Interview – McKenzie

Dal 10 settembre è disponibile in rotazione radiofonica “VARENNE”, brano estratto da “ZOOLOFT” (Blackcandy Produzioni/Believe), nuovo album dei MCKENZIE già presente su tutte le piattaforme di streaming.

Un battito di mani per simboleggiare il trotto, una batteria percussiva per ricordare il galoppo e i violini di Nicola Manzan per simboleggiare la tensione di una vita travagliata com’è stata quella del campione Varenne – a cui deve il titolo questa canzone dei McKenzie -, com’è quella di tanti uomini e tante donne considerati già dei perdenti dalla nostra società occidentale. Persone, individui, esseri umani che vagano da un “padrone” a un altro nella speranza di trovare l’occasione giusta, il riscatto da una vita dal sapore amaro che non hanno scelto.


“Varenne” fa parte di “Zooloft”, album di otto tracce pubblicato dai McKenzie ad agosto.

Il vostro nuovo singolo Varenne viene da un disco intitolato Zooloft, titolo che gioca sul nome di un farmaco parecchio citato più volte da artisti nel rock. C’è qualcosa secondo voi che lega lo Zoloft al mondo della musica, in particolare il rock?

Più che altro pensiamo sia ormai una consuetudine da superare quella di parlare di assunzione di farmaci / droghe nel mondo del rock e in generale nella musica. I farmaci e le droghe vengono assunti ormai da chiunque, dai medici ai colletti bianchi passando per le categorie più svariate. Però è più socialmente accettabile dire che l’arte cammini a braccetto con certe pratiche. Il senso di Zooloft sta proprio lì, nel racconto della condizione umana attraverso storie di donne e uomini comuni, non artisti o chissà cosa ma semplici persone. Zooloft è un attico pieno di animali, ognuno dei quali rappresenta una caratteristica del genere umano.

Perché avete scelto proprio Varenne come nuovo singolo tratto dall’album?


Ci piace molto suonarlo, ci carica tantissimo e probabilmente è il brano che più descrive il soggetto del testo attraverso la musica: Varenne è il nome del cavallo che tutti noi conosciamo e il suo trotto lo puoi sentire nella canzone. In più, ci sono i violini di Nicola Manzan che aumentano una certa tensione emotiva nella maniera che solo lui poteva restituire.

Il sound di Varenne ricorda in parte un certo emo e in parte l’alternative rock. Cosa troveremmo se potessimo spulciare nelle vostre playlist recenti?
Troveresti veramente di tutto, dal Rap al Jazz, il cantautorato, certa elettronica, l’Hardcore, tanto Post-Rock. Se poi vogliamo parlare di ascolti recenti – ma non necessariamente attuali – potresti trovare Il Vile dei Marlene Kuntz, Distractions delle Random Recipe (nostre grandi amiche!), Sometimes I Might Be Introvert di Little Simz, Magica Musica di Venerus, tutti i dischi dei Sault, Hey What dei Low, l’esordio di Aquerell e il resto ogni tanto lo mettiamo nelle storie IG della band.

Secondo voi quali sono il momento e il luogo migliore per ascoltare Varenne?


In qualunque posto quando si è sotto sforzo.

Ben due tracce del disco, tra cui appunto Varenne, hanno la prestigiosa collaborazione di Nicola Manzan. Com’è nata quest’unione musicale?
Nicola lo conosciamo da tempo come musicista e nel corso degli anni ci siamo incontrati diverse volte in vari contesti, organizzando qualche data per lui giù da noi o dividendo il palco quando con Bologna Violenta o con i Ronin. Volevamo assolutamente coinvolgerlo in qualcosa di nostro e una volta scritti i brani, abbiamo mandato quelli che sentivamo potessero essere valorizzati dal suo violino. Lui ci ha detto subito di sì nonostante abbia sempre tantissimi progetti a cui lavorare.

Cosa vi aspettate dalla stagione autunnale/invernale alle porte? Come vedete la situazione live in Italia?


Ci aspettiamo che il settore dei concerti dal vivo venga trattato con maggiore rispetto e considerazione. Non solo è stato l’unico che ha rispettato rigidamente tutti i protocolli, e continua a farlo, ma rappresenta anche un’importante fetta dell’economia nazionale, perché tanto sappiamo determinate scelte su cosa si basino, e allora parliamo di soldi perché i concerti ne fanno muovere parecchi.

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