Roccia Ruvida: ANCE

Incontriamo ANCE, Andrea Lovito all’anagrafe, cantautore toscano e ve lo dico subito: dopo l’ascolto di un disco come “Ergonomia Domestica”, avrei scommesso la casa nel vedermi tornare indietro risposte che non consentono replica per quanto vere, oneste e mature. Cantautore di medio corso dicevamo, non lungo, ne breve, certamente lontano dall’essere un emergente, lui che come tanti, purtroppo, resta nell’ombra nonostante la forza di grandi canzoni e la pulizia di belle maturità coltivate negli anni, tra cultura personale e scritture inedite mai scoppia sotto la luce dei grandi riflettori. Ma se pensiamo che Il Club Tenco in questi giorni ha detto che Ditonellapiaga e Marracash hanno realizzato dischi meritevoli di menzione assoluta come le migliori opere dell’anno per quel che riguarda la canzone d’autore italiana. Detto questo, capiamo bene perché anche il semplice giardino di ANCE, nel suo piccolo, resta in ombra. “Ergonomia Domestica” è disponibile solo in vinile o in digitale acquistabile dal suo bandcamp e… cos’altro dire? Dico solo che artisti più pettinati non hanno saputo capire ne le domande ne il senso di questo banalissimo gioco che chiamiamo Roccia Ruvida. Direi che dunque, quanto segue sia meritevole di riflessione. E poi amico ANCE, non vorrei che dopo 5 dischi, giunto a 42 anni e 2 figli, il fatto di non aver successo diventi un lasciapassare per adagiarsi sugli allori dell’insuccesso… sempre combattere, anche quando resta accesa la televisione per mettere in mostra il successo (quello vero) dell’uomo sapiens…

Innanzitutto l’ironia. ANCE ci gioca molto o almeno sembra. “Anche se” il disco poi alla fine tutto è tranne che ironico. Come a dire: rompo il ghiaccio provando a fare il simpatico? Tanto oltre chi ci va… almeno magari una risata ci è uscita…

Proprio così, metto in vetrina i pezzi più divertenti e lascio le introspezioni all’ombra di sorrisi apparentemente leggeri e superficiali.

Tanti stili classici dentro un tempo di ostentata ricerca. Anche qui, come a dire che tu non hai bisogno di sfoggiare chissà quale nuova tendenza? Giochiamo questo solito cliché per non dire che fare ricerca sia decisamente più difficile e scomodo e anche impegnativo? Meglio usare i format preconfezionati… quelli si che funzionano… vero?

Il cliché batteria basso chitarra tastiere è alla base della musica moderna. L’uso di strumenti etnici o inusuali sono sempre stati usati nei miei lavori precedenti. Ma in questo disco non ne sentivo la necessità. Se fossi andato a cercare suoni lontani da ciò che mi è familiare, visti i testi così personali, avrei rischiato di non dare il giusto risalto alle parole e di “sporcare” troppo e perdermi negli anni 80 come tenta di fare qualcuno pensando di portare aria di novità… Cercare di strizzare l’occhio alla viralità potrebbe mandarmi fuori strada dai miei intenti. Devo aver chiaro a quali aspetti dare importanza nella musica che faccio. Ho sempre cercato nel pop un’area più autentica, spruzzando strumenti etnici o inusuali e rendendolo indipendente e genuino nel suo piccolo. Qualcuno l’ha chiamato “zabaione sound”. Questa volta mettendo le mie canzoni nelle mani di un produttore artistico l’album si è vestito di un elegante abito da sera, senza fronzoli. Risulta vecchio? Ma vecchio bello o vecchio brutto?

https://ance3.bandcamp.com/album/ergonomia-domestica

NO SPOTIFY. Bravo. Qui hai vinto. E ora che nessuno può ascoltar il disco? Ti mangi le mani e cerchi vie di fuga altrettanto efficaci?

Il disco in digitale è acquistabile sul sito ance3.bandcamp.com

Lo streaming gratuito non è una logica che apprezzo, ho lasciato mettere solo i singoli per non ostracizzarmi del tutto e svelo in primis il mio lato ironico, che presumo sia quello che l’ascoltatore medio di playlist random possa preferire. Ma se devo sperare che lo streaming mi cambierà la vita pubblicando tutto subito, mi faccio solo l’ennesimo castello in aria e svalorizzo l’impegno preso con me stesso. Oltre a pubblicare i brani dovrei, tramite logiche di digital marketing, inserirli in playlist di certi giri, facendo ulteriori investimenti che potrei fare se e quando voglio anche più avanti. Ma il mio obiettivo prefissato era solo vendere i miei 300 vinili e solo poi, a conti i fatti, donarli al mondo tramite questi pescecani dello streaming.

