Soviet Soviet – Fate
GENERE: post-punk, neo-wave.
PROTAGONISTI: i Soviet Soviet sono: Andrea Giometti (voce e basso), Alessandro Costantini (chitarra), Alessandro Ferri (batteria).
SEGNI PARTICOLARI: tornano sulle scene i pesaresi Soviet Soviet, dopo due Ep editi tra il 2009 e il 2011 (‘Marksman’, autoprodotto e ‘Summer Jesus’, Tammen Records) e a distanza di due anni dall’ultima pubblicazione, la raccolta ‘Nice’ sempre per Tammen, che comprende i brani di ‘Marksman’ e quelli contenuti nello split con i Frank. Sono tra i nomi di punta della scena post-punk internazionale, anche grazie all’intensa attività live che li vede protagonisti ormai da tempo al di fuori dell’Italia e che li ha portati a registrare l’esordio ‘Fate’ per l’americana Felte, con i primi singoli estratti che circolano già da un po’ sulle webzine internazionali specializzate.
INGREDIENTI: il disco obbedisce con fermezza a quei dettami caratteristici della cultura new-wave, tutti i brani sono intrisi di singolarità e di certo già dalla prima nota é possibile capire la loro indole tendenzialmente “maledetta”.
Il primo brano, ‘Ectasy‘, ha un titolo che la rappresenta in pieno: l’esordio prevede una batteria adrenalinica per poi divampare in pieno stile Soviet Soviet, con bassi metallici e chitarre mozzafiato. Caratteristiche simili sono riscontrabili in diversi dei brani seguenti: ‘1990‘ (primo “assaggio” del disco che ha cominciato a circolare nel web circa due mesi fa), il pezzo che per la maggiore rispecchia il sound della band che d’impatto si velocizza e si fa ancora più aspro; ‘Introspective Trip‘ che calma temporaneamente gli animi dell’ascoltatore, scaraventandolo in una dimensione nuova, in un “viaggio introspettivo”; ancora ‘Together‘ che si impadronisce di quei riff tipicamente americani, rievoca a tratti la bellezza di quei Sonic Youth talvolta monotematici, ma emblematici in questa scena musicale. Un altro brano degno di merito é ‘Gone Fast‘, un ritornello dalle atmosfere più morbide, con alla base il basso di Giometti; si tratta di un episodio che regala una venatura sonora diversa rispetto al resto della discografia del gruppo, ma comunque molto piacevole.
Sembra assurdo potersi stancare di un disco simile, ogni peculiarità (testi, suoni, l’eco di sottofondo alla voce) appare fondamentale per creare l’attrattiva, di certo al primo ascolto ne segue spontaneamente un secondo.
DENSITA’ DI QUALITA’: a partire dalla fine degli anni settanta si é assistito ad un proliferare continuo e imperterrito di nomi che hanno letteralmente mutato la concezione della musica in generale (tra questi Kraftwerk, Siouxsie And The Banshees e Joy Division tra i più rinomati); sono davvero parecchie le band che negli ultimi anni continuano ad attingere a piene mani dalla rinomata scena coldwave, senza confini geografici particolari. E’ vero anche che alcuni tra tali gruppi sono riusciti a spiccare, a distinguersi in qualche modo molto di più rispetto ad altri, diventando quasi una voce fuori dal coro. I Soviet Soviet sono da collocare tra questi, concretizzano l’esempio di redenzione in Italia di uno stile musicale che ormai si credeva “bello che andato”, dopo i prototipi per antonomasia come i CCCP, i Diaframma e Garbo. La band di Pesaro dà vita ad un altro capitolo della propria discografia, seppure ancora gracile, che esprime con coerenza e precisione quanto già dimostrato dai colossi sopra citati. Suoni irriverenti e graffianti, tecnica pulita e spietata al contempo, testi più che riflessivi: questi gli ingredienti di ‘Fate’, un’esplosione incontrollata di energia che abbaglia e affascina. E’ come un’eruzione vulcanica, é una forza naturale allo stato puro. Chi ascolta quest’album sa con certezza che i Soviet Soviet raffigurano alla perfezione il panorama alternativo italiano, quello valido.
VELOCITA’: uno di quei casi in cui la velocità é piacevole e indispensabile, non assordante.Â
IL TESTO: “Everybody can try to talk with my head, in these years i learned that i don’t need anybody. Everybody can speak ill, everybody can start again, everybody can live with himself and now believe me and if you’re in love, find me alone” da ‘1990‘.
LA DICHIARAZIONE: “i primi tour, le prime recensioni importanti, i primi ep autoprodotti, i primi vinili e le prime registrazioni fanno tutti parte di un cammino che abbiamo iniziato in tre e stiamo portando avanti in quattro. E’ una passione che ci brucia e che ci spinge a continuare. E’ un percorso fatto di sacrifici, fatica e impegno che per fortuna vengono ricompensati da questi traguardi, é una gran bella corsa” da un’intervista a Mescalina.it
UN ASSAGGIO Togheter
IL SITO: Soviet Soviet- Facebook

