Interview – Mauro Fuggetta
Con “Nidi Sugli Alberi”, Mauro Fuggetta firma un brano intimo e delicato che racconta il bisogno universale di trovare un luogo sicuro nell’altro, un rifugio capace di resistere alle incertezze e al rumore del presente. Attraverso immagini evocative e un linguaggio essenziale, il cantautore esplora temi come l’amore, la fragilità, la ricerca di sé e il valore delle relazioni autentiche. In questa intervista ci parla della nascita del singolo, del suo percorso artistico tra passato rock e presente da solista, e di ciò che oggi significa, per lui, sentirsi a casa, nel proprio nido.
“Nidi Sugli Alberi” racconta l’amore come un rifugio. Quanto senti che le persone abbiano ancora bisogno di sentirsi “a casa” con qualcuno?
Credo che oggi ne abbiamo ancora più bisogno di prima. Viviamo in un tempo in cui siamo sempre connessi ma spesso profondamente soli. Sentirsi “a casa” in qualcuno significa trovare un luogo dove non devi dimostrare niente, dove puoi toglierti le difese. È un bisogno antico che la modernità non ha cancellato, anzi forse ha reso ancora più urgente.
Nel testo emerge la paura di perdersi. Qual è stata l’ultima volta che ti sei sentito d’avvero fuori rotta, artisticamente o umanamente?
Penso che ogni artista attraversi momenti in cui si chiede se la strada che sta percorrendo sia davvero quella giusta. Mi è successo anche recentemente: ci sono periodi in cui fai fatica a riconoscerti, in cui metti in discussione quello che scrivi e perfino il motivo per cui lo fai. Poi però impari che anche quei momenti fanno parte del viaggio. A volte per ritrovarti devi prima accettare di esserti perso.
Tra tutte le immagini presenti nel brano, quale pensi rappresenti meglio Mauro Fuggetta oggi?
Direi proprio il “Nido”. Non come un posto dove nascondersi, ma come un luogo costruito con pazienza, fatto di affetti, esperienze e fragilità. Oggi sento meno il bisogno di rincorrere qualcosa e molto di più quello di custodire ciò che conta davvero.
C’è qualcosa nell’ attitudine rock che continua a vivere nelle tue canzoni, anche quando i toni sono più morbidi?
Assolutamente sì. Per me il rock non è solo una questione di suono o di chitarre distorte. È soprattutto un atteggiamento: cercare di essere sincero, non avere paura di mostrare anche le parti più scomode di sé. Quello resta anche quando il brano è delicato o acustico.
Qual è la differenza principale tra il Mauro musicista di una band e il Mauro cantautore solista?
In una band impari ad ascoltare gli altri e a mettere il progetto davanti all’ego. Da solista, invece, ti assumi tutta la responsabilità di quello che racconti. Non hai più nessuno dietro cui nasconderti: ogni parola, ogni scelta e ogni silenzio parlano direttamente di te. È più impegnativo, ma anche molto liberatorio.
Se potessi lasciare agli ascoltatori una sola frase dopo aver ascoltato il singolo, quale sarebbe?
Abbiate sempre il coraggio di cercare il vostro posto nel mondo… e quando lo trovate in una persona, custoditelo con tutto quello che avete.


