Interview: Nicaragua

I Nicaragua sono il nuovo progetto di Caterina Yuka Sforza, collaboratrice di KT Tunstall e di Andrea Poggio, e di Yuri Tartari Pucci, chitarrista dei Minnie’s. Con molto tempo a disposizione durante il lockdown i due musicisti hanno iniziato questa nuova band, in cui esplorano territori a loro nuovi come synth-pop e musica elettronica. Il loro primo album, Practice Over Theory, vedrà

la luce il prossimo 18 dicembre e noi di Indie-roccia.it abbiamo approfittato di questa uscita per contattare telefonicamente il duo e farci raccontare di questa loro nuova esperienza. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao, benvenuti su Indie-roccia.it e grazie per dedicarci il vostro tempo. Come state?

Yuri Tartari Pucci: Ciao, siamo un po’ stanchi perché sabato e domenica abbiamo registrato un nuovo video, ma credo che sia uscita una cosa bella.

Il mese prossimo uscirà il vostro primo LP, Practice Over Theory: quali sono le vostre aspettative, lasciando perdere la situazione fuori?

Yuri: In realtà è una cosa abbastanza imprescindibile. Abbiamo scritto il nostro disco durante il primo lockdown. Per noi è un modo di tenerci un po’ vivi rispetto a questa situazione. Il lockdown ci ha dato questo tempo che non pensavamo di avere e abbiamo scritto e registrato questo disco. La sensazione di poterlo condividere con il resto del mondo è bella. Siamo molto contenti e il disco ci piace ancora tanto.

Avete voglia – quando si potrà – di uscire, salire su un palco e suonare il vostro disco?

Yuri: E’ il nostro obiettivo. Nella nostra testa stiamo preparando le basi per fare questo. Stiamo sfruttando questo tempo per presentarci all’esterno, sperando che in primavera o in estate si possa tornare sui palchi, sia con i nostri progetti principali, sia con questo nuovo gruppo. E’ un progetto che stiamo costruendo per il futuro. Non vediamo l’ora di tornare a suonare. In questo progetto vogliamo anche condividere il palco con altri musicisti, un po’ come abbiamo fatto nella registrazione del nostro disco: nei pezzi abbiamo cercato di coinvolgere degli amici, dei musicisti. Sarebbe bello andare in giro sia in formazione a due – io e Caterina – ma anche con altri musicisti a cui fa piacere salire sul palco insieme a noi.

Posso chiedervi come è nata questa vostra collaborazione?

Yuri: Io suono nei Minnie’s da tanti anni, mentre Caterina ha cantanto con KT Tunstall e in altri progetti e, da quando è arrivata qui in Italia, ha lavorato insieme ad Andrea Poggio. Abbiamo lavorato insieme ed era da un po’ di tempo che pensavamo di formare una band. Avevo voglia di fare qualcosa di diverso da quello che faccio con i Minnie’s e anche di provare altri strumenti, visto che nel mio gruppo suono la chitarra. In questo progetto ho suonato un po’ tutto, il basso, il pianoforte. Era una cosa che avevo voglia di fare.

Caterina Yuka Sforza: L’idea c’è sempre stata. Da quando ci siamo conosciuti abbiamo sempre parlato di fare qualcosa insieme, ma tra il lavoro e le band con cui collaboriamo, non avevamo ancora trovato il tempo. Quando c’è stato il lockdown ci è sembrato il momento perfetto. Per me è stato il primo progetto come lead singer perché ho sempre fatto la corista. Mi ha dato l’opportunità di capire come scrivere come un lead singer, cantare, ecc., quindi è stato un progetto interessante per entrambe le parti, anche se era qualcosa di diverso (rispetto al solito).

Magari poteva essere una specie di sfida per voi?

Caterina: Sì, certamente.

Yuri: E’ nato tutto molto spontaneamente. Abbiamo voluto mantenere questa spontaneità: al di là di dire che volevamo fare un progetto insieme, non abbiamo mai pianificato cosa fare. E’ una cosa molto spontanea, ma credo che sia stato bello anche così. Appena finito il primo lockdown abbiamo realizzato un primo singolo e abbiamo ottenuto un buon riscontro, nonostante non avessimo alcun supporto. Non è detto che il prossimo disco sarà così, ma è abbastanza significativo del tempo che stiamo vivendo. Per noi segna un momento importante e un bel inizio. Il titolo, Practice Over Theory, vuol dire il fare prima del progettare, quindi di fare (le cose) a seconda di ciò che sentiamo. Caterina fa yoga da molto tempo e io faccio karate da parecchi anni e l’idea della pratica, che ho sempre cercato di riportare nella musica, è un po’ la spiegazione del titolo.

Caterina: E’ un po’ una filosofia.

