Cesare Basile – Cesare Basile

GENERE: Songwriting, Folk

PROTAGONISTI: Cesare Basile

SEGNI PARTICOLARI: Semplicemente il più grande cantautore italiano in attività .

INGREDIENTI: Basile riesce a essere esotico e tradizionale, spumeggiante e sacro. E’ senza dubbio il cantautore più attento alle capacità evocative degli arrangiamenti e delle note. Tradizione, rumore, elettronica e classicità riescono sempre, non si scherza, proprio sempre a sostenere la voce e le parole senza mai invaderne il campo. Mai. Basile è immenso e non possiamo definirlo un orgoglio locale. E’ il meglio che ci sia in una scena italiana che spesso si presenta strizzandoti l’occhio e mai porgendoti la mano. Uno dei motivo per cui riesco a godermi capolavori come ‘Crêuza de mä’ o ‘Ardecore’ è che avverti la potenza del dialetto o della parlata, anche se capita di non afferrare qualcosa. Ecco, vorrei ascoltando Basile cantare in dialetto, non essere siciliano. Vorrei pescare nel fondale il senso delle cose che noi parlanti riusciamo ad acchiappare superficialmente.

DENSITA’ DI QUALITA’: ‘Introduzione e sfida‘ è proprio questo, qualche minuto di Fahey e poi una marcia che ci porta dentro un saloon siciliano. Introduzione è sfida, si potrebbe dire. ‘Parangelia‘ è una vera e propria hit, un po’ Eeels, un po’ il Beck di ‘Gamma Ray’. Sovrapposizioni etniche ed elettroniche con il ritmo incerto di Waits e il monotono andare di Basile, che più che essere una cantilena è un marchio di fabbrica. ‘Canzuni addinucchiata‘ e ‘Nunzio e la libertà ‘ sono dei corti in cui i Calexico e Morricone duellano su uno sfondo di muri a secco. In ‘Marilitta carni‘ la voce nasale ci distrae dallo sfondo più astratto del disco; una chitarra disturbata continuamente da una sala prove vicina: è un po’ come camminare per una di quelle strettissime vie che ti costringono a sentire quello che succede all’interno delle case. Principio riproposto dai fiati nella TomwaitsianaMinni spartuti‘. ‘L’orvu‘ è il capolavoro: siamo persi in una di quelle viuzze e quando Basile tace, il casino entra nelle orecchie alla maniera delle grandi band industrial. Questo è un pezzo sulla cecità , qualsiasi sia l’accezione del termine non c’è pezzo più ambient per quello che è il mondo di un uomo senza prospettive. ‘Caminanti‘ invece è l’esatto opposto, Basile citofona dall’altro mondo su note ricercatamente toccanti.

Nel secondo disco, disponibile solo nella versione vinile troviamo reinterpretazioni acustiche di brani già editi. Più che togliere, in questa raccolta si dà nuova dignità al silenzio. ‘A tutte ho chiesto‘ è un esempio di quanto può andare in alto la sua composizione; una sorta di Bo Diddley caduto in rovina. Spesso come in ‘Dite al corvo‘ o ‘Maria nella bottega del falegname‘ c’è come un tormento, un corvo che ci mangia il fegato per l’eternità .

VELOCITA’: vi è mai capitato di perdervi? Quanto veloce passava il tempo?

IL TESTO: “Iu vaju ciccannu u cori de paroli/ e sentu sulu sgruscio di cianciani/ chiacchiri arricugghiemu e no paroli/ ca di sti chiacchiri semu patruni.“. Io cerco il cuore delle parole, ma quel che sento è solo scampanellare, raccogliamo chiacchiere e non parole perché quel rumore siamo noi a governare. Da “L’orvu“.

LA DICHIARAZIONE: “Scendiamo in strada e riprendiamoci quello che ci appartiene già “ durante un live a Ragusa.

UN ASSAGGIO: ‘Parangelia’

IL SITO: facebook.com/CesareBasile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *