Interview: Rescue
Vincenzo Di Sarno ha saputo toccare i tasti giusti con la sua musica, pubblicata sotto il nome di Rescue. L’intensità del disco Silence Here ci ha portato a voler approfondire il discorso con lui, per capire il suo approccio al lavoro di musicista ma anche per svelarci le sue impressioni sull’album stesso. Ecco cosa ci siamo detti via mail…
Ciao Vincenzo, come stai? Da dove mi scrivi?
Ciao! Tutto bene grazie! In questo momento sono a Torre Annunziata, la città che mi ospita da un po’ di tempo a questa parte.
Il tuo disco è uscito da circa un mese, come sono le tue impressioni al momento?
Sono particolarmente emozionato. Credo che, per ogni artista, pubblicare il primo album costituisca uno step importante. Ho creato qualcosa che chiunque, in qualunque momento, potrà facilmente recuperare, ascoltare, risentire, leggere. Non desideravo altro; non desidero altro: “concedermi” senza limiti di spazio e di tempo.
Poi, dalle recensioni che mi sono state fatte, così come dalle domande che mi vengono rivolte nelle varie interviste, ho notato che il mood di Silence Here è stato effettivamente accolto a pieno. E questo, per me, costituisce un aspetto fondamentale; vuol dire che, in un modo o nell’altro, sono riuscito a rendere tangibile tutto quanto volevo esprimere.
Mi ricordo un tuo Ep ancora un po’ di anni fa. Il processo di scrittura e di approccio alla musica è lo stesso o è cambiato nel corso degli anni?
Direi che è cambiato drasticamente. Il mio primo EP A Rainbow In The Dark fu concepito nell’arco di diversi mesi. Silence Here, invece, è venuto alla luce dopo 30 notti. Volevo imprimere, in musica, stati d’animo ed emozioni che avevo dentroda tempo, cercando al tempo stesso, di rendere il tutto quanto più “crudo” possibile.
Mi piace molto il fattoche tu definisca ogni traccia come un sogno, eppure ascoltandoti non emerge solo il lato onirico, ma anche fisico, fatto di suoni guitar-pop ricchi e curati: una specie di ambivalenza che non stona affatto…
Certo, il disco è molto etereo, e ci sono dei brani che per certi versi lo sono più di altri, ma dal primo momento in cui ho pensato a questo disco ero sicuro di voler utilizzare dei suoni che in qualche modo “smuovessero” il protagonista di questo viaggio (protagonista nel quale chiunque può immedesimarsi). Il disco parla anche di questo; è inutile tenersi tutto dentro, è importante vivere la vita, piuttosto che pensare a come potrebbe essere o, peggio ancora, a come sarebbe potuta essere.
La tua musica non penso possa o debba essere definita solo “intrattenimento”, perché così coinvolgente e capace di generare forte empatia ed emozione. Cosa ne pensi?
Beh, questo è un bel complimento. Ti ringrazio. Sinceramente, ad oggi, non mi sono mai fermato a pensare a come la mia musica possa essere definita. Come ho detto prima, cerco di concedermi quanto più è possibile, cerco di condividere quello che sento con quante più persone èpossibile. Poi, è l’ascoltatore a decidere come “inquadrarmi”.
Nelle recensioni ho letto riferimenti a Coldplay e Radiohead, immagino che siano gruppi che fanno parte del tuo bagaglio musicale…
In generale ascolto davvero di tutto, e certo, anche queste band sono rientrate nei miei ascolti.
Leggevo di un disco registrato tra Torino e Londra, come mai questo dualismo?
Grazie alla mia etichetta Operà Music, ho avuto la possibilità di utilizzare i suoi studi, che sono presenti appunto a Torino e Londra, per le registrazioni di Silence Here. Questo, per me è stato particolarmente importante, in quanto mi ha dato la possibilità di incrociare diversi musicisti, alcuni dei quali hanno partecipato alle sessioni di registrazione del disco.
Com’è nata la collaborazione con Davide Rossi?
Come dicevo prima, i vari spostamenti tra i due studi mi hanno consentito di incontrare più musicisti. Uno di questi è proprio Davide Rossi. In realtà, la prima collaborazione con lui risale ai tempi della produzione del singolo Barcelona; brano per il quale accettò volentieri (con mio grandissimo onore) di poter contribuire con i suoi violini. E’ stato fantastico poter avvalersi della sua collaborazione anche per Silence Here.
Hai un brano che, a lavoro finito, ti ha particolarmente colpito?
Sono particolarmente entusiasta e contento di questo disco. Sembrerebbe quasi una sorta di “autocelebrazione”, ma in realtà non posso non dire che l’affiatamento che si è venuto a creare con tutti musicisti con cui ho avuto la fortuna di poter collaborare è stato grandioso. Tutto suona esattamente nel modo in cui pensavo dovesse suonare.
Riusciremo a vederti live per promuovere il disco?
I live non mancheranno. Chiunque voglia può seguire tutti i miei aggiornamenti dal mio sito www.rescueofficial.com
Grazie ancora Vincenzo, con quale brano potremmo chiudere la nostra chiacchierata e magari mi spieghi anche il perché di una determinata scelta?
È stato un vero piacere! Il disco ha un Intro ed un Outro. Ora, siamo alla conclusione dell’intervista, per cui potrei dirti potremmo chiuderla con Outro. Invece no. Lasciamoci con Intro (Below a Pillow). Questo brano è un’esortazione a vivere di sogni. Essere sognatori va bene, ma credo valga anche la pena morire per i propri sogni. Costituiscono il succo della nostra vita.


