Interview: Rock Contest Controradio

Da oltre trent’ani, il Rock Contest di Controradio offre ottime opportunità alle band e da esso, nel corso degli anni, sono usciti nomi che poi hanno avuto carriere importanti, come ad esempio Offlaga Disco Pax, King Of The Opera, Roy Paci, Irene Grandi. Per l’edizione del 2017, e in occasione dell’approssimarsi della scadenza per le iscrizioni (30 settembre), abbiamo rivolto alcune domande a Giuseppe Barone, uno degli organizzatori.

Il vostro contest è nato ormai tantissimi anni fa, e in tutto questo tempo ci sono stati enormi cambiamenti nel mercato discografico e nel modo in cui gli utenti usufruiscono della musica. Tutto ciò ha influito in qualche modo sulle scelte a livello di direzione artistica, e/o sulla qualità media dei partecipanti?

In effetti dal 1984 ad oggi quasi tutto è cambiato, ma non l’esigenza delle band di avere un confronto reale, non mediato, con pubblico ed addetti ai lavori. Internet è una grande risorsa (e ci aiuta molto nel verificare la consistenza dei candidati) ma anche un mare infinito di proposte, spesso molto “artefatte” e che reggono male la sfida del live. La vetrina del contest in qualche modo elimina ogni intermediazione, reale o digitale.

La partecipazione al contest dà l’opportunità di ottenere premi, collaborazioni importanti e visibilità, ma l’impressione, da utente, è che queste ultime due cose si possano ottenere sempre più facilmente anche in altri modi. Qual è, secondo voi, il valore aggiunto proprio della partecipazione al contest sotto questi due aspetti?

In realtà non è del tutto vero, come ti dicevo il rapporto diretto, immediato, il know how condiviso dello staff, la grande visibilità della manifestazione e la rete di contatti che permette di intessere sono, per chi sa sfruttarli al meglio, una opportunità difficilmente ripetibile. Questo poi vale per tutti i partecipanti. Nonostante il monte dei premi in palio sia decisamente importante (quasi 10.000 euro) alla fine è proprio la funzione di vetrina e di lancio il vero nucleo della manifestazione. A sancire il valore di questa funzione di scouting quest’anno è proprio la partnership con Sugar Music (etichetta di Motta, M+A, ma anche Negramaro, Malika Ayane),che già dalla scorsa edizione aveva messo sotto contratto i Manitoba (il loro disco esce a giorni), come lo fu la realizzazione di quel nuovo classico della musica italiana, “Socialismo Tascabile” degli Offlaga Disco Pax, che proprio grazie alla vittoria del contest e la partnership con Audioglobe vide la luce in tempi brevissimi.

Come avvengono le selezioni dei 30 partecipanti iniziali? Immagino dobbiate ascoltare ore e ore di musica e che la scrematura debba essere spietata e effettuata in un tempo relativamente breve.

Non nego che sia un lavoro piuttosto impegnativo, vista la grande mole di materiale presentato (lo scorso anno furono circa 700 domande). Quello che cerchiamo di premiare è la coerenza e riconoscibilità della proposta, oltre alla capacità di scrivere brani efficaci.

La giuria per la serata finale è sempre composta da nomi prestigiosi. Per la loro scelta, usate criteri ben precisi o cercate semplicemente di pensare a qualcuno con una buona competenza e un importante trascorso?

Diciamo che la manifestazione ha una sua identità ben riconoscibile, in base a quella cerchiamo di coinvolgere personaggi che abbiano una marcata affinità con la scena musicale di riferimento (Alberto Ferrari dei Verdena, Dario Brunori, Andrea Appino, Cristina Donà, Dente, Manuel Agnelli, Rachele Bastreghi, Max Collini, Piero Pelù, etc.). Quello che ci rende veramente orgogliosi è che i giurati aderiscono al progetto a titolo gratuito e per condivisione della nostra “mission”. La scorsa edizione poi abbiamo avuto l’endorsement di Luciano Ligabue, che senza entrare nella scelta artistica, ha offerto l’uso del suo personale studio di registrazione agli Amarcord, vincitori della speciale sezione dedicata ai brani in italiano.

Per l’esistenza del contest, a quanto si legge dai vari comunicati, il rapporto con le istituzioni è fondamentale. Volete dirci qualcosa di più su come è nato e come si sta sviluppando negli ultimi anni, periodo in cui la promozione di arte e cultura sembra avere sempre meno spazio a livello istituzionale?

Il rapporto con il Comune di Firenze e con la Regione Toscana è di lunga data. Per fortuna a loro è ben chiaro che la musica è sì arte, ma anche tessuto connettivo e produttivo, oltre ad essere uno dei mezzi privilegiati di rapporto con le giovani generazioni. Di questo non possiamo che essere contenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *