svegliaginevra – Le tasche bucate di felicità

ANNO: 2021.

GENERE: Elettronica, pop, canzone d’autore.

ETICHETTA: La Clinica Dischi.

PROTAGONISTI: Amori irrisolti, distanze che uccidono e vuoti incolmabili che aprono sotto i piedi voragini maestose, dalle quali farsi risucchiare è semplice. Protagonista indiscussa di “Le tasche bucate di felicità”, come conferma il titolo stesso del disco, è la ricerca di una stabilità che pare scivolare via dalle mani di chi la stringe troppo a sé; svegliaginevra racconta di amori perduti, sì, ma soprattutto di essersi persa e di aver sposato il flusso delle correnti, in attesa di trovare derive che possano essere isole di rinascita e ripartenza. Tutto questo, in dodici tracce che sembrano raccontare, comunque, un solo grande amore. Alla faccia delle retoriche trap di oggi.

INGREDIENTI: “Le tasche bucate di felicità” è il raccoglitore emotivo di esperienze musicali disparate, che partono dall’Italia dei cantautori fino ad arrivare alle lande nordiche di Bon Iver e Kings Of Convenience; Ginevra ha spalle rese robuste da una frequentazione solida e consapevole di più ambienti musicali, diversi fra loro ma accomunati dalla medesima sensibilità e pre-disposizione al canto intimo, alle voci rotte e alle poesie in musica. Da Benevento all’Australia, passando da Roma e Milano in una tournée esistenziale che, già prima della pubblicazione di “Le tasche bucate di felicità”, aveva saputo rendere Ginevra pronta ad un disco d’esordio contaminato e speciale.

DENSITA’ DI QUALITA’: Nelle dodici tracce dense di “Le tasche bucate di felicità”, ad emergere fin da subito è la forte componente di ricerca testuale messa in campo dall’autrice; ogni parola è calibrata non solo in funzione di una storia, ma soprattutto di una “voce”, come quella di Ginevra, particolare ed evocativa, che riesce ad involarsi con parole giuste, che sappiano mettere le ali all’ispirazione. Giochi di parole, rime interne ed una forte ricerca di musicalità segna il passo di un disco che non si concede cali qualitativi, riuscendo a moltiplicare – come un prisma di rifrazione – le imprevedibili e multiformi conseguenze dell’amore. Il piglio del disco è pop, certo, ma denso e arricchito di un’autoralità che non permette di ridurre svegliaginevra all’alveo radiofonico senza prima problematizzare sulla natura concreta della sua proposta: da “San Lorenzo” a “(siamo) stati” passando per “Elastico” e “La moda di fare cazzate” fino ad arrivare alle note hit pubblicate prima dell’uscita del disco; un giardino fiorito e profumatissimo, in cui il cuore si sperde senza impaurirsi, addolcito – nel suo peregrinare – dall’emulsione lenitiva offerta dalla carezza vocale di svegliaginevra, manna per la tesa e per il cuore.

VOTO: 8 e mezzo.

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