Interview: Venti Settembre

Da Padova, una nuova band dall’enigmatico nome di Venti Settembre che ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo Sempre Lo Stesso Cinema, title-track di un nuovo EP. Un nuovo pop dalle suggestioni vintage, rese perfettamente anche grazie allo splendido video di Pietro Berselli.

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro.

Quella di Sempre Lo Stesso Cinema sembra una storia presa direttamente dal cinema neo-realista! Da dove arrivano queste atmosfere, che sicuramente richiamate anche nel video?

Il cinema per noi è importantissimo e fonte di continua ispirazione. In Sempre lo Stesso Cinema ci sembra che riecheggino soprattutto le atmosfere del cinema degli anni ’60, nato anche grazie all’esperienza neorealista: la Nouvelle Vague e la commedia all’italiana, che sapeva raccontare storie amarissime con leggerezza. Potremmo dire che il film di riferimento per la canzone, benché racconti una storia diversa, è Io la conoscevo bene di Pietrangeli. Il video è intriso di Nouvelle Vague e anche per questo ci piace tantissimo! Pietro Berselli è entrato subito in sintonia con le atmosfere della canzone e ha saputo conferire alle sue immagini di quel sapore dolce-amaro che è il cuore del brano.

Chi c’è dietro il progetto Venti Settembre? E perché questo nome?

Il progetto è nato da Alino, il cantante, che aveva scritto dei brani e cercava dei musicisti con cui arrangiarli e suonarli in giro. Alla fine ci siamo ritrovati in 7 e abbiamo capito che potevamo dare vita a una live band vera e propria e sperimentare a tutto tondo con generi, suoni e atmosfere. Ognuno di noi ha messo qualcosa di sé nelle canzoni e continua a farlo, abbiamo sempre un sacco di materiale su cui lavorare e piano piano lo faremo uscire tutto! Il Venti Settembre è una data importante, si celebra la laicità dello Stato e noi festeggiamo anche se dal 1930 non è più festa nazionale. Al di là del discorso politico-civile per noi è fondamentale essere laici, non avere dogmi, anche nella musica. Non venerare un solo genere o un solo modo di scrivere, di suonare, di esibirsi, di fare qualunque cosa. Non sentirsi costretti in alcuna maniera. È un mantra che vogliamo ripeterci per il futuro: rimanere liberi.

E in definitiva, di cosa parla Sempre Lo Stesso Cinema, title track del vostro nuovo EP?

Parla di libertà, che viene negata ai protagonisti della canzone dall’ambiente sociale che li circonda. Tutto l’EP è permeato da una tensione tra il mantenimento di uno status quo limitante e la ribellione: si parla di una ragazza che perde l’innocenza e viene travolta dalla passione, di una coppia che sogna di danzare in giro per il mondo ma alla fine rimane sempre nello stesso posto, di un amore rivoluzionario, dei sette peccati capitali e dei demoni che li incarnano.

Sembrano comparire ovunque nuove band da Padova, cosa sta succedendo laggiù?

È un momento incredibile, davvero positivo per la musica nella nostra città e in tutta la Regione! Secondo noi in ogni città a qualunque latitudine ci sono musicisti bravi con qualcosa di interessante da dire, la differenza la fanno la reattività del territorio e la presenza di professionisti che aiutino i musicisti a far sentire la propria voce. In questo a Padova siamo fortunati, per esempio ci sono i ragazzi dei Sotterranei che da anni organizzano festival e serate musicali in città e aiutano in vari modi le band del territorio a emergere. In più Padova è una città universitaria, stracolma di ragazzi che non aspettano altro che un festival con band interessanti da ascoltare.

Come si inseriscono strumenti come il sax o il violino, in un contesto pop?

Il “pop” è un contenitore enorme! Potremmo definire il nostro genere con venti etichette diverse e nessuna lo descriverebbe compiutamente. Sax e violino sono strumenti molto carismatici, cerchiamo di inserirli negli arrangiamenti in modo che abbiano il giusto spazio e regalino alle canzoni le emozioni che vogliamo trasmettere. In Sempre lo Stesso Cinema abbiamo registrato un’intera sezione di fiati ed è stato magnifico, si è accentuato all’improvviso il divario di mood tra l’amarezza del testo e l’allegria della musica. Ne Il Valzer dei Demoni abbiamo inserito un flauto, che combinato al violino richiama le atmosfere del prog-rock anni ’70. Si può giocare coi generi e perseguire un ideale di varietà senza risultare schizofrenici!

Ci snocciolate un po’ di nomi di band che per mood o genere vi assomigliano?

Ve ne diciamo un po’, sono molto diversi tra loro ma ci influenzano allo stesso modo: Brunori SAS, Baustelle, Rino Gaetano, Ivan Graziani, Lucio Dalla, Avett Brothers, Paolo Nutini.

La domanda che non vi ho fatto, ma che assolutamente avrei dovuto?

“Quando un australiano compra un boomerang nuovo come fa a buttare quello vecchio?”.

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