Del tempo, degli elementi – Zanna
C’è un equilibrio raro in Del tempo, degli elementi, qualcosa che sfugge alla definizione ma che si avverte a ogni ascolto: è la capacità di Zanna di toccare temi universali – il tempo, la memoria, la spiritualità – senza mai cadere nell’enfasi. Ogni brano è costruito con rispetto per il silenzio, per la pausa, per l’attesa. E forse è proprio qui la forza di questo album: nella capacità di dare spazio all’ascoltatore.
Il cantautore toscano compone con una sensibilità che ricorda quella dei grandi autori, ma senza mai cercare di imitarli. C’è in lui un’urgenza personale, un bisogno di esprimersi che non è mai narcisistico. “Alle mie corde” ne è l’esempio perfetto: una canzone che parla della creazione artistica come dono, non come strumento di affermazione.
In “Virgilio e Beatrice”, il riferimento letterario si fonde con il beat, creando un connubio inedito tra cultura e ritmo. “La svolta psichedelica” è una traccia caleidoscopica, ricca di suggestioni che vanno da Battiato alla filosofia esoterica. Ogni canzone ha un proprio tono, ma tutte contribuiscono a un disegno coerente, compatto.
Musicalmente, l’album è ricco ma mai ridondante. Le scelte elettroniche sono funzionali alla narrazione, non estetismi fini a sé stessi. La voce di Zanna è sempre credibile, anche nei passaggi più emotivi, e sa trasmettere una gamma di sfumature che pochi riescono a rendere con altrettanta naturalezza.
Del tempo, degli elementi è un disco che si prende il suo tempo, e forse proprio per questo riesce ad attraversare quello dell’ascoltatore. È un invito alla contemplazione, alla riflessione, ma anche al piacere dell’ascolto puro. Un lavoro necessario, in un momento storico che ha bisogno di arte che sappia parlare al cuore e alla mente.

