Rescue – Silence Here
GENERE: indie pop-rock
PROTAGONISTI: Vincenzo Di Sarno (voce, piano, chitarre) aiutato da Simon Jones (batteria), Alex Ciani (chitarre, tastiere), Francesco Menegat (basso), Maurizio Strappazzon (pedal steel guitar) e Davide Rossi (archi e arrangiament)
SEGNI PARTICOLARI: Vincenzo di Sarno (napoletano, classe 1985) arriva al suo primo album dopo un Ep, A Rainbow In The Dark, datato ben 2013 e una serie di singoli preparatori che si sono succeduti dal 2014 ad adesso. Alex Ciani ha prodotto il disco che è stato registrato tra Londra e Torino.
INGREDIENTI: Nel lontano 2002 usciva un disco incantevole, s’intitolava Under The Waves ed era stato composto dai Lorien, formazione italo-britannica guidata dalla soave voce di Fabio Ciarcelluti. Avevano un suono in bilico tra i Coldplay più malinconici e i Radiohead più intensi dell’album The Bends. Un disco solo, poi si sciolsero. Da allora ho sempre rimpianto quel sound, sperando di coglierlo ancora, prima o poi, in qualche artista, magari italiano. Ecco, la magia si è ricreata proprio ascoltando Silence Here: lo stesso perfetto equilibrio tra incanto e consapevolezza, tra sogno e realtà. Forse c’è più “fisicità” rispetto ai Lorien, ma la strada battuta è proprio quella.
DENSITÀ DI QUALITÀ: Vincenzo di Sarno possiede una scrittura ricca di grazia e sensibilità, capace di emozionare sia quando disegna trame soffuse e struggenti al piano, sia quando alza i toni, lavorando con l’acustica e con chitarre che sanno diventare avvolgenti. Sicuramente ci si è abbeverati alla fonte del Chris Martin più ispirato, quello delle primissime cose dei Coldplay, e l’autore non ne fa mistero, ma la disinvoltura con cui traccia i suoi climax emotivi che coinvolgono sia la struttura dei brani sia la capacità empatica di conquistare l’ascoltare, beh, è davvero qualcosa di speciale. Un viaggio onirico in una realtà in cui i piccoli particolari fanno la differenza (e in questo senso gli archi curati da Davide Rossi la fanno realmente questa differenza appena accennata). Animal è il lato più pop-rock (magari gli U2 sapessero tirare fuori un pezzo così di questi ultimi tempi), Drunk Heart è distillato di emozioni da pelle d’oca, Starfield sa abbracciare anche l’aspetto più epico e incalzante così come Night: tante sfaccettature per un solo, unico diamante, prezioso e brillante.
VELOCITÀ: media, non si è mai in affanno con il fiatone.
IL TESTO: “Give me something, I gave you heartbeats” da Drunk Heart
LA DICHIARAZIONE: “Silence Here è l’eco (o forse il grido) delle visioni di un uomo che, dopo essere riuscito ad addormentarsi, viene traghettato dai suoi stessi sogni ed incubi in un turbinio di emozioni che
aveva fino a quel momento trattenuto, celato, quasi rinnegato. L’onirico sveste la realtà in una
manifestazione impetuosa di ‘frame’ in cui si rispecchia il tumulto interiore, rendendo così la
propria immagine chiara e indelebile. Le sue parole prendono finalmente forma elevandosi in coro su tutto quanto pronunciato nell’arco di un’intera vita: il suo vero silenzio. L’album è il posto dove l’uomo incontra se stesso con la promessa di non perdersi mai più.”


