His Clancyness – Vicious

GENERE: psych-pop

PROTAGONISTI: l’album è stato registrato dall’italo-canadese Jonathan Clancy (testi, voce e chitarra), Paul Pieretto (basso) e Jacopo Borazzo (batteria). Nei live set la band è invece composta da Clancy, Giulia Mazza (tastiere), Emanuela Drei (basso) e Jacopo Borazzo (batteria).

SEGNI PARTICOLARI: registrato a Detroit lo scorso anno, di ‘Vicious’ si sta parlando già da parecchio tempo tra i corridoi degli addetti ai lavori, sia per la presenza di Chris Koltay alla produzione (Lotus Plaza, Liars) sia soprattutto per essere l’album di debutto con la FatCat Records, etichetta indipendente inglese già famosa per aver affiancato nomi come Sigur Ròs, Panda Bear e No Age.

INGREDIENTI: internazionalità prima di tutto. Non solo per la presenza di Koltay alla produzione e della recente firma per l’etichetta inglese, ma soprattutto per essere caratteristica intrinseca della mente del gruppo, Jonathan Clancy, nato e cresciuto tra Nord America e Europa. Elementi questi che non fanno altro che innalzare la band all’interno di un panorama musicale ben più ampio di quello italiano, confermandola nel gotha delle band conosciute sia in Europa che oltreoceano. Il disco ha una certa varietà di suoni e ritmiche che lo distinguono dai precedenti lavori, in particolare grazie a brani più incisivi e rock&roll, come ‘Zenith Diamonds‘ e ‘Safe Around The Edges‘, che lasciano comunque spazio a brani più evanescenti e immaginifici, tra cui ‘Avenue‘, ‘Miss Out These Days‘ e ‘Machines‘. Il lavoro nel complesso presenta comunque una certa continuità con ‘Always Mist Revisited’, complici i suoni dream e psych-pop e la volontà di rappresentare la realtà che ci circonda attraverso immagini frammentate e atmosfere surreali, che si materializzano grazie alle liriche concise, vibranti e a tratti sfrontate di Jonathan.

DENSITA’ DI QUALITA’: è possibile scoregere lungo l’intero album un’aurea malinconica alla Beach House, interrotta solo dai brani più energici e incisivi che avvicinano la band ai primi album dei Deerhunter e al cantato alla Kurt Vile. Paragoni non da poco per un gruppo italiano che si distingue, inutile nasconderlo, per la capacità di proporre qualcosa di nuovo e che di italiano in senso stretto ha ben poco. Ma l’accostamento con i nomi più in auge nel panorama musicale attuale a volte un po’ si paga”¦ insomma, di strada da percorrere ce n’è ancora. Sarà per la ripetitività di alcune melodie che, spesso protratta a lungo, rischia di divenire pedissequa e stancante e di indebolire in parte il lavoro nel suo complesso; tant’è che alla fine dei giochi forse è lecito aspettarsi qualcosa di più, come se rimanessimo in attesa di quel quid che riesca a coinvolgere completamente. L’esordio per l’etichetta di Brighton rimane comunque un passo avanti per la carriera di Clancy e un disco senza dubbio originale pronto per fare da colonna sonora ai mesi invernali a venire.

VELOCITA’: tra poesia e rock&roll

IL TESTO: “Oh I stand like a dog until I’m buried by absence, butchered by delivery for the outside world I see” da ‘Machines

LA DICHIARAZIONE: “A sassy, dreamy glam rocknroll album. Vicious is how I overcome distance. I want to be vicious. I can’t be vicious. I can be vicious on an album made up of songs. Songs are marked by violence, general wrongdoing and finally peace. You can beat loss, escape territories and find new lands in a heartbeat. Those are songs I like to write. In a new city you can wear a mask, develop a new persona, change path. I’ve lived in twelve different cities. This is sort of what this album deals with for me. It’s the harshest things I’ve ever written, I wanted to go to places that are as far as possible from me” tratto da contactmusic.com.

UN ASSAGGIO Zenith Diamond

IL SITO: hisclancyness.com

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