Roccia Ruvida: Alcunelacune

Beh devo dire che pescando questa frase (tenendo poi a mente il contesto dentro cui è stata collocata) impazzisco di rabbia (romantica e amorevole sia chiaro): “Parli di omologazione… è la solita storia: è l’intero sistema ad essere malato, ma ci siamo dentro”. Amico Ricci… amici tutti… siamo noi gli artefici della vita, non i politici, non il sistema, non le leggi (che noi abbiamo scelto e generato). Siamo noi. E queste frasi remissive mi arrivano come una resa incondizionata, pigra (anzi vigliacca) buona solo a dare la colpa a qualcuno di impersonale, il sistema appunto, che non puoi combattere e non puoi sconfiggere. No. Non ci sto. Siamo noi la causa e la rinascita. Siamo noi il problema e siamo anche la soluzione. Ed è sempre tempo di rivoluzione… solo che scendere in piazza oltre che scomodo è anche pericoloso. Anche perché devo ammetterlo: a leggerlo sotto questa chiava “rivoluzionaria” o meglio provocatoria, il nuovo disco di Alcunelacune mi è piaciuto assai. Andrea Ricci all’anagrafe, artista contaminato e contaminatore, lui che alle forme restituisce libertà e sregolatezza ma sempre senza eccedere e senza strafare. Da lui non mi aspetto una resa al sistema… o forse ha ragione lui… o forse non ha ragione nessuno di noi. Ascoltiamo “Coolage N.1” e che sia questo un gesto simbolico per iniziarla questa santa protesta agli omologati.

A pronunciarlo questo nome sembra davvero un’offesa ma decisamente glamour. Che bisogno c’è di inventare parole? Per darsi un tono o darlo al disco?

La parola “coolage” non è un vezzo. Io la covo dai tempi del liceo. Da quando faccio musica mi rendo conto che non riesco ad identificarmi in un genere. Ho sempre fatto fatica a spiegare che musica facevo in tutti progetti che ho avuto, a parte i Vallanzaska di cui non sono stato tra i fondatori. La mia ultima band, Solidamòr, per comodità veniva messa nel calderone della “patchanka”, che forse era il contenitore più capiente.

Ma adesso, con il mio progetto solista, dovendo raccontare di me, davvero facevo fatica a mettermi addosso un etichetta.

Coolage è per me proprio il tentativo di dare un senso a tutte le strade, i paesaggi, i momenti e le situazioni in cui mi sono perso e in cui mi perderò.

Coolage significa non poter prescindere dai rapporti, sia di collaborazione che di amicizia, di condivisione, e rende sempre attuali i “bei tempi” per non doverli archiviare tra le esperienze “del passato”. Il fatto di non viaggiare in modo lineare, mi slega dal prima e dal dopo, dal davanti e dal dietro. Libera dal tempo.

Ci sai fare con le parole, devo ammetterlo. Ma perché cantare in inglese? Anche questo per darsi un tono?

Ti ringrazio, e dire che io nelle canzoni faccio una gran fatica a seguire il senso del discorso. Per me la musicalità viene prima; le parole sono suoni. Devono suonare bene.

Spesso questo mi rende molto difficile la scrittura dei testi soprattutto se sono da solo. Per fortuna su vari pezzi del disco ho collaborato con un caro amico, Manfredi Perrone, che invece sa scrivere. Va da se’ anche il resto della risposta. L’inglese per certe cose suona meglio e, anzi, il fatto che il senso sia meno evidente mi rende la vita più facile. Resta il fatto che Manfredi ha scritto 2 dei testi in inglese. Lui ha vissuto negli Stati Uniti, parla un ottimo inglese. Peccato che alla fine canti io… altro che darsi un tono.

Che poi l’inglese per un italiano. Ma perché sapendo che la pronuncia non è mai buona? Non pensi sia qualcosa ormai passata di moda?

Ma chi se ne frega della pronuncia. Ormai. L’inglese parlato dagli indiani? Non i pellerossa dico… Quello dei Jamaicani? Quello parlato dai russi? Pensa che avevo anche pezzi in spagnolo e uno in francese… non ti dico…

Le mode ritornano. Magari sono avanti anziché indietro… La musica COOLAGE è una tensione non una tendenza, un modo, un mood più che una moda. Fridom!!

