Le Man Avec Les Lunettes – Plaskaplaskabombelibom

GENERE: synth-pop.

PROTAGONISTI: Alessandro Paderno (voce, chitarre), Fabio Benni (voce, piano, organo), Simone Gelmini (batteria), Ombretta Ghidini (voce, chitarre, synth), Giorgio Marcelli (basso), Daniela Savoldi (violoncello). Collaborano Francesca Amati (Comaneci, Amycanbe), Ilaria D’Angelis (A Toys Orchestra) e Alessandro Scagliarini (My Awesome Mixtape).

SEGNI PARTICOLARI: i bresciani Le Man Avec Les Lunettes hanno iniziato a suonare nel 2004 con una formazione di due elementi, Fabio e Alessandro, perdutamente innamorati tanto dei Beatles quanto dei nuovi fermenti indie-pop scandinavi e scozzesi. Forte di un’esperienza dal vivo già significativa che ha contribuito a farla entrare nel novero delle migliori realtà indipendenti di casa nostra, dopo la pubblicazione di svariati singoli, split ed EP (poi raccolti nella compilation ‘?’), la band ha notevolmente arricchito il suo organico e licenziato da poco quello che è il suo primo vero album.

INGREDIENTI: i punti di riferimento fondamentali per i Le Man Avec Les Lunettes non sembrano sostanzialmente cambiati rispetto agli esordi, presentandosi in un analogo ventaglio di influenze e rimandi che spaziano tra le sonorità sixties più colorate e l’attualità indie-pop europea, in un miscuglio di estrema gradevolezza che lascia appena intuire per sommi capi quelle che sono le linee di demarcazione tra questa e quella componente. Mantenendo come termine di paragone l’esiguo ma formidabile materiale sin qui pubblicato dai LMALL, appare tuttavia evidente come il peso specifico dei Kinks e dei Beatles più sobri (esemplari le vecchie ‘Sybil Vane‘, ‘Victorian Swimming Pool‘ e ‘Tennis System & Its Stars‘) si sia sensibilmente ridotto, a vantaggio di una vena ora più psichedelica, ora più in linea con la contemporaneità pop della scena indipendente italiana. Se la festosa e obliqua apertura di ‘The Happy Birth Of You And Me’, con il suo sfavillio di sonagli e le sue chitarre acidognole che impreziosiscono un’andatura ciondolante, si pone come più autorevole erede di ‘Aging Again’ nel seguire le tracce invitanti del beatlesiano ‘Magical Mystery Tour‘, molti dei pezzi successivi guardano ai maestri assoluti più per via indiretta, tradendo una sensibilità che è per molti versi affine a quella dei più affermati fratelli maggiori, Yuppie Flu e A Toys Orchestra (accessoria quanto curiosa coincidenza, a proposito, la partecipazione vocale di Ilaria in ‘Nothing Is Really Blue’). Dalle migliori leve dell’indie nazionale ai corrispettivi gruppi cardine in ambito statunitense, svedese o britannico, il passo è breve e quasi naturale: capita così di ritrovare anche solo per caso la chitarra catchy di ‘Crying At Teatime‘ degli Alfie (‘Apples’) o l’emotività e l’incanto un po’ tetri delle ninnananne dei Delgados (‘I Can’t Get Anything’, bellissima), con un’analoga scura dolcezza che solo la voce inquieta e meravigliosa di Francesca Amati può regalare. Più facilmente riconoscibile il marchio di fabbrica LMALL nella conclusione di ‘The Lunch Boy’, il brano più vicino a quanto fatto nel recente passato dai bresciani pure se contagiato dalla generale virata verso il synth pop brioso, autentica novità di questo ‘Plaskaplaskabombelibom.

DENSITA’ DI QUALITA’: rispetto alle prime uscite dei Le Man Avec Les Lunettes, le nuove canzoni possono vantare una qualità e una varietà di arrangiamenti sicuramente maggiori, presentandosi in un lavoro che è tanto curato quanto coerente, notevole nel soddisfare le intenzioni easy dei suoi autori ma senza rinunciare al gusto per il dettaglio e la citazione. Volendo trovare un difetto a quest’album potremmo rimarcare come in tanta accuratezza e in tanta incisiva disinvoltura pop si sia un po’ persa la magia che animava molte delle vecchie creazioni del gruppo, ingenue e nebbiose magari, eppure sempre irresistibilmente intriganti. Forse la scrittura del disco è stata un tantino precipitosa, forse sacrificata per privilegiare l’ambito formale e produttivo. Quel che è certo è che non mancano comunque gli episodi in cui il talento innegabile di questi ragazzi ha modo di affermarsi in agilità, lasciando ammirati per l’abilità nell’ideare canzoni che si fanno ricordare già al secondo ascolto: forte di una bella serie di refrain di miracolosa efficacia, ‘Plaskaplaskabombelibom‘ condivide con ‘Toast Masters’ il piacere della semplificazione e dell’immediatezza (‘A Summer Song’, ‘Se På Stjärnorna’), carpendo di tanto in tanto a ‘Technicolor Dreams‘ la suggestione del tocco, la melodia che funziona a dovere (‘The Biggest Way’, la naturalezza della fascinazione (‘Nothing Is Really Blue’). Quando il gioco raggiunge il punto di equilibrio perfetto si è al cospetto di una band in stato di grazia: capita con ‘A Summer Song’, gemma di invidiabile freschezza nonché brano più solare e accattivante del lotto, dove la varietà degli strumenti usati (perfino il banjo) non si traduce nell’inevitabile effetto-zavorra e il ritornello merita una coccarda di benemerenza. Non si può dire lo stesso per ‘Supermarket For Superman’, idea gradevole vanificata dall’uso sfrenato del synth e da uno svolgimento eccessivamente scarmigliato.

VELOCITA’: disco piacevolmente guizzante.

IL TESTO: “The voices come out from the up and down of the alcoholic whirl / They recognize the future where there is so much abhorrence”, da ‘Apples’.

LA DICHIARAZIONE: la migliore descrizione dei nuovi LMALL è contenuta nella Press Paper promozionale di ‘Plaskaplaskabombelibom’: “Progetto italiano attualmente composto da sei elementi che suonano un pop che è un poco da cameretta, un poco da party di rivista patinata ma soprattutto da cassettina per un viaggio nel nord Europa”.

IL SITO: ‘Lmall.it’ e ‘Myspace.com/occhialuto’.

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