Pashmak – Desquamation
GENERE: progressive pop-rock
PROTAGONISTI: Damon Arabsolgar (voce, synth, piano, chitarra, basso), Giuliano Pascoe (basso, synth, chitarra), Stefano Fiori (chitarre), Martin Nicastro (violino, piano, synth), Stefano Grasso (batteria, percussioni)
SEGNI PARTICOLARI: mixato da Antonio Polidoro, ‘Desquamation’ è il secondo lavoro autoprodotto in studio dei milanesi Pashmak, registrato a un anno esatto dal debutto, ‘Magnetic Knife Strip’, presso il Blapstudio di Milano. Ha partecipato alle session di questo disco il trio d’archi composto da Virginia Sutera, Eleonora Umidon e Arianna Magna (violino, violino e viola) e il beatboxer Simone Peracchi.
INGREDIENTI: l’EP è un ponte di congiunzione tra il primo lavoro, votato all’indie-rock più canonico ed orecchiabile (ma non per questo scontato), e il futuro musicale della band, e mette in mostra tutta la reale statura artistica di questi musicisti tecnicamente preparatissimi. In questo disco sentiamo nuove sonorità e arrangiamenti più elaborati ed eterogenei, con frequenti incursioni nella musica orchestrale e nell’elettronica più trip-hop. C’è un po’ di tutto, dai chitarroni grunge in stile Soundgarden di ‘Adam‘, ai ritmi più easy e ballabili di ‘Waltz Of Cakes And Ale‘, passando per i sintetizzatori riverberati a-là Massive Attack di ‘Red Roses Jam‘ e gli arpeggi, decisamente beachboysiani di ‘You, Me And Everybody We Don’t Know‘.
DENSITA’ DI QUALITA’: il maggior pregio dei Pashmak è sicuramente quello di saper mescolare con sapienza e gusto sonorità differenti e, a tratti, distanti. Il tutto crea un sound unico, che non si può ricondurre a questo piuttosto che a quell’altro filone: i Pashmak suonano la musica dei Pashmak e stop. Questi ragazzi sanno il fatto loro e lo dimostrano: i quattro pezzi, della durata complessiva di circa 17 minuti, sono quattro autentiche perle per intensità di composizione e qualità di arrangiamenti. Le strutture dei brani sono complesse e approfondite, ma sanno evitare manierismi ed eccessi che potrebbero inficiarne la godibilità . E’ questo uno dei più grandi pregi di Desquamation: ogni pezzo è un caleidoscopio di colori e figure vive e pulsanti, dove musica e testo danno vita ad una narrazione che potremmo definire cinematica. La psichedelia crepuscolare di ‘Red Roses Jam‘ ne è un chiaro esempio, con le sue progressioni epiche, rese ancora più profonde dai sintetizzatori oscuri che turbano l’armonia generale, creando un atmosfera inquieta e destabilizzante, a metà tra canzone pop e colonna sonora, ricordando un po’ i Radiohead di ‘Ok Computer’ o i Massive Attack di ‘Mezzanine’. E poi c’è la sezione ritmica, vero fiore all’occhiello di questi ragazzi: precisa, curata e potente quanto basta. Il lavoro di Stefano Grasso dietro le pelli è veramente eccezionale e dona al disco un groove tutto suo (ascoltate ‘Adam‘ e la sua cattiveria in sei quarti) che ben si sposa con le architetture articolate e un po’ barocche di ‘Desquamation’, donandogli l’immediatezza che solo chi sa davvero scrivere musica riuscirebbe a dare a questi piccoli film sonori. Ultima postilla: la voce di Damon è maturata molto da ‘Magnetic Knife Strip’, acquisendo potenza e sicurezza; riesce a dare un’interpretazione convincente in ogni contesto, passando senza problemi dall’urlo più rabbioso al sussurro più dolce.
VELOCITA’: ‘Desquamation’ è breve, forse troppo breve, scivola via in meno di 20 minuti, ma merita di essere riascoltato con lentezza, affinché si possa assaporare appieno la qualità di questo lavoro straordinario.
IL TESTO: “Throwing away clouds / you showed me a huge black hole“ da ‘Red roses jam‘, rende appieno lo spirito di ‘Desquamation’: dietro a queste stupende melodie si nascondono giganteschi buchi neri.
LA DICHIARAZIONE: “Il nome, Pashmak (dal Farsi “come lana”), è quello di un dolce iraniano simile allo zucchero filato, composto, a seconda dei miti, da lacrime di formica, barba di vecchia o pelo di capra “ dalla descrizione del gruppo sulla pagina Facebook.
UN ASSAGGIO: Red Roses Jam
IL SITO: pashmak.it

