Matt Waldon – Grow Up

GENERE: rock, americana, songwriting.

PROTAGONISTI: il veneto Matteo Baldon, in arte Matt Waldon. A questo disco hanno partecipato Kevin Salem (ex nuovo Dylan degli anni 90) e Chiara Giacobbe (violinista di fama all’interno del circuito roots italiano). Il resto della band è composto da: Carlo Toffano alla chitarra solista, Francesco De Negri al basso, Giampietro Viola alla batteria, Giordano Girotta a piano e hammond.

SEGNI PARTICOLARI: questo è il terzo album per Waldon, e la sua realizzazione è stata possibile anche grazie a una raccolta fondi tra i fan.

INGREDIENTI: nonostante si tratti di un progetto solista, questo disco ha chiaramente il suono di una band. Ci si muove, come in precedenza, sui territori cari al rock americano classico, con arrangiamenti sempre corposi e che cercano di sfruttare principalmente il dinamismo delle linee di chitarra elettrica, e in secondo piano le entrate e uscite di scena di hammond, piano e archi, per dare verve e varietà ai brani. Anche dal punto di vista vocale si punta a una certa versatilità, con un timbro ruvido e su tonalità medio basse per la maggior parte del tempo, che però diventa più pulito e cerca tonalità più alte in alcuni casi. Le melodie sono immediate ma il loro stile è in accordo con l’impianto musicale, quindi non si può certo parlare di rotondità in senso assoluto; i testi mettono insieme una serie di immagini tra realtà e desiderio di situazioni migliori.

DENSITÀ DI QUALITÀ: Waldon non si inventa niente, ma fa le cose con gusto, perizia e cuore. Le melodie sono tutte ben a fuoco e l’ampio ventaglio di sfumature sonore che caratterizza il disco lo rende un ascolto interessante e, in alcuni casi, accattivante. In definitiva, l’artista veneto riesce a rendere il proprio progetto sempre più valido e credibile a ogni uscita, nonostante non ci sia nulla di innovativo.

VELOCITÀ: media o medio bassa.

IL TESTO:So pick me up when I’m dreaming, let the fire burn right through. She thinks faith is a good thing, but paper moon it’s shinin’ on you” da Save Me.

LA DICHIARAZIONE:Da noi questo genere è e rimarrà un genere di nicchia, anche se negli ultimi anni, grazie anche all’innalzamento della qualità da parte degli artisti nostrani nell’interpretare questo genere di musica, i confini musicali tra Italia e America si sono di sicuro avvicinati. Le difficoltà da affrontare rimangono comunque tantissime, dall’autofinanziare la produzione di un disco al curare tutto l’aspetto pubblicitario, un sacco di investimenti che raramente vengono ripagati” da un’intervista del 2014 a ‘sweatybard’. Chissà se nel frattempo la situazione è cambiata…

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