Interview: Matteo Alieno

Matteo Alieno è il nome d’arte di Matteo Pierotti, cantautore romano classe 1998. Comincia a suonare e a comporre fin dalla più tenera età, ma è sulla fine del 2019 che pubblica il suo primo singolo dal titolo “Non mi ricordo”, iniziando così la sua collaborazione con l’etichetta Honiro Ent. Nonostante le sfide 2020, Alieno continua a comporre e produrre musica senza sosta fino ad arrivare, a ottobre 2020, alla pubblicazione del suo primo album per Honiro Rookies: ASTRONAVE, un viaggio tra le varie epoche e contaminazioni che raccontano l’universo interno ed esterno dell’autore.

Abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche parola con l’artista per saperne qualcosa di più.

Ciao Matteo e benvenuto su Indie-Roccia. Per prima cosa, hai voglia di raccontare in qualche riga chi è Matteo Alieno a chi sente parlare di te per la prima volta?

Ciao molto piacere innanzitutto, Matteo Alieno è un ragazzo di 22 anni che nella vita scrive e canta canzoni, suona vari strumenti male ed è appena uscito il suo primissimo disco “Astronave” per l’etichetta Honiro.

Parlaci un po’ del tuo background musicale. Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente e come è nato in te il desiderio di fare musica?

Di artisti ne ho ascoltati e ne ascolto tutt’ora talmente tanti che non saprei dirti quali sono quelli che mi hanno influenzato di più, forse se proprio devo scegliere mi sento di dire i Beatles, in particolar modo la scrittura di Lennon, e cantautori italiani come Lucio Dalla o Edoardo Bennato. La passione per la musica è nata quando ero molto piccolo grazie ai miei genitori, che mi facevano giocare con gli strumenti musicali oltre che con i classici giocattoli, nel pezzo “Libero” infatti dico: “con una chitarra e il pianoforte di mamma”… papà invece essendo sudafricano è pieno di percussioni di ogni genere, da lui viene l’amore per le sezioni ritmiche.

Quali sono, secondo te, i pro e i contro dell’essere un giovane cantautore in Italia nel 2020?

Per quanto mi riguarda, credo che questo sia il momento giusto per proporre musica, siamo avvantaggiati rispetto al passato, i cantautori degli anni 70 per riuscire a pubblicare un disco dovevano stare anni dietro alle etichette discografiche e registrare costava tantissimo, ora a casa ci si può registrare da soli e per pubblicare ci vuole molto meno di allora. L’unico “contro” di fare il cantautore è che questa parola suona subito vecchia, come se fosse un linguaggio anni luce distante da altri più contemporanei come quello del rap, quando invece credo siano linguaggi simili,e secondo me spesso coincidono.

Tra tutti quanti i brani presenti nell’album Astronave qual è quello cui sei più legato e perché?

Ovviamente è molto difficile per me scegliere un brano su tutti, come si dice a Roma, “so’ tutti figli miei”, se dovessi scegliere quello che parla più di me sicuramente sarebbe “La paura”, il pezzo più intimo, un pezzo di anima.

Sappiamo che durante le settimane del lockdown hai composto e registrato un singolo in sole 24 ore, che adesso fa parte dell’album: Rallentare. Hai voglia di raccontarci in che modo quel periodo di quarantena ha influenzato la tua vena creativa?

Sinceramente quel periodo a livello creativo mi ha tolto più che dato, mi sono sentito spesso disorientato e senza stimoli, “Rallentare” è stato un’eccezione perché parla proprio di questo, come se fosse un concentrato di quello che provavo in quel momento, proprio quando dico “cerco il cielo negli angoli di casa, i fazzoletti li scambio per le nuvole”, è come per illudermi, per scappare da quei muri senza i colori della vita.

Se oggi un’astronave dovesse arrivare sulla Terra con a bordo esseri senzienti di una galassia lontana, quale sarebbe la prima cosa che chiederesti? E soprattutto… quale sarebbe la prima cosa che faresti loro ascoltare per spiegare la musica?

Bella domanda, sicuramente chiederei com’è il loro pianeta, se è bello come il nostro, che animali ci sono… questo chiederei. Se dovessi fargli ascoltare la musica degli esseri umani partirei da Mozart per arrivare a “Life on Mars?” Di David Bowie.

Che consiglio daresti a tutti quanti i giovani che, come te, coltivano il sogno della musica?

Premesso che non credo di essere la persona giusta per dare consigli, forse l’unico che mi sento di dare è quello di incuriosirsi e lavorare tanto sul proprio punto di vista, ognuno di noi è unico, e secondo me quello che conta di più ora è dimostrare la propria unicità attraverso l’espressione artistica.

Buoni propositi per l’anno nuovo?

Per il momento mi piacerebbe osservare, capire più cose del mondo che mi circonda perché sta cambiando tanto, e oltre a scrivere (assolutamente dopo averci capito qualcosa), mi piacerebbe lavorare anche con altri artisti, componendo, scrivendo, arrangiando. È stato un vero piacere! A presto

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