Interview – Rhesina

Fuori dal 25 aprile “Nosedive”, il nuovo singolo dei Rhesina. Si tratta di un brano che strizza l’occhio all’alternative rock degli anni 2000 mantenendo però un velo di modernità. Un tuffo nel vuoto. Un vuoto interiore contornato da momenti in cui ci sentiamo invisibili e soli nonostante la tecnologia sempre connessa. I Rhesina raccontano tutto questo in “Nosedive”. Melodie incalzanti, chitarre rock e la voce di Alessia che ci porta in questo vuoto assoluto, ma carico di emozione.

Ciao, raccontateci come è nata Nosedive?

    Ciao! Nosedive nasce da una demo fatta da Paul, il nostro chitarrista. Ci sembrava davvero bella e quindi abbiamo iniziato a scrivere da quella demo. Per quanto riguarda i temi trattati invece ultimamente, con la tragica situazione in atto a Gaza, Alessia si è voluta concentrare sul suo senso di sconforto dato dall’impotenza e dal rendersi conto delle costanti distrazioni che ci fanno vivere situazioni simili con un distacco e una distrazione quasi “inumane”

    C’è una frase di “Nosedive” che secondo voi meriterebbe di finire su una t-shirt?

    Si! “Son solo vinta tra i vinti della distrazione”, per quanto possa sembrare brutale, ci sembra un monito che tutti dovrebbero indossare. È importante ricordarsi di prestare attenzione e volgere lo sguardo dove più è necessario

    Nella vostra musica si sente una certa malinconia: è più una ferita, una forza o un rifugio per voi?

    Diciamo che è un misto delle tre! Crediamo che tutti, più o meno, portino delle ferite. Ma le ferite son parte della vita e non potremmo prescindere la crescita personale da esse, perché ne sono causa diretta. Questa crescita è data dalla forza di affrontare le ferite stesse, seppur il progresso non sia lineare e ogni tanto possa essere necessario rifugiarsi per un po’ nel dolore, anche solo per il tempo di una canzone.

    Oltre che uno sfogo per noi, speriamo che anche chi ci ascolta possa rifugiarsi per qualche minuto per recuperare la sua forza.

    Quanto contano per voi le parole? Arrivano prima o dopo rispetto alla musica?

    Bella domanda! Se dovesse rispondere Alessia, direbbe che vanno di pari passo! La musica, d’altronde, serve a comunicare qualcosa di intimo, e per quanto possa essere espresso anche dalla parte strumentale e da una melodia, le parole aiutano tanto a rendere quel messaggio più diretto.

    Qual è stato il momento più caotico o surreale vissuto in sala prove?

    Ce ne sono tantissimi! Ma tra tutti uno che è stato in qualche modo surreale è stato appendere dei disegni che due bimbi hanno fatto per noi. In quel momento ci siamo sentiti in una maniera particolare perché abbiamo riflettuto sul fatto di essere arrivati al cuore di qualcuno.

    Quale dei vostri brani precedenti è stato più “sanguinoso” da scrivere o portare a termine?

    Il brano più difficile è stato senza dubbio Tra Me e Te (Non Scorre Buon Sangue), il nostro primissimo singolo. Abbiamo impiegato davvero tanto tempo perché volevamo perfezionare a tutti i costi il nostro esordio. Alla fine il risultato è stato qualcosa che è riuscito a soddisfare tutti.

    E infine: avete un piccolo rituale di gruppo prima di salire sul palco? Se sì, raccontatecelo!

    Ognuno ha il suo! Alessia per esempio fa un aerosol per ammorbidire le corde vocali e del riscaldamento, Paul e Danny scaldano le mani e così via… Post concerto invece ci si trova tutti giù per una birra!

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