Artemoltobuffa-Las Vegas Nel Bosco
GENERE: cantautorato indie.
PROTAGONISTI: Alberto Muffato (voci, chitarra elettrica e acustica, tastiere), che si serve della collaborazione di Fabio De Min (basso, tastiere, chitarra elettrica e acustica, cori, percussioni), Massimiliano Bredariol (batteria, chitarra elettrica), Emiliano Pasquazzo (basso), Mario Pigozzo Favero (chitarra elettrica, voce).
SEGNI PARTICOLARI: Artemoltobuffa è l’anagramma di Alberto Muffato e contemporaneamente non avrebbe potuto essere un nome d’arte migliore, per l’eccentricità dall’aspetto semplice e canzonatorio con cui vengono trasformati in canzone pensieri mai così seri. Dopo i primi due lavori con questo progetto, «Stanotte/stamattina» (2004) e «L’aria misteriosa» (2007), entrambi prodotti da Fabio De Min (Non voglio che Clara), il cantautore veneziano dopo ben sette anni affronta una prova importante. Il lavoro, uscito il 9 Giugno, è stato preceduto dall’EP «Abecedario delle cose perse», che ne ha anticipato alcuni contenuti, e vede ancora la preziosa produzione di Fabio De Min sotto l’etichetta «lavorarestanca». Al disco partecipano numerosi musicisti, tra cui Mario Pigozzo Favero (Valentina Dorme), che canta nel brano ‘I Testoni‘.
INGREDIENTI: cantautorato. Nudo, puro e semplice cantautorato. A volte questa parola fa intuire tutto ancora prima di ascoltare. Ogni cantautore infatti corre il rischio di avere modalità espressive che possono risentire delle mode del momento. Ne vengono spesso fuori delle vere e proprie correnti che possono limitare l’originalità della produzione senza nulla togliere per forza alla qualità . Con Artemoltobuffa scordatevi questo rischio. «Las Vegas nel bosco» ha già un titolo visionario, espressione pura di uno stile che pesca le proprie immagini in una mente che osserva in maniera saggia servendosi di occhi da bambino, stile che ha mantenuto una dignitosa continuità negli anni. Se musicalmente infatti andiamo vicino ai territori dei Perturbazione meno recenti con in più qualche eco lo-fi che non guasta mai, i testi hanno la forza di impressioni semplici e quotidiane eppure accostate con invidiabile maestria, fattore che senza andare a cercare troppo lontano, si trova forse solo nel miglior Samuele Bersani, con molti meno echi sociali. E così ci si trova immersi in paesaggi dal retrogusto pop/folk con una pacata voce narrante che sa precisamente su cosa soffermarsi per far vivere i propri pezzi.
DENSITA’ DI QUALITA’: «Le cose perfette non ci portano fortuna/ dobbiamo metterci pazienza e rovinarle ad una ad una». Così si concludeva uno dei pezzi più riusciti del precedente «L’aria misteriosa» e forse nessun verso è più azzeccato per descrivere proprio lo stile di questo cantautore. Viene infatti da pensare all’imperfezione dei pensieri che caratterizzano ognuno di noi nel vivere i momenti. Non c’è un distacco tra chi racconta e chi ascolta. Il testo sembra sempre semplice, alla portata di tutti, come il colpo di classe di un campione eseguito con una fluidità tale da farlo sembrare una cosa facile. L’imperfezione, in questo senso. Quella apparente, quella maestria che sembra non avere un distacco dal possibile. Eppure riascoltando «Las Vegas nel bosco» non c’è un solo momento in cui non vi capiterà di pensare che avreste voluto pensarci voi. Per alcuni pezzi come ‘Fiori d’ombra‘, canzone interamente dedicata al rapporto tra un uomo e la sua ombra, questa è la riflessione più giusta. E lo è per la title-track ‘Las Vegas nel bosco‘, che porta con sé ricordi e speranze di un’estate tra descrizioni paesaggistiche e sottofondi elettronici di vecchi videogiochi. E se a sua volta ‘Il bello delle onde ‘ riesce a far perdere il confine tra la descrizione e la metafora, quest’ultima è espressa con una sola parola in ‘Sentimento scaligero‘, che l’autore ci tiene a precisare che non ha niente a che fare con Verona o Milano, e che in effetti parla semplicemente d’amore a suo modo. Ed Alberto Muffato è sempre lì a ricordarci che semplice non è per forza il contrario di complesso; che in fondo la complessità è piena di cose semplici, che basta combinarle. ‘Fino a Lunedì‘ ricalca perfettamente questa dicotomia nel parlare di un amore pieno di scene quotidiane e tanta malinconia. Ma dopotutto ‘Mettere in fila parole non è così facile‘, si afferma in ‘Tenere assieme‘, un flusso di coscienza sotto molti aspetti. E gli si deve credere quando si ascolta ‘I terrapieni, ballata che sembra presa e adattata direttamente da qualche brano letterario e fa prendere vita i suoi personaggi . La stessa finezza e ricercatezza la ritroveremo ne ‘Il crepuscolo‘, che il cantautore fa propria pur essendo una cover dei Red House Painters (‘Grace Cathedral Park‘), con cui di certo non è facile misurarsi. «Las Vegas nel bosco» dunque ha la potenza narrativa dei libri ben scritti, la sincerità dei pensieri umani, la classe dichi ha qualcosa in più e dosa le sue doti a piacimento. La semplicità che risiede negli occhi e non nella mente, nella penna e non nelle idee. E riesce sempre a stupire l’attenzione al dettaglio, la rivalutazione di parti di realtà che sembrano così naturali quando le sentiamo cantate, ma a cui probabilmente nessuno avrebbe mai pensato. Prendano spunto i contemporanei: Artemoltobuffa ha molte cose da dire e sa benissimo come dirle.
VELOCITA’: Undici brani cauti e leggeri cullano gli ascoltatori tra storie e paesaggi nuovi.
IL TESTO: ‘Ma trovare un nome non è tanto facile/ non è tanto semplice/ trovare un nome alle cose può darti dolore/ avvicinarti a qualcosa o portarti a mollare/aiutarti a capire che tenere assieme le cose non è così facile/ non è così semplice‘ da ‘Tenere assieme‘.
LA DICHIARAZIONE: ‘Quando scrivevo le prime canzoni, anni fa, pensavo che la ricercatezza letteraria fosse un presupposto necessario alla scrittura. Col tempo mi sono convinto invece che la forma-canzone necessiti di una sorta di «sprezzatura», che cioè sia da affrontare un lavoro faticoso, che serve paradossalmente a rendere le cose evidenti.‘ da un intervista a losthighways.it
UN ASSAGGIO: ‘ Il bello delle onde’
IL SITO: facebook.it/artemoltobuffapage

