Interview – Sibode Dj

Intervistare artisti camaleontici come Sibode Dj (moniker di Simone Marzocchi) è sempre cosa ardua, perché presuppone la necessità di mettersi in gioco – un gioco pericoloso, talvolta, più per gli intervistatori che per gli intervistati.

L’artista romagnolo viene da un percorso sfaccettato e articolato, da maneggiare con cura per riuscire a comprendere la scelta, oggi, di pubblicare per Brutture Moderne “Suko”, il suo nuovo singolo dance; ecco perché, mettendoci in gioco e arrischiando la pellaccia, noi di Indieroccia abbiamo deciso di andare più a fondo in quello che pare un vero e proprio pozzo creativo, fatto di ironia e lucidissima follia, tra Myss Keta e Freak Antoni.

Ecco il risultato della nostra chiacchierata:

Ciao Sibode, è un piacere averti qui, ai microfoni digitali di Indieroccia. Innanzitutto come stai oggi, come stai vivendo questo momento di paralisi generale e come ci sente a pubblicare musica “disco” in un momento in cui le piste sembrano essere ormai sogni lontani e utopistici.

Ciao Indieroccia anche per me è un piacere essere qui. Oggi sto molto bene grazie, e voi? Mmmh, da un lato (quello economico) fortunatamente non me la passo male anche se in un anno solare ho lavorato poco più di 25 giorni, però c’ho voglia di tornare a fare quello che facevo, come tutti, immagino. Sono comunque contento di pubblicare perchè la musica non deve stare lì ferma, se no va a male, e il lavoro che ho fatto col disco vuole uscire. Bè, magari le piste possono essere i nostri pavimenti della cucina (ancora per poco spero) e poi non credo che passeranno mai un mio brano in un locale da ballo…ma mai dire maicol.

“Suko”, un titolo che pare uno “speech act” come direbbero quelli che hanno studiato. Quanta realtà c’è in quello che canti e che produci? In Sibode c’è la ricerca di un’annullamento delle distanze “arte-vita” o prevale solo il gioco della provocazione, nella creazione di un “doppelganger” fittizio – per quanto catartico e liberatorio?

Osta, ’ste domande sono difficili, c’hanno tutti i nomi strani e le parole grosse. Direi che di realtà ce n’è sui 64 kg al momento, ma può variare…ma poi in fondo in fondo..che cos’è la realtà? Che cos’è reale? Il fatto di concepire anche solo nella fantasia e quindi esperire in una parte del nostro cervello – e quindi dell’universo – qualcosa, lo rende reale? Siamo noi umani a decidere cosa è reale o no? o è il Gabbibo che lo decide? se smettessimo di pensare allora svaniremmo nel nulla? Quel Nulla de La Storia Infinita? Oppure tutto è il sogno di Dio che si è dimenticato, come sempre, di puntare la sveglia e sta dormendo da svariati Yuga? In Sibode Dj c’è un sex appeal davvero niente male e il tentativo di fare tutto quello che hai descritto, annullare le distanze arte-vita giocando e provocando, creare un doppelcoso che ci liberi e ci purifichi, perché a volte la finzione è più vera del vero. (Ho scritto così perché non sapevo bene cosa rispondere…!)

Cosa significa per te, oggi, fare musica? Vieni da esperienze composite e differenti, che vanno dal teatro alla musica intesa nel senso più “professionalizzato” del termine. Sibode rappresenta, per Simone, l’estremo dell’eccesso o piuttosto il risultato di un imprevedibile e impensabile giusto compromesso tra le parti?

Sibode Dj non so se “rappresenta”, non lo so se mi piace questa parola, Sibode Dj é un estremo, sì, è un eccesso che può e vuole eccedere ancora di più, Sibode Dj sfrutta Simone per i suoi tornaconti personali…e forse lo sfruttamento può essere un altra faccia del compromesso. Per me oggi fare musica significa diverse cose, che a volte hanno scatole diverse. Significa lavorare, significa rispondere ad un’urgenza interiore, significa divertirmi, significa avere paura, significa piacermi.

Le tre cose più importanti per Sibode e, nel caso non coincidessero, le tre più importanti per Simone. Qual’è invece la cosa che, ad oggi, più ti impaurisce?

Allora

  1. il sex appeal

2. la effe

3. le canzoni giuste

4. quattro

Le cose di Simone non ve le dico, ma ce n’è una che coincide con quelle di Sibode. Ad oggi mi impaurisce la morte, ma non la mia, quella degli altri, di quelli che amo, e anche le morti metaforiche, la fine di una storia d’amore, di un’amicizia, di un legame.

Hai lavorato con realtà diverse, collegando fra loro strutture eminenti quanto disparate del settore culturale, dal Teatro delle Albe all’Orchestra Corelli. Penso non esista persona più adatta di te per chiosare la nostra chiacchierata con una riflessione sul momento che sta attraversando, nel silenzio atroce di vibrante protesta, il settore comunemente definito “dello spettacolo”. Quel che ti va di dire. Noi intanto ti salutiamo, e ti ringraziamo per la tua disponibilità.

Osto… allora… c’è una parte di me che è davvero incazzata con il governo, lui non vuole che io lavori con quello che so fare e che ho studiato per una vita; ma mi sento di dire anche un’altra cosa. Non possiamo affidarci a nessuno, la cosa che conta è il fare, fare delle cose belle, delle canzoni, delle sculture, e credere fino all’osso in quello che facciamo, e farlo anche se tutti gli altri ci dicono di no, e quindi se non si possono fare i concerti si possono fare i dischi e le canzoni. Vomitiamo roba bella e prima o poi qualcuno la raccoglierà e ci dirà grazie, intanto andiamo a raccogliere le fragole e fare i sub in un diving centre (si pronuncia daiving senter). Anche io vi saluto e vi ringrazio per questa intervista che è stata un po’ difficile per me.

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