Orchestralunata: con Tiberio Ferracane per l’omaggio a Gianmaria Testa
Narrare una vita in musica, una vita di musica. Tra canzoni e prosa. Sono emozioni fortissime soprattutto se il suono originale ora è in mano ad un’orchestra e se la voce originale è (per ovvie ragioni purtroppo) sostituita da quella intensa di un cantautore che ha sposato a pieno il progetto come anche le tante sfumature del mondo. Parliamo dell’Orchestralunata diretta da Maurizio Gregori assieme a Tiberio Ferracane. In scena va “Come mongolfiere” da cui viene estratto questo singolo “Al mercato di Porta Palazzo”, brano che campeggia dentro “Da questa parte del mare” disco del 2006 recentemente ristampato anche in vinile. Ritrovare Gianmaria testa è sempre una grandissima emozione e qui lo facciamo con tatto, delicatissima quiete, e tantissimo rispetto. Senza mancare mai di personalità… ne parliamo proprio con Tiberio Ferracane.

Prima di tutto la genesi: che cosa porta l’Orchestralunata dalla Tuscia al Piemonte di Gianmaria Testa? Cosa vi spinge a confrontarvi con un simile repertorio?
Quando, nell’agosto del 2024, su invito di Maurizio Gregori – anima e guida dell’Orchestralunata – sono arrivato a Vallerano per portare in scena Mister Volare, lo spettacolo dedicato a Domenico Modugno tratto dal mio libro, ho subito percepito una sintonia profonda tra queste due terre solo in apparenza lontane. Le strade della Tuscia si snodano tra chilometri di noccioleti, attraversano paesi operosi, legati alla terra e al lavoro, capaci di dare vita a manifestazioni culturali come La notte delle candele, che da oltre sedici anni richiama migliaia di visitatori con la forza semplice della bellezza e della condivisione. Sono territori di confine, sospesi tra colline e orizzonti, in cerca del mare come di una promessa. Terre di gente che parte, che qualche volta ritorna, che si ferma. Luoghi protetti da altopiani e paesaggi che sanno accogliere. Ecco, è qui che ho ritrovato l’anima profonda della musica di Gianmaria Testa. Nelle parole, nelle note, nei silenzi. In questa tensione continua tra radici e orizzonti, tra lavoro e poesia, tra terra e cielo. È questo sentire comune che ci ha spinto a confrontarci con il suo repertorio. Perché in fondo, ogni nota di Testa è già lì, pronta a risuonare tra le pietre di Vallerano e le colline di casa nostra.
E poi l’incontro con Maurizio Gregori? Anche questo sodalizio non sempre casuale… o almeno così ci piacerebbe…
Nel 2022, durante un’intervista doppia in cui presentavamo i nostri rispettivi lavori discografici — io con “Magaria”, Maurizio Gregori con “Che bella giornata” — ci conoscemmo. Un incontro che, a pensarci ora, aveva già dentro i semi di qualcosa di più grande. Già il giorno dopo, Maurizio mi contattò. Mi parlò del suo desiderio di realizzare uno spettacolo in omaggio a Gianmaria Testa, e mi disse che sentiva che la mia voce avrebbe potuto essere quella giusta per interpretare quel mondo.
Io, da parte mia, ero rimasto colpito dalla loro cifra musicale, dalla cura degli arrangiamenti, da quell’equilibrio raro tra passione popolare e raffinatezza orchestrale. Fu, come si dice, un vero colpo di fulmine artistico. L’Orchestralunata iniziò anche ad arrangiare alcuni miei brani, e lì capii subito che musicalmente ci trovavamo — anzi, ci stavamo proprio bene insieme. Ma la scintilla definitiva fu quando ascoltai Al mercato di Porta Palazzo, il primo brano di Testa che proposero con un loro arrangiamento: un misto tra banda di paese e big band, una miscela irresistibile, perfetta per quello che avevo in mente e per come sento la musica. Insomma, sì, l’incontro può essere stato casuale, ma da subito è diventato qualcosa di voluto, coltivato, cercato. Un sodalizio vero, in cui la musica ha fatto da ponte, da casa e da futuro.
Esisterà un disco dedicato a Gianmaria Testa? Un disco che celebra non solo la sua canzone ma anche questo spettacolo?
Sì, assolutamente. Così come è stato realizzato il primo singolo — che già anticipa l’universo sonoro e poetico verso cui si muove l’Orchestralunata — anche il disco è fortemente voluto. Non sarà solo un omaggio a Gianmaria Testa, ma anche una testimonianza viva dello spettacolo, dell’incontro tra le nostre sensibilità artistiche e di questo viaggio condiviso. Ci teniamo molto che sia un lavoro curato, rispettoso ma anche personale, capace di restituire la forza delle sue parole e il respiro largo della musica che abbiamo costruito insieme. Lo faremo. È una promessa, e anche una necessità: per noi, per lui, per chi lo ha amato e per chi lo scoprirà grazie a queste nuove traiettorie.
Porta Palazzo e il suo mercato è un po’ come quello che accade in teatro… il parallelismo apre ragionamenti interessanti in tal senso. Non trovate?
Assolutamente sì, il parallelismo è molto evocativo. Porta Palazzo, con il suo mercato brulicante di voci, colori, scambi e vite che si incrociano, è una vera e propria “scena aperta” sul mondo. Proprio come in teatro, ogni giorno lì si recita una commedia umana, fatta di incontri, conflitti, emozioni, piccoli drammi e grandi sorrisi. Gianmaria Testa, che conosceva bene sia la poesia delle parole sia il respiro delle città, ce lo racconta con delicatezza: il mercato come palcoscenico popolare, dove ogni bancarella è un sipario che si apre. È un luogo dove l’improvvisazione regna, ma dove ogni gesto ha una sua ritualità precisa — come accade in teatro. E chi osserva, come spettatore o passante, si trova immerso in una narrazione viva, quotidiana, profondamente umana.
Gli arrangiamenti e le soluzioni? Quanto avete potuto e voluto distaccarvi dal tracciato originale dei brani?
Il rispetto assoluto per la costruzione musicale delle canzoni di Gianmaria Testa è stato, sin dall’inizio, il nostro punto fermo. Un vero e proprio dictat. Ogni brano è stato affrontato con attenzione e cura, perché la sua scrittura, così essenziale e allo stesso tempo profonda, non ammette forzature. Quello che abbiamo voluto portare è stato piuttosto un gioco di sfumature, di gusto personale, di intenzioni interpretative. Gli arrangiamenti dell’Orchestralunata si muovono in questo spazio: fedeli nella struttura, ma aperti a nuove prospettive, a respiri più ampi, a suggestioni che parlano anche di noi. La voce — con caratteristiche che possono ricordare certe tonalità care a Testa — non cerca mai di imitarlo. Non c’è alcun vezzo, nessuna sovrapposizione: c’è piuttosto il desiderio di far rivivere quelle parole e quelle atmosfere con il proprio timbro, con la propria verità. Il concetto fondamentale è la riconoscibilità: sia dell’opera originale, che deve restare intatta nella sua identità, sia degli interpreti, che la portano in scena con il proprio sentire. È un equilibrio sottile, ma è proprio lì che nasce qualcosa di autentico.


