Roccia Ruvida: Eugenio Balzani

Sinceramente mi sarei atteso una critica più aspra invece di soluzioni accomodanti. Un disco come il suo porta con se il sangue acerbo di chi sa come criticare con intelligenza e anche ironia la realtà che ci circonda. Siamo tutti dentro un luna park fatto da pazzi… dunque perché risposte così politicamente corrette? E non posso mai essere d’accordo: nel passato, dall’elettronica alla contestazione di piazza, avevano come filo conduttore la fisicità dell’uomo. L’elettronica non era digitale ma figlia di una cavetteria quasi ingegneristica. E così fino all’avvento dei computer… e non sono 40 gli anni amico Balzani… ma molti di meno. E poi Spotify, e poi i social: siamo sicuri che il tutto alla fine non costituisca un banale e omologato rumore di fondo? Ed essere vintage come si sposta poi con le nuove tecnologie? Beh insomma… mi sarei atteso risposte decisamente più accorate che questo perbenismo “politico”. “No grazie, non mi interessa”, parole di G. Gaber.

Di certo resta che “ItaliòPolis”, amici di Indie Roccia, è un disco – e su questo mi trova d’accordo – vero: e noi lo sottolineiamo con estremo piacere.

Di sicuro penso alla nuova scena e penso a quelli come voi che mettono le mani avanti e dichiarano di far musica per “vecchi”, vintage in qualche modo. Come a dire che non siete capaci di parlare la lingua moderna?

Io scrivo canzoni, il “ vintage” è solo un colore che ho voluto dare al disco e alle parole che ho scritto. La lingua ”moderna” che si parla oggi, se faccio riferimento alla gran parte delle cose che ascolto attraverso le radio, è un bignami di verbi e vocaboli che si ripetono, sempre uguali. “No grazie, non mi interessa”, parole di G. Gaber.

E il non saperla parlare, far sempre musica come accadeva negli anni ’70 e ’80, significa anche disdegnare il presente delle nuove tecnologie? Insomma, suonare le corde di uno strumento è ben altra cosa che premere i tasti di un computer?

La musica si fa con gli strumenti, fondamentalmente, anche se la tecnologia apre, da oltre 40 anni, un mondo parallelo di suoni e di possibilità espressive. Penso soprattutto ai gruppi tecno tedeschi degli anni 80′.

Tantissima critica verso la società. I primi a criticare siete voi artisti… ma poi non cambia niente. Non è che invece di criticare (cosa assai più comoda e veloce) sia doveroso scendere in piazza con la propria voce?

Questa si che è una domanda vintage, bisognerebbe farla a mr. John Lennon, che per primo a messo la musica al centro della vita sociale, influenzandola con le sue scelte e disegnando una nuova idea di convivenza e di relazioni interpersonali, poi è finita come tutti sanno. Oggi la strada e la piazza sono state sostituite da un mondo social che influenza le scelte e le tendenze di milioni di persone, contemporaneamente, in tutto il mondo e credo che non si tornerà indietro fino a quando tutto questo esploderà, come una bomba.

Fai musica vintage però poi ci vuoi andare su Spotify… non sembra un controsenso?

Andare su Spotify o su altre piattaforme è semplicemente la possibilità di fare sentire il proprio lavoro e di lasciare una traccia si sè, tutto qua.

Come sempre chiudiamo abbassando l’ascia di guerra. Anzi, grazie sempre alla vostra collaborazione, queste domande volutamente pungenti riescono sempre a tirar fuori punti di vista diversi. “ItaliòPolis” è un disco ampio, largo invece che lungo tanto per citare la filosofia di De Crescenzo. Nel disco c’è spazio perché le cose accadano. Eppure si scontra con un tempo verticale. L’attenzione delle persone decade… e tu da maestro, alle nuove generazioni, cosa insegni? Quale di queste canzoni faresti ascoltare…? E perché…? “ItaliòPolis”, è un disco vero, nel senso che esprime una reale desiderio espressivo, di cui forse nessuno sentiva la necessità e che non cambierà nulla, come è giusto che sia, ma per me è la mia voce e il mio modo e mondo di dire la mia per quella che è stata la mia vita fino ad ora e per le cose che ogni giorno vivo. Se raccontate una storia, fate si che sia vera, autentica, l’unica cosa che vi distingue alla fine della fiera è la vostra voce e il vostro sentire. In un mondo che vive spesso di mistificazioni e falsi valori, siate una particella che vibra libera, il resto arriverà, magari lentamente, ma arriverà, siatene certi.

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