Tre Allegri Ragazzi Morti – Primitivi Del Futuro

GENERE: a sorpresa, 60% dub, 30% reggae, 10% punk’n’roll.

PROTAGONISTI: Davide Toffolo (voce, chitarra), Luca Masseroni (batteria), Enrico Molteni (basso). Da segnalare la produzione di Paolo Baldini dei BR Stylers e degli Africa Unite, probabilmente i massimi esponenti del reggae in Italia.

SEGNI PARTICOLARI: dopo sedici anni di attività, è lecito considerare Toffolo e compagni una vera e propria band storica e di culto, che ha avuto il pregio di interessarsi agli aspetti più controversi del processo di crescita e di maturazione di un individuo creando, album per album, un percorso artistico e di ricerca appassionato e originale. Dal punto di vista musicale, questo ‘Primitivi Del Futuro‘ è una novità assoluta, eppure risulta una tappa conseguenziale al viaggio immaginifico di ‘Il Sogno Del Gorilla Bianco‘ (2004) e alla scoperta de ‘La Seconda Rivoluzione Sessuale‘ (2007).

INGREDIENTI: arrivati ormai al sesto album, i Tre Allegri Ragazzi Morti optano per una radicale svolta verso i ritmi in levare. Dimenticate i bacini e il rock ‘n’ roll di ‘Piccolo Intervento A Vivo’ (1997), dimenticate il punk malinconico e adolescente di ‘Mostri e Normali’ (1999) e ‘La Testa Indipendente’ (2001), il nuovo lavoro della (ex?) garage band è una rivelazione spiazzante e coinvolgente di sonorità assolutamente inedite, che derivano in primis dalla lezione dub metropolitana dei Casino Royale piuttosto che dal sound classicamente reggae degli Africa Unite. Non è, però, una totale sterzata, dal momento che la magica penna di Toffolo è sempre la medesima, unica e riconoscibile, pervasa da tematiche più adulte ma non necessariamente più mature.

DENSITÀ DI QUALITÀ: dopo i primi ascolti, ammetto di non aver apprezzato completamente ‘Primitivi Del Futuro‘. Per chi, come me, è affezionato ai Tre Allegri Ragazzi Morti per il loro approccio musicale da sempre debitore del punk più melodico e romantico, non può non aver storto un po’ il naso dopo l’ascolto di queste undici tracce. L’attacco de ‘La Ballata Delle Ossa‘, infatti, è davvero fuorviante. Il suo riff di chitarra stilisticamente ineccepibile e rassicurante introduce una nuova bella esplorazione della poetica toffoliana nei difficili rapporti interpersonali (“Se qualcosa di mio ti rimarrà fra i denti / Non piangere perché, poi, lo digerirai“) che potrebbe tranquillamente far parte della tracklist di ‘La Testa Indipendente‘. Il secondo brano, ‘Mina‘, è la prima incursione in luoghi caraibici. Un ritornello facile e veloce lo rendono un bell’esempio di crossover tra pop-rock e sonorità giamaicane. Con ‘Puoi Dirlo A Tutti‘, basta, non c’è scampo. Una canzone a pieno titolo dub/reggae, scritta magnificamente, orecchiabile, irresistibile. Va detto, una canzone bellissima, nella quale i classici topoi toffoliani si integrano perfettamente con questo tipo di genere. Non sempre, però, il connubio riesce. ‘L’Ultima Rivolta Nel Quartiere Villanova Non Ha Fatto Feriti‘ è l’esempio di come la scrittura di Toffolo si debba piegare alle nuove necessità sonore, risultando un momento ambizioso ma semplicistico. Parlavamo di tematiche più adulte, meno particolari e più universali. Splendida, in questo senso, è la successiva ‘La Cattedrale Di Palermo‘, monito alle nuove generazioni per ‘muoversi’ e non rimanere passive dinanzi alle evoluzioni consumistiche e conservatrici della società. Una società dipinta in maniera negativa e critica, che risulta essere il leit motiv delle canzoni di ‘Primitivi Del Futuro‘. Come ne ‘La Faccia Della Luna‘, altro brano riuscitissimo, dal chorus poetico e romantico. ‘Codalunga‘ è un personaggio tipico dei Tre Allegri Ragazzi Morti, una descrizione riuscita e personale. D’altronde, non siamo di fronte all’album impegnato dei TARM, piuttosto a un desiderio di descrivere la realtà con un’ottica più globale e ampia. Come nella title-track ‘Primitivi Del Futuro‘, un recitato amaro e disilluso, una presa di coscienza che è un elogio degli sconfitti, dei ‘mostri’ più che dei ‘normali’ (“Cacciatori, raccoglitori, beoni, spacciatori / Contadini, dissidenti, ballerine e pensatori / Puttane felici e giocatori“). L’album dai ritmi in levare dei Tre Allegri Ragazzi Morti è un passaggio riuscito e indovinato nella crescita formativa di questo grandissimo gruppo. Loro, che acerbi e immaturi non lo sono mai stati, non rinnegano le turbolenze adolescenziali del passato ma ambiscono a un’età adulta, forse ancora più sofferta e difficile. Loro, che con questo album dimostrano una notevole capacità di innovarsi, non tradiscono la loro integrità artistica, la loro testa indipendente.

VELOCITÀ: Pordenone, provincia di Montego Bay, Giamaica.

IL TESTO: “Hai mai provato una chitarra a urlarci dentro il tuo tormento? / Hai mai provato una chitarra? / Prova adesso, entra dentro“, da ‘La cattedrale di Palermo‘.

LA DICHIARAZIONE: “Nei periodi politicamente neri il reggae è un’ottima musica da suonare. Noi Tre Allegri Ragazzi Morti incontriamo i Caraibi in questa specie di horror, il nostro disco più cinematografico. Abbiamo ascoltato tanto reggae e dub e c’è rimasto attaccato il voodoo“, spiega Davide Toffolo a XL.

IL SITO: ‘Treallegriragazzimorti.it’

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