Diraq – Fake Machine

GENERE: stoner, noise, rockPROTAGONISTI: Matteo Bruni (voce, chitarra, bouzouki, synth); Alessandro Di Loreto (basso); Edoardo Commodi (chitarre); Federico Sereni Lucarelli (batteria, elettronica); Lorenzo ‘Dek’ De Canonico (mixer).

SEGNI PARTICOLARI: disco d’esordio per questa formazione umbra che fa delle proprie influenze stoner e noise-rock la base portante di questo disco, ma non solo. I Diraq sanno essere originali con incursioni rock/blues e psichedeliche, impreziosite da ampie aperture melodiche.

INGREDIENTI: brani dal gusto malinconico e poetico, in cui le influenze dei gruppi amati dagli appartenenti alla band si fanno sentire in maniera piacevole durante tutto il disco. Band ben affiatata che cura i dettagli in maniera quasi maniacale. I testi in inglese, ad eccezione di ‘Vicolo Squallore‘, “oscillano tra la denuncia sociale e la psicologia umana, storie surreali unite a sentimenti di disagio, scherzi grotteschi di natura teatrale“.

DENSITA’ DI QUALITA’: il disco si apre con il suono pesante di ‘I Am a Ghost‘ in cui l’importante ritmica e i riff precisi scandiscono i tempi e tagliano l’atmosfera. L’apertura all’utilizzo dell’elettronica arricchisce questo pezzo caratterizzato da un finale veloce e deciso. ‘Bad Luck Over Odd Duck‘ (abbreviato in B.L.O.O.D.) per il cui lancio è stato realizzato un video, mantiene la batteria come elemento centrale del sound e assieme ad un basso in primo piano offre molti spunti che ne fanno un pezzo assolutamente caleidoscopico e da ascoltare con attenzione.

4 Frank‘ è un pezzo già noto. E’ infatti contenuto in Diraq (EP autoprodotto, Febbraio 2010). La sorpresa è il fatto che il pezzo è stato riarrangiato, il suono è più pulito, oltre ad avere uno spessore maggiore l’intera traccia rispetto alla versione originale. Ma, le sorprese non sono finite. Frank è un personaggio di fantasia usato per indicare una precisa categoria di persone. La dedica è per Anna Politkovskaya e per tutte quelle persone che credono in ciò che fanno senza esitazioni, fino alla fine e con grande passione. La scelta del nome “Frank” è piuttosto casuale e basata su parametri di natura tecnica. E’ un nome semplice e facilmente memorizzabile. Inoltre dal punto di vista metrico (e fonetico) è monosillabico. Essendo nata prima la linea melodica della voce, e poi il testo, quest’ultimo è stato inevitabilmente sottoposto a dei vincoli dettati dalla prima. Rispetto alla prima versione di ‘4Frank‘ è presente nella parte centrale del pezzo il celebre discorso che Winston Churchill pronunciò alla Camera dei Comuni britannica il 4 giugno 1940. Non è la prima volta che tale discorso viene inserito in una canzone. L’episodio più famoso, sempre restando in Gran Bretagna, lo si trova in ‘Aces High’ degli Iron Maiden. La curiosità è che anche in quella circostanza, il Churchill’s speech non era presente nella versione originale del 1984. Il significato che le due band danno a questo discorso è profondamente diverso. Il pezzo dei Maiden è ispirato alla Battaglia d’Inghilterra e il discorso di Churchill ne è il naturale completamento, mentre dei motivi che hanno portato a inserirlo nella canzone ‘4Frank‘ e del senso dato a tale testo dai Diraq si farà chiarezza nella dichiarazione che gli stessi protagonisti ci hanno fornito.

La traccia ‘Sybil‘ esprime perfettamente il concetto di versatilità musicale che contraddistingue i Diraq, omaggiando all’ascoltatore di sequenze scandite da ritmi che avanzano possenti, alternati da un ritornello smussato. Il riff ripetuto rende la canzone eterea e seducente. Il testo è particolarmente ispirato e importante. ‘Vicolo Squallore’ è l’unico brano in italiano presente. Spezzoni tratti da notizie di cronaca dei media si mischiano al ritorno deciso delle chitarre, mentre il cantato ripete in maniera angosciosa le due parole che danno il titolo alla traccia. ‘See Life through a Kaleidoscope‘ ha una atmosfera sognante e sfumata, la voce è ancora una volta incisiva, intensa e calibrata. ‘Leaves on Canvas‘, è un pezzo sui generis: la parte vocale diviene la voce narrante che accompagna in questo viaggio evocativo ed intenso. Si sfocia quasi nel prog-rock con la parte elettronica in grande spolvero. Dopo questa digressione, si torna alla carica con la devastante ‘Exegi Monumentum Aere Perennius?‘. In ‘My Mentor in Purgatory‘, torniamo su ritmi più lenti e atmosfere ipnotiche date dalle tastiere in evidenza. ‘Mr. Freight Train‘ è una cavalcata trascinante, veloce e irriverente con brevi intervalli in cui il testo “Mr. Freight Train is his proper name, since he’s always load“ viene ripetuto. La durata totale del pezzo è di appena 1′.42”. Davvero notevole.

VELOCITA’: 10 brani per 41 minuti vissuti fra suoni possenti e brani evocativi

IL TESTO: “She screams for pain in the trans-dimensional twirl. Try to escape, and resist, but she goes back to death of real life. She choose to starve herself, and not to breathe. The twirl tears her from the cuddle of a dream, and condenses her in a fragile bloody body“, da ‘Sybil‘.

LA DICHIARAZIONE: “il Churchill’s speech in 4Frank è un’idea nata durante le ultime battute di riarrangiamento del pezzo. Infatti nella prima versione non c’era neanche il riff che si può ascoltare sotto la voce di Churchill. Inoltre, sempre sotto la voce del vecchio Winston, sono stati registrati dei passi di marcia, che vanno a tempo come in una parata militare. Il motivo per cui ho accettato il rischio di citare un controverso leader della destra conservatrice inglese all’interno dell’apologia di una vittima illustre di quella che, di fatto, è una moderna forma di dittatura (sia militare che ideologica), è unicamente per il contenuto del discorso, soprattutto nel passaggio ‘we shall defend our island, whatever the cost may be’, inteso con il senso di “difenderemo le nostre idee, a qualunque costo”, che ribadisce il tema del credere con passione nelle proprie idee e in quello che facciamo… proprio come Anna Politkovskaya che ha pagato con la vita la sua passione e la sua dedizione alla verità , alla giustizia e alla libertà ” –  in esclusiva per Indie-Roccia.it.

UN ASSAGGIO ‘B.L.O.O.D.’

IL SITO: diraq.it

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