostra scarpe di tela in mezzo alla bufera di neve. Sono tutte componenti che rendono comunque il tour un’esperienza di viaggio affascinante.

Se poteste scegliere una collaborazione: chi scegliereste e perché?

ALI: Nicki Minaj sarebbe un bel seguito a Kanye West, un’artista non solo hip hop ma con differenti influenze provenienti da più ambiti musicali.

K-P: Per me Pusha T, di cui apprezzo questa componente più europea rispetto ad altri artisti hip-hop americani. Ha questo aspetto in più che secondo me fa la differenza.

ALI: M.I.A. è un’altra artista che per noi è stata di grande ispirazione, all’inizio siamo partiti da molti suoi beat per creare i nostri mesh-up. In ogni caso potremmo star qui ore ad elencare artisti interessati…senza contare tutti quelli jamaicani, con cui potremmo andare avanti all’infinito.

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