Colombo – Nodi
Nodi è il disco più personale e autobiografico di Colombo, alias Alberto Travanini. Dopo anni passati a scrivere e cantare in inglese, lingua che gli permetteva di filtrare e mascherare emozioni, l’approdo all’italiano è una dichiarazione d’intenti: parlare a volto scoperto, accettando la fragilità come parte integrante dell’espressione artistica.
La voce di Colombo, intensa e malinconica, rimanda a Jeff Buckley, ma trasportata in un contesto contemporaneo in cui convivono i social, il poliamore, l’affitto a Milano e le fragilità di una generazione costretta a fare i conti con precarietà emotiva ed economica. Musicalmente, Nodi è un intreccio di radici classiche (frutto della formazione pianistica di Alberto) e produzioni moderne che guardano tanto alla scena internazionale quanto a suggestioni italiane. Si percepiscono i riverberi atmosferici di James Blake, la sensibilità vocale di Sampha, l’uso emotivo dell’elettronica di Bon Iver, ma anche una cura melodica e testuale che richiama il cantautorato nostrano più raffinato, da Battiato a Dente, senza mai scivolare nell’imitazione.
I sei brani, brevi ma incisivi, sono piccole istantanee emotive: la riflessione sulla mascolinità (Uomini forti), il desiderio come forza vitale (Libido), le relazioni non convenzionali (Arancio), le crepe nei rapporti (Unisono), la perdita (K) e il bisogno di trovare un centro in mezzo alla tempesta (Lucido). Ogni canzone è un “nodo” da affrontare — da sciogliere, stringere o imparare a portare con sé.
In Nodi la vulnerabilità diventa materia sonora. Colombo costruisce un pop d’autore sofisticato ma accessibile, capace di accogliere influenze diverse senza perdere coerenza. È un ritratto generazionale, dove la delicatezza convive con la forza e dove l’onestà emotiva si unisce a una scrittura musicale che resta sospesa tra intimismo e respiro internazionale.
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