Dear Company – Scratches

Paesaggi desolati, dominati da un vuoto insostenibile e dal lento sgretolarsi di ciò che rimane. Terreni inospitali e freddi, incapaci di accogliere e custodire la vita. Questa è l’estetica evocata da “Scratches”, il nuovo EP dei Dear Company; un viaggio suddiviso in 6 tracce, capace di ampliare i suoi orizzonti musicali ed emotivi fino a renderli potenzialmente sconfinati. Graffiante fin dal titolo, il disco trova le sue fondamenta sonore in una sovrapposizione fra post-rock, incursioni elettroniche e sperimentazioni ambient. Evidentemente debitore ad un approccio internazionale (non solo nella sua lingua), il progetto si configura come un vero e proprio viaggio attraverso panorami desertici, man mano riempiti da pensieri, storie e spiriti effimeri. La tracklist risulta inoltre organizzata secondo un’alternanza fra brani cantati ed episodi totalmente strumentali; se è vero che le strumentali si dimostrano perfette anche nella loro possibilità di incastrarsi perfettamente con la voce, questa suddivisione crea due filoni distinti all’interno dell’ascolto. I testi rappresentano infatti un possibile spiraglio di umanità all’interno di un’atmosfera dark e a tratti violenta; ecco allora apparire degli elementi onirici (“An ode to”), narrativi (“Wonderboy”) e riflessivi (“Storm, black”). Seppur sommersi da un’oscurità imperante, dunque, gli ideali abitanti di queste terre trovano nel valore stesso dell’esistenza una possibilità di riscatto; la componente testuale dona dunque all’EP una flebile nota di positività. Gli episodi strumentali diventano invece il terreno perfetto dove provare a far germogliare alcune sperimentazioni sonore; si passa infatti dalle melodie orchestrali di “Introduzione” alle contaminazioni folk di “Beyond”, fino ad approdare al rock di “Elevazione”. Due metodi di osservazione ed elaborazione differenti, dunque, ma che finiscono per completarsi vicendevolmente restituendo all’ascoltatore un prodotto profondo e valido, capace di emozionare e stuzzicare l’immaginazione.

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