Yuri: Non è che nello yoga e nel karate non ci sia il pensiero dietro, ma è importante la pratica, che viene poi esplicitata nella teoria che trovi dietro lo yoga o il karate. E’ un approccio un po’ orientale.

Da dove proviene il nome Nicaragua? Cosa avete in comune con lo stato centroamericano?

Yuri: A prescindere dal fatto che ci sono stato tanti anni fa ed è un paese particolare e bellissimo che mi ha affascinato molto, la realtà è che è legato al lockdown. Nella chiusura in cui ci trovavamo, cercavamo di viaggiare con la testa e ci chiedevamo dove saremmo voluti andare. Volevamo un posto lontano e diverso da quello in cui ci trovavamo. Cosi ci siamo chiesti: “Perchè non il Nicaragua?”

Caterina: Ti dà subito l’idea di viaggiare e della scoperta di una cosa nuova. L’idea era quella. E poi il nome di quello stato rimane uguale ovunque.

Mi dicevate poco fa che, per creare il vostro disco, avete collaborato con altri artisti quali Luke Ballen, Cesare Picco e Niccolò Antonietti: che cosa hanno aggiunto al vostro suono? Che cosa hanno portato nella vostra musica questi collaboratori esterni?

Yuri: Luke Ballen è un caro amico di Caterina, con cui ha condiviso un’esperienza lavorando per KT Tunstall. Abbiamo pensato che Your Shoes avesse bisogno di un suono acustico differente da quello che potevamo creare noi in studio. Caterina ha raccontato a Luke del nostro progetto e lui è stato molto gentile e superprofessionale: ci ha dato un’ottima recensione del materiale che stavamo creando e, dopo tre giorni che aveva accettato di collaborare con noi, ci ha inviato una linea di batteria registrata perfettamente e funzionava benissimo. E’ stato molto spontaneo e “buona la prima”. E’ riuscito a interpretare il pezzo nella sua semplicità e credo che ci voglia parecchia maestria a sintetizzare una linea di batteria – ma anche di qualsiasi altra cosa – nel modo più semplice ed efficace. Il timore che si ha a coinvolgere altri musicisti è quello che interpretino un pezzo in maniera diversa dalla tua o lo cerchino di arricchire con qualcosa di inaspettato, mentre lui è stato perfetto e si vede bene che è un professionista.

Quindi ha seguito perfettamente la vostra linea?

Caterina: Sì, assolutamente. Ha dato tutto il rispetto al pezzo che abbiamo scritto. Avere nel mio primo progetto da lead singer un’amico conosciuto in un’importante esperienza lavorativa mi fa molto piacere.

Yuri: Niccolò Antonietti è un ingegnere del suono che è nostro amico da tanti anni e che qualche anno fa si è spostato a Londra perché collabora con tanti artisti internazionali, tra cui Mike Patton e Jamiroquai. Lui è stato spiazzato da questa sitazione. Prima era in giro per il mondo tutto l’anno, ma ora si è ritrovato a casa perché tutti i tour sono stati annullati. Avendo parecchio tempo davanti, ha ricominciato a scrivere musica, cosa che faceva tempo fa, quando era più libero dagli impegni. Ci ha mandato questo pezzo, senza sapere che stessimo lavorando a questo nuovo progetto e gli abbiamo chiesto se volesse che aggiungessimo dei vocals e altri dettagli. Lui è stato molto contento, così abbiamo scritto questo brano insieme. Sempre sullo stesso brano abbiamo coinvolto anche Cesare Picco, che è un eccezionale pianista di improvvisazione, oltre a essere un grande amico con cui ho collaborato parecchie volte in passato. Anche se lui è più grande di me ed è un musicista più affermato di noi, è una persona molto umile e che ha voglia di mettersi in gioco in diverse situazioni. Con lui ho collaborato sia con i Minnie’s che per il karate, realizzando dei video che, a suo modo, sono stati abbastanza unici nel genere, mettendo insieme il karate e il piano. Gli abbiamo fatto ascoltare il pezzo e gli abbiamo chiesto di arricchire una parte con il piano e lui ha collaborato. Pur essendo un pianista virtuoso, è riuscito a entrare nel pezzo con le “pantofole”. Ci ha messo del suo e ha cambiato un po’ l’atmosfera della parte in cui è intervenuto, ma senza stravolgere le cose e rispettando il pezzo ed è stato bello collaborare con lui.

Caterina: Soprattutto adesso lo spirito della collaborazione, in un momento in cui è più difficile da realizzare, è qualcosa che dà un valore e che rimane sempre importante.

Prima mi raccontavate che alcuni pezzi li ha scritti Caterina, mentre altri Yuri. Ci potete dire come funziona il processo creativo all’interno del vostro progetto?

