Intervista – Millepiani
Millepiani è un cantautore carrarese che, dopo aver pubblicato qualche mese fa “Krakatoa”, torna con un nuovo singolo dal retrogusto esistenziale, “Un bagno di stelle”. Ne parliamo con lui, nell’intervista che segue.
Millepiani, hai da poco pubblicato “Un bagno di stelle”, il tuo secondo singolo estratto dal disco in produzione. Come nasce questo brano?
Questo brano ha avuto una genesi molto diversa rispetto a come scrivo e compongo solitamente una canzone. E’ venuta di getto, molto semplicemente. Come se si fosse scritta da sola. Solitamente i miei pezzi nascono da melodie che mi passano per la testa e che registro e poi rielaboro, cercando di trovare anche i giri armonici giusti per svilupparle e una volta composta la musica successivamente lavoro su quello che essa mi ispira e sul concept, sull’idea del soggetto. Solo a quel punto inizio a pensare al testo e talvolta attingo anche dal calderone di versi e poesie che scrivo e poi lascio a decantare. E’ un processo lungo che richiede mesi di revisioni e riscritture sia compositive che testuali. “Un bagno di stelle” invece è praticamente nata in un giorno, da un semplice giro di accordi alla chitarra che non riuscivo a smettere di suonare, sentivo che mi portavano da qualche parte, poi la melodia è venuta da sé, strofe e soprattutto il ritornello. Le linee melodiche mi hanno ispirato il testo, era come se fosse già nascosto lì, nelle note, come se ci fosse una visione dentro, un quadro, una fotografia della “situazione” che racconto nel brano. Mi è piaciuta subito moltissimo e l’ho registrata di getto, trovando anche “il canto del pianeta Terra” che si sente nell’intro che ho realizzato distorcendo la mia voce. Successivamente, in studio di registrazione, in fase di produzione, con i miei produttori abbiamo deciso di inserire il solo di chitarra incredibile suonato da Altrove che spinge ancor di più il pezzo nella stratosfera e i suoni elettronici e i sinth del ritornello “a vele spiegate” che caratterizzano il pezzo e rendono il suo sound così originale.
Hai sposato la via dell’elettronica senza per questo recedere nello slancio autorale del tuo lavoro, con nume tutelare Franco Battiato (o almeno, così ci sembra): si può ancora fare “pop impegnato”, oggi?
Beh, spero proprio di sì! Io cerco sempre di veicolare idee complesse con un sound pop che aiuta e sprona il fruitore della canzone a scavare nei molteplici livelli di lettura che hanno i miei pezzi. In questo singolo, per esempio, ci si può semplicemente abbandonare alle visioni metafisiche e apocalittiche del testo gustandosi il mood “universalistico” ed evocativo delle parole, oppure riflettere su significati più profondi che possono venire a galla ad un ascolto più attento, dalla questione ambientalista a quella esistenzialista, da quella metafisica a quella cosmologica ed escatologica. Vorrei che la mia musica fosse ascoltata con attenzione, che le persone sapessero coglierne i diversi “strati di contenuto” che essa contiene e i miei messaggi con tutte le loro sfumature. Battiato è sempre stato un maestro in questo, un riferimento assoluto che ci ha lasciato un’eredità enorme e per quanto mi riguarda il più grande cantautore di tutti i tempi; sicuramente un “nume tutelare” per me e per moltissimi artisti contemporanei.
“Krakatoa” e “Un bagno di stelle” richiamano a mondi evocativi, e la tua scrittura sembra svincolarsi sempre di più dalle costrizioni della “canzone”: c’è una rivoluzione anche “formale” tra quelle che stai mettendo in atto nella tua musica?
Dal punto di vista testuale non amo scendere a compromessi con la musica, con la metrica. E’ una sfida per me riuscire a mantenere il testo che ho in mente sulle note e sul ritmo del pezzo e talvolta pur di non rinunciare alle parole che voglio in una canzone mi prendo qualche “libertà” sulla metrica e sulla caduta degli accenti; però il risultato secondo me è molto più interessante e fa parte ormai del mio stile!
In fase di scrittura tra la linea melodica e il verso trovo sempre una dialettica di scontro e di relazione amorosa, un conflitto che fatica a risolversi ma che quando converge mi restituisce una gioia assoluta.
Da dove partiresti per raccontare “Un bagno di stelle”?
Partirei dalla relazione con l’altro. Due esseri umani, una coppia, che condividono la contemplazione della natura, dell’universo e dell’infinito che è dentro di noi. La dimensione intima e quotidiana della vita di coppia esplode per diventare una visione universale, che va al di là dello spazio e del tempo.
In riva al mare guardano il cielo stellato. Osservano quella volta infinita che gli sta di fronte e una consapevolezza li coglie: quello che hanno davanti ai loro occhi e che stanno contemplando è lo spazio sterminato dall’esplosione del Big Bang all’oggi e tutto il tempo che esiste da quando tutto ha avuto inizio. Tutto il tempo sembra essere racchiuso in quell’istante, con tutti i suoi eventi passati e futuri: i ghiacciai della Terra che si sciolgono, i continenti che affondano, gli universi paralleli che esplodono in altre dimensioni misteriose, le civiltà umane che si susseguono come in un soffio.
Ma tutto questo mistero insondabile e tremendo è di una bellezza incredibile, e la sua bellezza vive in noi, proprio perché ci siamo io e te, esseri umani, a contemplarlo.
Come disse Bertrand Russel “L’uomo capace di grandezza d’animo spalancherà le finestre della sua mente, lasciando che i venti la investano liberamente, soffiando da ogni parte dell’universo. Egli vedrà se stesso, la vita e il mondo con la lucidità concessaci dalle nostre umane limitazioni; rendendosi conto della brevità e della piccolezza della vita umana, egli si renderà conto anche che nelle menti individuali è concentrato tutto ciò che vi è di prezioso nel mondo conosciuto.”
Chi ha curato la produzione del brano?
La produzione del brano è stata affidata a La Clinica Dischi, con il lavoro magnifico che hanno fatto Leonardo Lombardi e Marco Barbieri, produttori e musicisti incredibili, che hanno saputo trovare questo sound così originale e al tempo stesso funzionale al pezzo. E’ post new wave, elettronico ma con un assolo spaziale di Altrove alla chitarra elettrica che ricorda i guitar-hero stile Brian May degli anni ottanta. Il tutto senza tradire la dimensione cantautorale e acustica che rimane l’anima sommersa del pezzo. Una curiosità che vi voglio raccontare e che ho già accennato in precedenza: la voce di Gea, del pianeta, quella sorta di lamento primordiale che attira verso di sè e che si sente proprio all’inizio della canzone, nell’intro, ritornerà in maniera molto più preponderante e determinante nel futuro disco, come a risolvere l’enigma che si dipana per tutto il concept-album.
Hai alle spalle un percorso da artista indipendente che stai portando avanti con fermezza e necessità: quali sono le principali difficoltà che un artista emergente si trova a dover affrontare nel suo percorso?
A volte sembra davvero che gli ascoltatori siano un po’ passivi nella fruizione della musica, che siano: o nostalgici dei tempi d’oro della storia della musica, immobili sui grandi successi ormai storicizzati, oppure appiattiti su quelle che sono le tendenze più commerciali e banali del panorama contemporaneo italiano; quindi far scoprire musica nuova, alternativa, indipendente ed impegnata sembra davvero un’impresa titanica, ma non disperiamo! Nel sottobosco del mercato nazionale stanno proliferando tanti progetti davvero interessanti e di alta qualità che fanno ben sperare per il futuro!



