Roccia Ruvida: Alberto “Caramella” Foà

Questa rubrica assai particolare nasce con lo scopo di mettere la pulce nella vita impacchettata degli artisti. Artisti: che parola abusata e violentata. E questa rubrica di certo mette a nudo una grande verità che subito fa una scrematura doverosa tra Artisti ed artisti. Ai secondi la capacità di fare del loro creato un mero veicolo di gusto estetico (discutibile spesso e volentieri) ma certamente solo questo, prodotto impacchettato con poco altro oltre all’estetica di superficie. E lo si capisce subito quando cade la capacità di argomentare oltre domande strutturate dal copione di massa. E poi ci sono gli Artisti, coloro che alla forma ci pensano ma come solo strumento di un messaggio personale che nasce e viene alla luce senza scopi altri… l’altro se c’è si raccoglie. Intanto la parola comanda e con essa i suoi messaggi, le sue morali, i suoi suoni e le sue battaglie. Ecco il piacere e l’onore di punzecchiare sul vivo un Artista come Alberto “Caramella” Foà, noto paroliere italiano che per la prima volta scrive e canta lui stesso le sue liriche. E questo disco dal titolo “Basta unire i puntini” davvero non ci sta a far la parte omologata del conformismo di massa. E non c’è cosa più triste ormai che trovare conformismo anche nell’arte… e siamo d’accordo con lui, visto che lui ne è una prova vivente: non è vero che non esistono più persone sensibili alla parola e all’ascolto.

Noi come sempre ci stupiamo di dischi contro tendenza, privi di mode e di abitudini attuali. Partiamo dalla parola. Oggi la parola è stata violentata in tutti i modi. Conscio che nessuno ha più le capacità di ascoltare i testi, un cantautore come te dove trova le ragioni per usare ancora le parole?

Prima di tutto credo non sia vero che nessuno abbia più la capacità o la voglia di ascoltare i testi, come non credo i giovani non siano più capaci di scrivere belle canzoni, anche se magari non è così frequente i migliori trovino strada e aiuti dal cosiddetto mercato e ancor meno penso siano i giovani ad acquistare musica, anzi, a pagarla non ci pensano nemmeno; a parte tutto questo e altro ancora io provo un amore immenso per le parole, il loro suono e in particolare per quelle italiane e non potevo certo fare un album di non parole. In più, cioè in meno, lo faccio per mestiere, di “usare” le parole ed è un amore ricambiato, ma soprattutto, senza, resterei disoccupato… Scherzi a parte la difesa delle parole è ricchezza, orgoglio, coraggio e chi cerca di cancellare, in nome di non si sa bene quale semplificazione è il peggiore dei nemici, quello che non dovremmo nemmeno considerare… Che si semplifichino i loro coglioni, non le parole, i silenzi, la musica…

E poi le canzoni… così ampie, ricche di contenuti, lunghe, di un’estetica che non si usa più. Conscio anche di questo, fiero (ed io d’accordo con te, sia chiaro) che le radici di un certo mestiere sia ben altra cosa che un click di mouse sul computer, un cantautore come te come pensa di veicolare un disco come questo in un tempo liquido in cui il sesso, la droga e la finzione regna su tutto (o quasi)?

Lunghe non direi, le canzoni, per il resto sì: hanno del contenuto, abbiamo anche provato a metterci dentro profondità e leggerezza e hanno un’estetica demodè. Non è solo questione di radici contrapposte a un click sul pc, è che per come la vedo la musica è anche nutrimento dell’anima e non può essere, almeno non solo, essere ascoltata da un telefonino magari mentre -nemmeno quella più “leggera”- facciamo altre trecento cose… Come penso di veicolarlo? Francamente me ne infischio di veicolarlo sul web, dei like, dei social e delle visualizzazioni. Anzi, l’album non è neppure in vendita come musica liquida, è solo in formato cd (alla faccia dei lettori in disuso) e rintracciabile in pochi e selezionati (da me) negozi. Insomma è quasi introvabile. E quindi, è una strategia di marketing anche questa, prezioso. E chi lo vuole davvero lo trova. Lo paga. E lo ascolta, lo sente…

E poi ci è sembrato strano questo video assai “adolescenziale” dietro la voce di un uomo adulto assai maturo di carriera e di vita. Stona un poco questo divario generazionale dei prodotti… non trovi? Come a dire: il disco ti somiglia ma il video no… che ne pensi?

Ognuno è libero di trovare strano quel che gli pare, ma il video dell’Anima non è adolescenziale, anzi, il bambino impersona me da bambino, che è poi l’uomo che sono, quando riesco a seguire, appunto, l’anima e non le sovrastrutture che comunque ho lasciato anch’io mi cadessero addosso…

E in barba alle belle etiche che ormai fanno solo scena (e non sempre), hai mai pensato di virare la penna verso l’elettronica alla moda?

Niente contro l’elettronica, anzi. Ma niente mode. Nella musica esistono secondo me opere, canzoni, pezzi belli oppure brutti e neppure in senso assoluto ma secondo i gusti. Però fare una cosa perché va di moda in quel momento è oltretutto una cazzata abnorme perché il cosiddetto mercato è saturo e poi omologa tutto e tutti, toglie creatività ed energia. A volte, saper tornare indietro equivale a risultare molto più avanti…

A chiudere abbassiamo sempre l’ascia di guerra. “Basta unire i puntini” dimostra un deciso oceano di differenze tra l’arrangiarsi in modo amatoriale e il mestiere antico di un cantautore. Indubbio che tutto questo sta morendo e subendo altre mille rivoluzioni… ma secondo te tornerà? Come a dire: vincerà la realtà o l’impero della finzione durerà ancora per molto?

Non so per quanto si andrà avanti nella corsa verso il nulla anche se credo il meccanismo si esaurirà per estinzione del business stesso e scarsa sostenibilità sul mercato. Comunque concordo sul fatto che il messaggio che vanno provando a far passare, per non investire soldi, tempo, energie e capacità in produzioni e progetti autentici sia davvero pericoloso: non è vero che scaricando bit dal web e con pochi euro tutti possano arrivare ovunque e distinguersi. Anzi, è vero il contrario, anche chi avrebbe davvero qualcosa da dire, da cantare, da far volare, è destinato ad annegare nell’oceano senza differenze (parafrasando voi) delle cose a cazzo e delle misurazioni via like. Che sono quelle che hanno portato Random tra i big di Sanremo, per dirne una…

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