Yuri: Funziona in maniera molto spontanea. Alcuni pezzi sono nati nello studio che mi sono costruito, mentre lavoravo con gli strumenti e poi, dopo averli fatti ascoltare a Caterina, abbiamo iniziato a costruirci sopra. Altri pezzi, invece, erano parti o bozze che aveva scritto Caterina – ne ha tante, ma non ha mai avuto l’opportunità e forse il tempo di uscire come autrice di musica e invece ha sempre accompagnato altri artisti. Ha nel cassetto alcuni pezzi molto belli e alcuni li abbiamo ripescati e riarrangiati insieme e Caterina ci ha aggiunto le voci. Abbiamo lavorato su quello e su come interpretare i nostri pezzi. E’ stato interessante.

Caterina: Di base ho sempre fatto la corista: non è un’interpretazione vera e propria poiché fai parte dell’immagine del suono di un’altra persona. Quando devi scrivere qualcosa per te stessa è un confronto interessante e un lavoro. C’è sempre da lavorarci sopra, ma questo è stato un ottimo inizio.

Per quanto riguarda i testi, invece, quali sono i vostri temi principali? Avete parlato anche del lockdown?

Caterina: Per questo disco tanti dei temi si avvicinano al lockdown e a questa idea dell’isolamento e della speranza nel futuro.

Yuri: Sono testi molto semplici, ma non per questo poco profondi. A volte sono fotografie di quello che stava succedendo. Non tutte le canzoni, ma molte parlano di stare a casa, di organizzare le giornate all’interno dei propri spazi, di accorgersi dei vicini di casa piuttosto che passare il tempo a pensare a ciò che vorresti fare invece che essere lì. Purtroppo sono temi abbastanza comuni e continuano a essere attuali. Ovviamente il prossimo disco parlerà di altro. Vogliamo continuare e, finché saremo in questa situazione, non ci resta che scrivere. Abbiamo voglia di far uscire qualcosa in primavera, magari uno o due pezzi nuovi, e andare avanti con questo processo creativo finché non avremo la possibilità di condividerlo fisicamente con gli altri.

Ascoltando il vostro disco, oltre all’eleganza e alla delicatezza della vostra musica, io ho provato una sensazione di relax: è qualcosa di intenzionale o è uscita in modo naturale?

Yuri: Era qualcosa di naturale perché in quel momento il tempo era proprio dilatato e ogni giornata era il continuo della precedente. Alla fine questa sensazione di tempo dilatato – anche involontariamente – è venuta fuori. Inoltre spesso il nostro lavoro è molto frenetico e avere il tempo e ritrovarsi in studio e poterci stare per tutto il tempo necessario è stata anche una sensazione bella. In mezzo a tutto questo casino ci sono cose che abbiamo imparato, sono delle esperienze che possiamo provare solo in queste situazioni. Non c’era nessuno che ti stava aspettando, nessuna mail che arriva: questo si rispecchia in ogni pezzo. Non avevamo nemmeno l’idea di far uscire nulla, volevamo scrivere della musica perché avevamo gli strumenti ed è una cosa che ci piace fare. Quando abbiamo messo insieme alcuni pezzi, ci siamo chiesti se non avremmo potuto condividerli con altre persone. Li abbiamo fatti sentire ad alcuni amici e ci hanno incoraggiato, così abbiamo deciso di pubblicare un album. Vediamo quello che arriva. Noi abbiamo voglia di divertirci e andare in giro a suonare, prendere un furgone, scoprire nuovi posti e conoscere nuova gente.

Per quanto riguarda le influenze musicali, oltre ai vostri altri progetti, cosa troviamo in questo vostro nuovo gruppo che è appena partito?

Yuri: Penso che dipenda da quelli che sono stati i nostri ascolti recenti. Due anni fa abbiamo visto live Mac DeMarco ed è diventato un nostro piccolo idolo, anzi forse lo era già prima, ma live è stupendo. Un altro musicista che mi è sempre piaciuto moltissimo e a cui ho sempre cercato di avvicinarmi per le cose che facciamo con i Minnie’s è Kurt Vile. E’ un cantautore che adoro. L’ho visto al Primavera Sound. Il loro modo di suonare la chitarra mi piace molto e penso che si possa intravedere qualcosa anche nella musica dei Nicaragua.

Caterina: Tra gli artisti recenti la londinese Arlo Parks. Lei ha un modo naturale di cantare e ci piace molto la sua musica. Per quanto riguarda la parte lo-fi direi il norvegese Jakob Ogawa. Lui fa cose influenzate dal R&B e ha un suono molto carino: sicuramente abbiamo preso ispirazione anche da lui. Poi anche da Alice Phoebe Lou.

Un’ultima domanda: potete scegliere una vostra canzone da utilizzare come soundtrack di questa intervista?

Caterina: Direi Tomorrow.

Yuri: Il titolo porta bene. (ridiamo)

Vi ringrazio molto e spero di vedervi presto su qualche palco in giro per l’Italia.

Caterina: Speriamo proprio. Grazie a te.

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