The Bloody Beetroots – Hide

GENERE: Elettronica

PROTAGONISTI: Bob Cornelius Rifo

SEGNI PARTICOLARI: Rifo non ha certo bisogno di presentazioni. Dopo quattro anni dallo stravenduto ‘Romborama’, che lo ha reso celebre in tutto il mondo (più all’estero che in Italia), torna con un album di elettronica reinventata, e lo fa in gran compagnia. Un’album senza confini di sorta, con featuring che provengono da storie e mondi musicali così diversi da trasformare le svolte musicali delle ultime tre generazioni in un grande mosaico elettro .Un esempio tra tutti, il grande Paul McCartney che appare in una versione distorta e spettrale (nel video). Poi ancora Theophilus London rapper di Brooklyn, nella nona ‘All The Girls‘; il bassista dei Mötley Crüe Tommy Lee; il cantante-compositore- producer Sam Sparro; i Chromeo;Greta Svabo Bech; Peter Frampton; Penny Rimbaud…

INGREDIENTI: Bob non si diverte solo a viaggiare tra le diverse ‘generazioni musicali’ ma le smonta, disordina e ricompone come vuole. Si appropria dei colori e delle sfumature dei diversi generi per creare qualcosa di unico. Ma se i colori più disparati combinati tra di loro creano sempre un unico colore, creare un album compatto con così tanti ingredienti richiede una grande audacia e maestria. L’equilibrio si gioca su pezzi house, pop, derive rap, soul fino alla dance più coatta. Il disco si allontana dal suono club per perseguire una strada diversa. Quella della ‘resa dei conti’. La maschera resta ma Bob si scopre. Svela un po’ di se stesso in ogni traccia, invitando nell’album la fonte stessa delle sue ispirazioni. Questo disco parla di lui, parla di musica e della profonda passione per la musica, che in fondo è il collante ed il movente che ha permesso di trovare dei nomi come Frampton o McCartney.

DENSITA’ DI QUALITA’: giochiamo di contrasti e comiciamo dal mezzo, con la bomba di ‘Out Of Sight‘, frutto della collaborazione con McCartney e Youth dei Killing Joke. La traccia originale del progetto dei The Fireman, ‘Nothing too much just out of sight’, finisce nelle mani di Bob che la sconvolge: riscrive melodie e armonia e risuona tutti gli strumenti. Chitarre con arrangiamenti post-rock aprono il sipario alla voce filtrata dell’ex Beatles (poi ri-registrata in studio) e alle note del piano. Il ritornello, un coro di bambini, suona elttronico e dubstep, poi di nuovo piano ed il tocco classic rock che si perdono in un finale rock psichedelico. Una canzone che fa da esempio: tre generazioni diverse, insieme, a mettersi alla prova. Dal commerciale ricercato passiamo ora alla prima traccia, ‘Spank‘, una dose di house bella sporca con Tai e Bart B More. Poi c’è la ballata da dancefloor: ‘The Chronicles Of Fallen Love‘, una canzone EDM dal gusto retrò. infuso dalla stupenda voce di Greta Svabo Bech (ricordiamo vincitrice di Grammy).

Passiamo ora ad altro pezzone disco: ‘Raw‘ con la batteria di Tommy Lee. Una canzone folle dove lo stesso Tommy sbeffeggia sir Bob quando il ritmo, da sei ottavi si fa funky. Nella traccia risuona la sua voce..Oh! What the fuck is this shit?. L’ecletticità di Bob non si ferma qui. ‘The Furious‘ scalda i toni con Penny Rimbaud che recita una sua poesia su un tappeto sonoro di un’orchestra sintetica. Poi scopri che l’orchestra è vera, ben 25 elementi portati in studio e distrutti in un groove squilibrato. Insomma l’umano che si fonde con il digitale. E alla fine ecco che arriva anche la deriva italica. Come creare un pezzo elettro da una canzone dello Zecchino? La risposta è ‘Volevo Un Gatto Nero (You Promised Me)‘, dove Bob si spinge oltre e continua a scherzare. Nella canzone risuona la filastrocca, ‘you promised me Bob Rifo, Rifo, Rifo e poi giù di cattiveria, per una sfuriata elettronica potente. Chi accosta questo pezzo al buontempone di Agostino in realtà non riesce a stare al gioco, perché di quello si tratta, di un grande esperimento: la creazione di un composto che brucia.

Quello che Bloody Betroots vuole testimoniare è l’inesistenza delle suddivisioni in generi musicali. La musica è energia ed è storia. Storia personale. Le contraddizioni di ‘Hide’ esprimono le contraddizioni di Bob, frutto delle esperienze e delle più variegate influenze musicali che lo hanno plasmato. Come accade a tutti, d’altronde. Il mondo infatti si evolve più in fretta di noi, ed ecco che ci ritroviamo ad essere all’unisono, nostaglici ed avanguardisti.
Le traccie di ‘Hide’ rappresentano un pubblico potenzialmente enorme, quello pop, i nostalgici del classic rock, la generazione cresciuta con l’elettro-disco, i giovani abituati al dub, la dance,.. L’album cerca attenzione ovunque, tra tutte le età , e lo fa con un attitudine decisamente ribelle, eco delle origini punk di Bob. Aggredisce il passato con suoni acidi, unisce classico ed elettronico, rivisita il french-touch e si insinua anche nel soul in ‘Glow In The Dark‘ (con Sam Sparro). Ma lo fa con abilità . Con un riguardo per la musica che lo porta a non tralasciare nessun particolare. Un album che risulta compatto nel suo intento: essere il ponte tra passato e futuro.

VELOCITA’: E’ una sorpresa continua. Il ritmo è incessante come un’onda d’urto. L’onda si genera da discontinuità e poi si propaga. Cambia la velocità e la densità della musica. La spinta, veloce e spasmodica nelle canzoni più prettamente club (‘Reactivate‘) e dance, martellante nei pezzi hip-hop, fino a rallentare nel reflusso delle pseudo-ballad. Ne usciamo scossi e disorientati. Ma non basta. ‘Hide’ ci invita a scoprire tutti gli altri percorsi ‘nascosti’ nelle tracce durante il primo ascolto. Quindi: si riparte.

IL TESTO: “It’s out of sight, you say you love me, that this is true. The best thing to do is to lie down beside me.I said I love you..nothing too much, just out of sight” da ‘Out Of Sight‘.

LA DICHIARAZIONE: “Con questo album volevo rifarmi al suono del passato, riportarlo al presente e farlo arrivare al futuro“.

UN ASSAGGIO: ‘Out of Sight’

IL SITO: facebook.com/thebloodybeetroots

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