Roccia Ruvida: i Black Whale

Sono campani, sono ragazzi, hanno nel sangue la maschera e quel pregio altissimo di saper stare al gioco e lo dimostrano ampiamente con risposte assai intelligenti. Li ho sfidati banalmente su un terreno banale: la tecnologia. “Spaceship” è l’esordio ufficiale dei Black Whale che tanto punta la sua missione a quell’estremo rapporto che esiste tra macchina e umanità, tra l’allegoria ricerca di verità e quel sottilissimo schiavismo nei confronti di un futuro sempre più automatizzato. Come accade al Cyborg protagonista del bel video e del concept di “Machine”. Il rock di stampo inglese intriso di belle dinamiche e gustose soluzioni elettroniche. Il resto e vita che scorre da qui al futuro prossimo…

Il rock, anche se “spaziale” (spero arrivi il lato allegorico di questa parola), però sempre attinge al passato. Non avete forza di novità o vi basta aggiungere dei suoni digitali per farlo sembrare innovativo?

Attingere dal passato è inevitabile se provi la strada della musica “suonata”. Le fonti di ispirazione che vengono dal passato le viviamo come un trampolino di lancio per guardare avanti. Il futuro, per quanto lontano possa sembrare, è fatto di tanti tasselli che costruiscono una strada dal passato ad oggi: se in questo senso ci guardiamo indietro, siamo finiti in una linea temporale coerente con il genere che amiamo suonare.

Siamo tutti contro la tecnologia che in qualche modo (in visioni assai più estreme) andrà a sostituire l’uomo. E qui cade a fagiolo il vostro concept: ma alla fine tutti condanniamo ma tutti usiamo la tecnologia. Non sembra un controsenso?

Crediamo molto che la tecnologia possa essere d’aiuto per evitare gli errori fatti in passato. Siamo i primi ad utilizzarla anche per accelerare le produzioni e ne siamo felici. Ne condanniamo il cattivo utilizzo, questo è certo, ed è una cosa che non cambierà mai, lo sottoscriviamo.

La figura del video in animazione di “Machine”, un cyborg, è una persona distrutta dagli eventi che vuole dimenticare la sua identità. Davanti alla sofferenza la tecnologia vince perché è effettivamente il rimedio più veloce. Come l’utilizzo spasmodico dei social e la corso alla celebrità per sentirsi socialmente approvati

E poi alla fine finiamo su Spotify e ci lamentiamo che i dischi non vendono… ma se siete voi i primi a regalarlo?!?!?!

Esatto, siamo su Spotify, ma non ci lamentiamo. Trovare delle persone, label, che investano in una produzione analogica come la stampa di 100 copie in vinile (che tra l’altro oggi costa uno sproposito) è davvero una mission impossible degna del migliore Tom Cruise. Tra l’altro, essendo spariti i servizi di booking e con la chiusura di una miriade di club che amavano la musica emergente, stampare anche i CD è quasi inutile. Questa situazione ci ha portati alla distribuzione digitale. È un inizio, in futuro speriamo davvero di toccare con mano il nostro lavoro.

Un disco ben suonato, va detto… eppure oggi ci sono dischi mal suonati? Ho paura che non sia più così… che la tecnologia aiuti anche in questo?

Grazie, siamo felici della tua affermazione! Ci siamo impegnati molto durante il periodo della pandemia a riarrangiare i pezzi diverse volte fin quando non trovavamo una forma che ci ha convinti definitivamente. Se non avessimo avuto la tecnologia per lavorare a distanza, sarebbe stato impossibile concludere il primo EP. Prendiamoci il buono delle cose quando c’è, perché in questo progetto di elettronico ci sono solo i synth! Amiamo la musica suonata e non potremmo fare altrimenti. Dischi mal suonati? Se vuoi ti inviamo qualche link 😜

E per chiudere come sempre abbassiamo l’ascia di guerra, anzi grazie per esservi prestati al gioco delle nostre domande. Però “Spaceship” per davvero suona bene e in qualche modo torna a farci capire quanto bello è il suono suonato. Ed io prima di tutto punterei il dito qui più che sul concept in bilico tra spazio e terra. Quanto spazio date alla verità del suono e quanto invece godete di un risultato che in un tempo senza macchine non avreste potuto raggiungere? E qui il vero dilemma… qui la vera separazione tra uomo e macchina…

Siamo campani, il gioco ce l’abbiamo nel sangue, nessun problema. Quella voglia irrefrenabile di essere pronti alla battuta non ci abbandona mai. È stato un piacere rispondere alle tue domande.

Ci piacerebbe continuare a viaggiare nello spazio ed approdare anche sulla Terra, perché no! La verità del suono avrà sempre la priorità e allo stesso tempo non possiamo fare a meno di essere felici di aver auto-prodotto il nostro primo EP con l’aiuto delle macchine. Per non farsi divorare dalla tecnologia basta avere le idee chiare su cosa si vuole suonare e sui propri desideri di produzione.

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