Farglow – Meteors Remotes
PROTAGONISTI: Giacomo Bressan, Michele Zamboni, Gianluca Bassano e Marco Fasoli
SEGNI PARTICOLARI: la prima informazione che salta all’occhio è geografica: i Farglow vengono da Verona. Questo da una parte li lega ad una piccola etichetta del nord, la diNotte Records, che sta regalando grandi gioie alla musica italiana, tipo le Lovecats o anche Michele Bombatomica. Dall’altra ci aiuta a unire i puntini di un genere, o meglio un approccio al suonare, in forte crescita e con una sorprendente concentrazione proprio nel Veneto dei Dankalia (Vicenza) e dei Winter Dust (Padova). Citando i secondi, ad accomunarli ai Farglow c’è soprattutto quella loro caratteristica che è la cura maniacale ad incastrare tra loro le onde che escono dai propri strumenti. Perché mettiamo subito in chiaro una cosa: ‘Meteors Remotes’ suona molto molto bene.
INGREDIENTI: ci sono chitarre, batteria, basso, tastiere, synth e mancano totalmente i microfoni, ma scordatevi ““ come mette in guardia il comunicato stampa ““ il ‘solito post-rock dilatato‘ e se non fosse per ‘Cob Swan Race‘ direi pure scordatevi i crescendo onirici e le cavalcate da salti nelle pozzanghere. Inchiodate brusche e ripartenze come nella track one ‘Behavioral Therapy‘ tanto quanto la capacità di fare ambient senza essere invadenti (‘Playground) potrebbero essere i segni riconoscibili della musica dei Farglow.
DENSITA’ DI QUALITA’: ma è quando il ritmo accelera che ascoltare ‘Meteors Remotes’ diventa una gioia, come ‘Death‘ che richiama qualcosa dei pesaresi Montezuma, come ‘Talking about Beatles‘ che t’affera subito e non ti lascia per tutti i suoi cinque minuti, fino ai cori finali cantati tutti insieme, come ‘Super Red Carpet’ che è il brano più bello dell’album e il perché è immediato: emozione. Tutti i pezzi son suonati da manuale (vale ben una parola il pianoforte della conclusiva ‘Radio Ganymede‘ di cui è anche disponibile il video sul Tubo) ma il rischio è che le meteore dei Farglow rimangano troppo remote. Attraversando il tappeto rosso della traccia numero quattro invece la sensazione è del tutto opposta, il calore della canzone arriva diretto e l’unica cosa da fare è trattenerla, prima che scappi e ne rimanga solo la flebile fiammata in lontananza.
VELOCITA’: stop and go per quarantadue minuti
LA DICHIARAZIONE: “quattro veronesi alle prese con chitarre, bassi, batterie, synth e nessun microfono, quattro veronesi che hanno deciso di fare le cose con calma, di guardarsi dentro, di provare a sintetizzare un composto che voli alto come le meteore ma che, a suo modo, sia pop come un telecomando. Un composto che non sia il solito post-rock dilatato, ma che scali continuamente di marcia, che generi sensazioni discordanti, che abbia la bellezza fredda e indecifrabile di un parco giochi di provincia.” dal comunicato stampa di presentazione dell’album
UN ASSAGGIO ‘Super Red Carpet’
IL SITO: Facebook – Farglow

