Interview: Ruben Coppolella

Abbiamo intercettato ai nostri microfoni una figura storica a cardine del panorama cantautorale nazionale come Ruben che, dopo poco, ha pubblicato il suo “best of” dove racconta anni ed anni di carriera condensati e riassuntati al massimo della loro bellezza. Non vogliamo aggiungervi altri spoiler. Sotto il frutto della nostra chiacchierata virtuale. Buona lettura!

1) ciao Ruben, per chi non ti conoscesse ancora, come nasce il tuo progetto artistico?

Dopo aver fatto parte di alcuni gruppi rock, nel 1999 ho iniziato a scrivere i brani che ho pubblicato col mio primo album da cantautore, “Biondo accelerato”. Da lì, ho seguito questa strada, di chi scrive e canta le proprie canzoni, mestiere che bisogna amare davvero molto, se lo si vuol fare, perché le difficoltà sono molte e le soddisfazioni, in confronto, davvero poche. Comunque, ho continuato a fare dischi, seguendo solo quella che era l’ispirazione del momento, senza programmare alcunché, ovvero quello che avevo voglia di fare in studio lo facevo.

2) chi è cosa ha influenzato maggiormente la tua carriera?

Più che di carriera, termine che ritengo più adatto a chi non svolge un’attività artistica, parlerei di percorso, che prima di tutto è umano, poi è anche legato all’arte. Per cui, posso dire che mi ha ispirato la vita di ogni giorno, le persone che ho incontrato, le situazioni in cui mi sono trovato. Chi fa arte è una sorta di recipiente che raccoglie tutto, gli dà una bella rimescolata, e poi lo butta fuori, in una forma tutta nuova. Ma è comunque la vita a riempire il recipiente.

3) come nasce l’idea di un best of?

Nasce molti anni fa, ed è stata dell’etichetta per cui è uscito il disco, la Vrec di David Bonato. Mi diceva sempre che, avendo realizzato tanti dischi (con questo sono undici!), era difficile farsi un’idea precisa di quanto avessi fatto con la musica, per cui raccogliere le mie canzoni migliori in un unico CD poteva aiutare. Detto… e, alla fine, fatto!

4) raccontaci delle tue collaborazioni, qualche aneddoto? Con chi vorrai collaborare in futuro?

Mi vengono in mente adesso alcune chicche. Per dire, in un recital dedicata a Leonard Cohen, prodotto da Flavio Poltronieri, ho duettato con Veronica Marchi sul brano “The Letters”. Un mio brano è stato inciso da Chiara Jerì, ed è sempre un’emozione quando un tuo brano prende vita grazia a un’altra persona. Come produttore discografico, ho realizzato l’album d’esordio della cantautrice Neve Su Di Lei e il singolo, sempre d’esordio, della cantante Paola Purpura. In futuro, mi piacerebbe riprendere proprio la mia attività di produttore. I talenti da far conoscere non mancano di certo; il problema è il pubblico, attento a cose che con la musica hanno poco a che vedere.

5) come hai visto il panorama cambiare in questi anni e come pensi potrà cambiare in futuro?

La digitalizzazione ha cambiato il modo di fare musica. L’avvento dell’AI lo ha cambiato ancor di più. Poi, per quanto riguarda invece la fruizione della musica, i social hanno rovesciato il modo di viverla. Oggi, soprattutto chi è della nuova generazione, non riconosce più la star, il divo della canzone. Ai concerti, molti nel pubblico fanno selfie, quindi con se stessi in primo piano, e chi è sul palco, che in teoria dovrebbe attrarre l’attenzione, è relegato sullo sfondo. Come a dire: la star sono io! È proprio la musica che viene messa, sempre più spesso, in secondo piano. Per quanto riguarda il futuro, fare previsioni è proprio impossibile. Il mondo, oggi, cambia alla velocità della luce.

 6) quali saranno i tuoi prossimi passi? Progetti per il futuro?

Concerti, concerti e concerti. La dimensione dal vivo è, in questo momento, l’esigenza che sento in modo maggiore. Per quanto riguarda invece il ritorno in studio di registrazione, c’è qualche progetto, idee che mi ronzano in testa da molto, ma credo che il tempo non sia ancora maturo per parlarne. Intanto… mi godo il mio “Best of”!

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