Interview – Moscardi

Esce giovedì 25 novembre 2021 per iSugo Records (e in distribuzione Artist First), Faccio un salto in Africa, il nuovo singolo di Moscardi. Un nuovo capitolo per il cantautore cagliese classe 1994: uno schiaffo pop ai radical chic, una critica ironica all’Occidente, un brano per chi non accetta ancora la fine dell’estate. La società occidentale moderna, dice lo stesso Moscardiricca di denaro e beni di consumo ma povera d’animo, ha partorito creature spesso molto attente ai propri bisogni e un po’ meno a quelli degli altri. In questa canzone, l’Africa diventa il continente-simbolo di questo scambio davvero poco Equo&Solidale, con la speranza che il prossimo salto in Africa lo faremo per dare il nostro aiuto incondizionato. 

Ecco cosa ci ha raccontato!

  1. Di cosa parla Faccio un salto in Africa?

Della tendenza di noi occidentali a compiere azioni di solidarietà, e più in generale di pensare all’Altro, solo quando intravediamo un possibile tornaconto personale; che si tratti di una questione di “immagine” o, ancora peggio, legata ai soldi.

  1. Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?

Un mix di cose: da un lato sicuramente le ritmiche e le melodie di cantautori stranieri come James Taylor, Tracy Chapman, Cat Stevens, Ed Sheeran; dall’altro i testi e i temi del cantautorato italiano, da Fossati a Fabi, da De Gregori a Jovanotti. …e se vi dicessi che molte idee le devo anche al Rap?

  1. Come nasce la tua collaborazione con iSugo Records?

Nasce a Pescara intorno al 2018/2019 mentre frequentavo il Conservatorio. È lì infatti che ho conosciuto Pierfrancesco Speziale e Umberto Matera, insieme ai quali ho deciso di dare vita a questa etichetta indipendente. Attorno ad essa ovviamente ruotano tanti altri artisti e dentro iSugo il confine tra lavoro ed amicizia (per fortuna) è molto labile.

  1. Faccio un salto in Africa è un brano di critica sociale?

Non solo. La critica verso certi atteggiamenti ipocriti rappresenta sicuramente l’input da cui sono partito, ma non volevo che questa canzone rimanesse soltanto un’invettiva sterile. Per questo ho coinvolto in questo progetto un’organizzazione di volontariato (SottoSopra) che proviene dal mio stesso paese e che opera in Malawi. Gli incontri con SottoSopra sono stati davvero preziosi e insieme abbiamo realizzato un video che prova a trasformare la critica di cui sopra in un piccolo contributo concreto alle loro attività. 

  1. Quale domanda non ti ho fatto ma avrei assolutamente dovuto farti? E la risposta?

Dove mi trovo in questo momento. Ma per la risposta ormai dovremo aspettare la prossima intervista!

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