Gli EP del mese – novembre 2019

L’EP è ormai un formato sempre più diffuso per la pubblicazione di nuove canzoni da parte delle band, italiane e non. Spesso, purtroppo, chi scrive di musica tende a privilegiare la trattazione degli album, e questo crea il rischio che lavori assolutamente validi non abbiano lo spazio che si meriterebbero. Da questa considerazione è nata la nostra scelta di raggruppare mensilmente una serie di recensioni brevi sugli EP ascoltati nel periodo di riferimento, così che i nostri lettori possano avere uno sguardo d’insieme anche su questo tipo di pubblicazioni.

di Cassandra Enriquez, Smoking Area, Stefano Bartolotta

Humanoira – Sorrisi & Canzoni (2019, autoprodotto)
Quello che manca al pop underground, indie-pop diciamo, è una buona dose di ironia, un’attitudine scanzonata di chi si diverte davvero a suonare, senza scadere nel provincialismo. Gli Humanoira si presentano (o ri-presentano, perchè in realtà la loro gavetta se la sono già fatta condividendo il palco anche con nomi del calibro di Giorgio Canali e Il Teatro Degli Orrori…) con un EP leggero, trascinante, allo stesso tempo vero, intenso, come chi sta male, così male dentro, ma dopo tutto va sempre tutto bene e si va avanti. Voce nasale, synth magnetici. Da tenere d’occhio! (Cassandra Enriquez)
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La Convalescenza – Palafitte Di Creta (2019, autoprodotto)
Si chiamano La Convalescenza e hanno esordito nel 2016 con la pubblicazione del disco L’Eco della Clessidra. A tre anni di distanza, la band originaria di Modena è tornata con un nuovo EP dal titolo Palafitte di Creta. Il disco è composto da cinque tracce, tutte quante pregne di una carica drammatica degna del rock più duro. Duro, ma non per questo pesante. Non è un rock che percuote la testa, ma un rock violento come il mare in tempesta. Violento come solo l’età adulta può essere. Violento come la consapevolezza più spietata. Se questo disco fosse un colore, sarebbe il blu scuro. Cupo, profondo, abissale. Testi graffianti che si accompagnano a musiche dai toni scuri ed energici, di cui Albero Maestro rappresenta forse l’esempio principe. L’unico momento di tregua all’interno della raccoltaè rappresentato da Jakarta. La drammaticità lascia qui spazio ad una più morbida malinconia. Il mare si calma, ma il cielo sopra la testa continua ad essere denso di nubi. La tempesta riprende con Palafitte di Creta, brano che dà il titolo alla raccolta e che pare quasi sintetizzare in un unico pezzo tutto quanto abbiamo. (Cassandra Enriquez)
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Wime – LoOser (2019, Junkfish World)
Se siete fan di Giorgio Poi forse li avrete visti come apertura di qualche concerto, se invece non li avete mai visti e questa è la prima volta che ne sentite parlare, mettetevi comodi e alzate il volume: cantano in inglese, post punk per chi ama i White Lies, Editors e tutta quella cosa lì, che si mischia con con andamenti pop ed elementi di elettronica. Collocarli all’interno di un genere specifico è praticamente impossibile. Questo disco di debutto dei Wime è un altro mattone che si aggiunge al muro composto da tutti quei gruppi che avrebbero tantissimo da dare ad una scena internazionale che ci vede sempre meno rappresentati. Da ascoltare ballando seguendo ritmi ipnotici che a tratti ci fanno addentrare in un tunnel di irresistibile tribal pop, ogni brano è un tormentone invernale trascinante e intenso. Musicisti capaci da tenere d’occhio. (Smoking Area)
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Chickpee – Hei, it’s me (2019, autoprodotto)
