The Please – Bitter Gospels Along The Riverside

GENERE: alt folk

PROTAGONISTI: Mattia Airoldi, Marco Gilioli, Luca Piazza, Stella Riva, Davide Lelli, Daniel Tagliaferri

SEGNI PARTICOLARI: seconda prova sulla lunga distanza per i The Please, intervallata dall’ EP “Let Elefanti Walk Out” del 2010.

INGREDIENTI: autoprodotto completamente da questo gruppo che vive in un paesino sulle sponde dell’Adda. La tranquillità della provincia trasferita su disco, i Fleet Foxes come riferimento principale, il calore trasmesso dalla voce di Mattia Airoldi ed una maturità compositiva impressionante data la giovane età : tutti elementi che contribuiscono alla riuscita di un disco inusuale per quelle che sono le tradizioni ed anche le tendenze italiane.

DENSITA’ DI QUALITA’: Il viaggio proposto dai The Please inizia in maniera semplice, ‘Faraway‘ è solo chitarra e voce, ma è dalla seconda traccia ‘The End As A Prologue‘ che i lombardi mettono le cose in chiaro e definiscono le coordinate da seguire con l’ingresso imponente dei fiati. La tromba introduttiva di ‘Hunter‘ ne è il naturale proseguimento, accantonando momentaneamente l’immaginario folk e abbracciando un suono decisamente più blues, grazie all’uso del piano e dei fiati corali che fanno molto orchestrina anni 20; modalità che ritroveremo anche più avanti in ‘Glass Key‘, sotto una luce meno oscura. Ora stare qui a cercare di descrivervi ogni canzone, track by track, sarebbe un inutile esercizio di stile per me e non riuscirei in ogni caso a descrivere al meglio quello che potreste trovare in questo disco. Spazierete dalle prove corali di ‘Healers‘ e ‘Santa River’ all’ individualismo pianistico di ‘Hey‘, attraversando scenari evocativi in ‘Kingfishers‘ e momenti di malinconia alcolica, da bottiglia finita a tarda serata (‘So Hard‘). Il folk di radice americana è parte predominante sotto molti aspetti, dalla riflessiva ‘Keeper‘ al crescendo di ‘Back Into Water‘ a quella ‘Red Carpenter‘ che possiamo definire come l’apice compositivo di Bitter Gospels Along The Riverside. Entrare “dentro” ad un disco è un fatto totalmente personale; c’è chi ce la fa dopo un ascolto solo, chi dopo diversi, chi mai. Bitter Gospels Along The Riverside ha tutte le caratteristiche per diventare uno di quei classici che fanno presa immediata, ma capaci di deliziare l’ascoltatore anche dopo diverse ripetizioni, con dettagli definiti e particolari curati.

VELOCITA’: ponderata, costante.

IL TESTO: Oh I’ll be the keeper of your last time. Oh I’m just the keeper of your despite. Taken myself in the middle of noise, dance how we get it. Seratonin it’s my closer friend, dance all that we need” da ‘Keeper

LA DICHIARAZIONE: dal presskit: “Perdere e ritrovare: la coscienza, la fiducia, l’aderenza al mondo circostante, la spiritualità . Perdere per scelta o subire la perdita, poco importa, l’importante è esserne consapevoli, riuscire a percepire lo scorrere incessante ma circolare del tempo, sapere che, come abbiamo perso, ritroveremo

IL SITO: Thepleaseplease.wordpress.com

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