LOMII: un dolcissimo concetto di casa

Si intitola “We are an Island” il primo lavoro ufficiale di un duo giovanissimo, apolide e ricco di personale visione del suono e della canzone. Certamente siamo dentro il mondo del folk, del nuovo folk a cui aggiungeremo durante l’ascolto anche derive di colori irish e popolareschi. Sono i LOMII, moniker del progetto formato da Emily Capanni e Lorenzo Brighi, classe ’95 ma con un disco antico e privo di cliché se non dentro quel pulito suono sospeso di narrazioni intime e fatte di luci al tramonto. Apolidi dicevo, senza geografia… potendo rintracciare l’europa più fredda ma anche il calore di qualche buon movimento sudista rapito al caldo afoso dell’estate. Un progetto che segnaliamo con dovuta attenzione: di rado dalla penna di giovanissimi si trova una così alta ispirazione ricca di maturità.

Un titolo forte. Cos’è per voi un’isola?

L’isola assume tanti significati. È stato per noi un modo per parlare di isolamento e desiderio di ricongiunzione. è stato bello infatti fantasticare su come possa sentirsi un’isola, nella sua deriva, nel desiderare di ricongiungersi con la terraferma.

Un folk di nuova generazione ma pur sempre ancorato a grandi classici. Secondo voi è lì che dobbiamo tornare? Nel passato?

Le radici sono importanti, sicuramente per ricordare da dove si è partiti. La musica però non deve ragionare sempre in questo modo, per radici. La cosa più importante è trovare il linguaggio che ti permetta di esprimere al meglio ciò che senti, in un particolare momento della vita. E come la vita può cambiare, anche il linguaggio lo fa. Non sappiamo se la chiave sia il passato, ma questo disco e noi stessi abbiamo avuto la necessità di essere raccontati così e l’abbiamo fatto.

E dal futuro? Cosa prendono i LOMII e in che modo poi lo fanno proprio?

Dal futuro probabilmente prendiamo l’immaginazione. Parlando sempre di linguaggio, nel domani ricerchiamo nuove parole e forme che vengono anche da spazi lontani dalla nostra comfort zone.

Indifferenza oggi… ho come l’impressione che la nuova musica, quella grande perlomeno, abbia davvero poco da dire. E quanta musica nuova totalmente inascoltata. E qui forse cadiamo dentro un concetto negativo di “isole”… che ne pensate?

L’Italia ha qualche limite, ma è una questione culturale. Si è legati troppo a ciò che è “moda” e questo porta a togliere drasticamente spazio e possibilità a tutto un mondo che con questa moda non vuole averci a che fare e nella quale soprattutto non si ritrova.

Con i Lennon Kelly che amo particolarmente… una congiunzione che un poco vi trascina a latere del percorso, un arricchimento decisamente unico che poi conferma la regola. Come nasce questo connubio?

I Lennon sono nostri grandi amici da tanto tempo. Ci hanno sempre supportato da quando il nostro progetto è iniziato, vivendo anche nella stessa città, e questo supporto è sempre stato reciproco. Ci si vuole bene! Quando abbiamo scritto Kismet, lo abbiamo fatto pensando a loro ed è stato un grande regalo il contributo nel brano che è tra i nostri preferiti del disco!

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