Chickpee è la ravennate Chiara D’Anzieri. Dopo aver passato buona parte dell’adolescenza nell’ambiente della musica classica, come violoncellista impegnata in orchestre e quartetti, Chiara decide di dedicarsi all’attività di produttrice, musicista da studio e autrice. Nell’estate del 2018 incontra Ron Gallo in occasione del suo concerto all’Hana-Bi, se ne innamora, ricambiata, e va a vivere a Nashville. Questa raccolta di 5 canzoni si può ascoltare comprando un’apposita cartolina, e solo tre di questi 5 brani sono su Spotify. La proposta di Chiara è un cantautorato lo fi e sognante, con la prima canzone pubblicata, intitolata 25, che risulta particolarmente improntata sull’intimismo e ha un andamento lineare, la successiva What Can I Do For You che presenta un marcato tocco psichedelico e un interessante uso della chitarra che ricama sul cantato o sul ritmo per dare vivacità, e l’ultima in ordine di tempo When You’re Not At Home che è la più ariosa del lotto e prosegue la ricerca avviata con il brano precedente su come usare la chitarra elettrica per dare colore e brio allo scheletro della canzone. Le due canzoni non ancora pubblicate in streaming ampliano lo spettro sonoro alzando il profilo, e il consiglio è quello di procurarsi la cartolina e seguire Chiara in questa avventura, perché si sente che c’è una visione d’insieme dietro e che ogni singola canzone fa parte di un disegno più ampio, messo in piedi su un suono volutamente poco definito ma realizzato da mano esperta e capace.  (Stefano Bartolotta)
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Bert – Senza Niente (2019, Alti Records)
A Bert devono piacere proprio tanto i The Giornalisti e questo suo nuovo EP dal titolo Senza Niente è senza dubbio una presa di posizione: il voler appartenere a una scena ben precisa, che è quella della celebre e desiderata Indie Italia di Spotify. Quello che Bert non sa è che in questi, piuttosto semplici quattro brani, c’è anche il suo innegabile punto di forza, un provincialismo sincero ed esasperato che lo rende unico, prezioso, e diverso da tutti gli altri. Bert, con la sua semplicità complice, ci parla di sentimenti, relazioni, cambiamenti, la bellezza delle cosa e tutto ciò che ne deriva. Classe 1988, Bert si fa portavoce di una generazione a cui in fondo, sono proprio le emozioni elementari a mancare, e a fare piuttosto male. Per tutti i sognatori romantici, per gli stanchi e gli apatici per forza di cose. Consigliato se cercate un cantautore che si è messo, forse inconsapevolmente, davvero a nudo. (Smoking Area)
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I Funketti Allucinogeni – Ombre (2019, Cabezon Records)
Loro sono un quartetto dalle sonorità ancora difficili da definire, ogni brano è una contaminazione delle influenze portate da ciascun membro della band: c’è il groove di Matteo Spinelli (batteria), il rap e la musica elettronica di Piergiulio Palmisano (chitarra e voce), la psichedelia e sperimentazione di Gabriele Cavallo (voce, tastiere e flauto traverso), la forza e la presenza scenica di Riccardo Cavallo (basso). Unire il vecchio al nuovo è la missione che portano avanti ed Ombre è esattamente così: violento, divertente, trascinante, sentito, ballabile, irresistibile. Neo-soul italico che è una benedizione per le nostre orecchie e spiriti. Da scoprire e custodire (Smoking Area)
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Venti Settembre – Sempre Lo Stesso Cinema (2019, Dischi Sotterranei)
Nuovo pop, raffinato e intenso che sembra provenire dagli anni Sessanta, richiami di Battiato che non stonano per niente, neanche in un band così giovane. I Venti Settembre, dopo un primo singolo omonimo, ecco un nuovo EP di strani personaggi cittadini, pianoforte e violini in un genere in cui non siamo più abituati a sentirli. Sono dei pazzi fuori dal mondo, che fanno canzoncine (passatemi il termine giusto per dire musica leggera) senza pretese, costruite ad arte, esattamente con la mentalità dei grandi cantautori, umili intrattenitori prima che poeti. Un disco piccolo, felliniano, da custodire silenziosamente e ascoltare per stare meglio. Per i provinciali, per gli studenti fuori sede, per chi si siede sui mezzi pubblici e inventa storie sui passeggeri. (Smoking Area)
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