Arriveranno però i vinili… e qui a suon di morali facili sposiamo le mode del momento che paradossalmente guardano al vinile. E che ci facciamo dei vinili se tutto il mondo sta sui telefonini? Fare musica per chi?

Al sesto album mi sono voluto fare il regalo del solo vinile, dopo un piccolo sondaggio fatto in giro e dopo aver pubblicato finora in CD. Mi ha fregato il ritardo di tre mesi della consegna (mi hanno confermato per fine luglio). Fortuna che la Radici una volta saputo del ritardo (solo 4 giorni prima dell’uscita) è corsa ai ripari stampando autonomamente in fretta 50 CD che sono esauriti subito. Sto portando in giro l’album e lo promuovo tramite il download da bandcamp. Dal sito costa 8€ ed ai concerti vendo i codici download a 5€. Mi dispiace solo aver trovato diverse serate per l’estate senza poter vendere il vinile, spero in autunno ed inverno di trovarne altrettante. La prendo con filosofia prendendomi tutto il tempo e l’impegno che ci vuole per esaurire le 300 copie in arrivo ( comunque alcune decine sono già state acquistate durante la campagna di crowdfunding). D’altronde un disco è la scusa migliore per suonare nei locali i propri brani.

E mentre tutto il mondo si inventa qualcosa per restare a galla, quelli come te ancora sfogliano le pagine della canzone d’autore classica. Un linguaggio ormai morto… quasi sepolto… ci sarà un motivo del perché De Gregori non fa dischi da anni… il tuo senso dove lo trovi? E non rispondiamoci frasi del tipo “se almeno una persona sola mi ascolta allora io sono felice…” :)))

Innanzitutto De Gregori ha 30 anni più di me, di registrare basso batteria chitarra voce e piano non l’ha inventato lui e quello che aveva da dire l’ha detto.

Io non mi ero detto “voglio fare un disco”, mi è venuto spontaneamente di scrivere pezzi dal 2014, rendendomi conto che ero monotematico e legato ad un delicato decennio di nascite e traslochi. Quando mi sono detto “guarda che ora ho brani sufficienti per farci un disco concept”, invece che tenerlo in un cassetto o trovare la forza di autoprodurlo da solo come sempre avevo fatto, questa volta ho cercato un produttore artistico e tutte le strade mi portavano da Gianfilippo Boni. Un’umanità tangibile, professionale e a servizio delle parole.

E poi non credo che la canzone d’autore sia morta e sepolta. È il suono artigiano che si vuole seppellire dalle produzioni, tutto deve essere ammiccante ai gironi infernali del pop, il tormentone dell’estate, la canzone natalizia, la dichiarazione d’amore.

Faccio due esempi: Margherita Vicario che si fa produrre da artisti legati alla scena trap e rap, ma poi va in giro a fare i live con l’orchestra etnica.

Fulminacci scrive delle buone canzoni a mio parere anche senza il necessario uso di elettronica. Il suo suono sembra quasi forzato e voluto da qualcun altro.

Quindi sono contento della mia scelta di suono “suonato”.

Per chiudere, come sempre abbassiamo l’ascia di guerra. E anzi grazie per esser stato al gioco. “Ergonomia domestica” è un disco “antico” nei modi, di suoni suonati, di un mestiere artigiano. E così l’hai voluto sin dalle prime note. Significa tanto per la musica e per il mestiere della musica. Però è anche vero che tanto di questo ormai, a torto o ragione, sta cambiando radicalmente di forma. “L’uomo non è sapiens”… ma come te lo spieghi? Come te la spieghi questa continua testimonianza di paradossi che vivono in totale normalità? Come dice Bennato: se non sei nella rete, non sei. Come reagisci a tutto questo tu che non sei nella rete?

Ci sono, e faccio solo capolino. Rimango divulgatore di un suono legato ad un tempo passato e il musicista da 50 anni sta a cercare l’innovazione e guarda dove siamo finiti. Quelli che dovrebbero rinnovare stanno facendo un altro mestiere. Tu dici che ho preso da De Gregori che ha preso da Dylan che ha preso da Woody Guthrie (che al mercato mio padre compró…). E sempre lì stiamo. E questo è. Si vince facile, e si perde lo stesso. La dico tutta: temo la popolarità… “anche se” sogno una piccola vera tournée, inconsciamente cerco di puntare “alto” senza andare “troppo alto”. Il problema è che per forza dobbiamo puntare “troppo alto” per ottenere, forse e se hai culo il raggiungimento di un “altino”, non senza avidi compromessi. Ma credo che a 42 anni, due figli e cinque album senza mai avere “sfondato” davvero, mi possa concedere il lusso di fare un album in cui credo senza necessariamente andare a cercare la nazional-popolarità.

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