Si canta l’amore, si canta anche con quel piglio pop anni ’80… insomma, una ricetta ampiamente conclamata. Cosa c’è di diverso? Perché devo ascoltare Alcunelacune?

Si canta l’amore ma non solo. Il piglio si adatta alla canzone e in questo COOLAGE n.1 ogni canzone per me è un mondo a parte. È nata in un periodo, in una situazione differente, collaborando con persone diverse. Sono elementi che però cerco di tenere insieme nel tentativo e nella speranza di scoprire un disegno più ampio che abbia senso guardato da lontano (nello spazio e nel tempo). In un collage i ritagli sono cose date, che arrivano da un altro spazio, da un altro tempo. Per me invece ogni elemento è sempre vivo, in movimento, in continua trasformazione. Non so se è “diverso” da quello che fanno altri. Per “definizione” sicuramente sarà diverso quello che farò in futuro.

Del motivo per cui qualcuno mi deve ascoltare proprio non saprei. Immagino i motivi possano essere molto vari. Tra quelli che già mi ascoltano i motivi sono i più disparati e a uno piace un pezzo, a un altro un altro e io sono sempre curioso di sapere perchè.

E lo chiedo sempre e lo chiedo a tutti: l’arte di un cantautore finisce sempre dentro i soliti canali. YouTube, Spotify etc etc etc… e tu come gli altri… ma l’omologazione cosa c’entra con la personalità e con l’arte?

Cantautore è una parola che non amo molto. Secondo me è un termine legato ad un periodo, a determinate esperienze. Io non mi sento un cantautore e perché distinguerlo da cosa poi? Dai musicisti? A parte questo, specialmente ora che non si può neanche suonare (e cantare) dal vivo dove altro si dovrebbe “finire”? A fare cappello per strada? Forse sì, ma Milano è fredda… da vari punti di vista. L’ho fatto in passato ma non fa più per me. Parli di omologazione… è la solita storia: è l’intero sistema ad essere malato, ma ci siamo dentro. Non credo sia più tempo di rivoluzioni che ormai, dove c’è benessere, vengono “digerite” e trasformate in prodotto con grande facilità. Io penso all’evoluzione, il più possibile consapevole e diretta non esclusivamente dagli interessi ma anche dagli attori che devono, con pazienza, lavorare a lungo termine… la personalità mi viene da dire che è la condizione necessaria per condizionare in qualche modo, presuppone o comunque attiene alla consapevolezza di chi si è, di cosa si pensa e di quali siano le proprie idee, desideri, bisogni, aspirazioni. “Personalità”. Bella parola. “Le parole sono importanti” per pensare. Grazie, ci penserò.

E per chiudere, come sempre, abbassiamo l’ascia di guerra. Un disco che non ha forme definite, elude i cliché e se ne infischia delle regole. Un disco del genere sfida anche quella santa omologazione che denunciavo prima. Io ci ho trovato anche molta critica sociale, nelle intenzioni prima di tutto… in questo modo di fare e di pensare alla musica… cosa ne pensi? Hai mai letto la tua musica in tal senso?

Mi fa piacere tu veda in quello che spesso viene visto come un limite quella che in realtà è la mia libertà. Sono felice che si colgano le mie intenzioni. È il complimento più bello ricevuto fino ad ora e con cui, deposte le armi, è sancita una pace salda e duratura! Il fatto che quello tra quello che penso e quello che faccio emerga un legame, una corrispondenza, mi sembra un grande successo, oltre che un privilegio che solo pochi sul pianeta possono permettersi. Se si ha questa enorme fortuna bisogna esserne consapevoli e assumersene la responsabilità. Mettersi in gioco anche per chi non è nelle condizioni di farlo. Questo per me è essere partecipi e non cantare (solo) l’amore ma con amore. Ti ringrazio perché le tue domande e le tue osservazioni sono veramente, come dire, propulsive.

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