Interview – Marco Sanchioni

Oggi siamo qui per parlarvi di “Pianeta meraviglioso”, il nuovo singolo di Marco Sanchioni, estratto dal suo ultimo album “La pace elettrica”.
“Pianeta meraviglioso” racconta di quando da bambini viviamo la vita con innocenza ma anche con ingenuità, ed è da adulti che cominciamo a comprendere dove siamo capitati e quali dinamiche regolano la vita degli umani nel mondo.  Viviamo dunque si, su un pianeta bellissimo, ma anche pieno di paure, incomprensioni, contraddizioni ed ipocrisie volte a deprimerci e disorientarci, ma soprattutto a dividerci.

Abbiamo intervistato il cantautore per sapere qualcosa in più del suo progetto artistico.

Ciao Marco e benvenuto su Indie-Roccia. Come è nato il tuo progetto musicale e come è nata in te la voglia di intraprendere questa strada?

Canto fin da bambino, la musica è sempre stata presente nella mia vita. In adolescenza ho cominciato a suonare la chitarra ed ho scritto le mie prime composizioni e tendenzialmente ho sempre mantenuto uno spirito rock unito al cantautorato nostrano. Ho suonato in varie situazioni, anche diverse e lontane da ciò che ho sempre fatto, ma sempre continuando a scrivere.

Pianeta meraviglioso” è un singolo nel quale è molto facile riconoscersi, e anche il suo videoclip presenta dei simboli molto suggestivi. Quanto c’è di personale in questo tuo brano?

Tanto, ma anche tanto di ciò che percepisco all’esterno. È un brano che rimarca un punto di osservazione riguardo un mondo meraviglioso, quanto funesto. Nel video del brano cercato di riportare una doppia visione, quella di una bambina e quella di un adulto, dove la prima prende la vita come un gioco, mentre il secondo, tramite raggiri e bari, di fatto attua una sorta di continuo conflitto, ma alla fine, con un mondo fallato e sgonfio, è proprio quest’ultimo che si ritrova a piangere come un bimbo.

Il 2020 è stato un anno molto particolare. In che modo gli eventi dell’ultimo anno hanno influenzato il tuo percorso musicale?

Ho scritto tante nuove canzoni che spero di poter pubblicare quanto prima.

Sappiamo che sei originario di Fano, una cittadina delle Marche. Com’è la realtà musicale da quelle parti? E in che modo si distingue dalla realtà di altre zone d’Italia?

Non so dire sotto quale profilo le Marche si distinguono dal resto d’Italia. È evidente però che musicalmente parlando c’è sempre stato fermento nella mia regione e direi che negli ultimi anni la scena pesarese in particolare ha avuto un forte ascendente sul panorama rock nostrano, andando oltre i confini nazionali.

In che modo, invece, ti ha arricchito la lunga esperienza con la band A Number Two?

Sono stati anni molto intensi. È stata la mia prima band da cui tutto di fatto è cominciato. Con gli AN2 abbiamo anche fatto diversi concerti in giro per la penisola ed è da lì che ho cominciato a forgiare il mio linguaggio espressivo che tutt’ora ritrovo nel mio stile di scrittura, pur cantando oggi in italiano.

In che modo l’avvento dei social ha cambiato il tuo approccio alla musica?

Se parli di ascolti, beh… un po’come tutti, credo, mi sto abituando ai click sui link dei brani, invece di far capo a vinili e CD che comunque continuando ancora ad utilizzare spesso e che continuo sia pur saltuariamente ad acquistare (e comunque un click in rete non varrà mai come l’acquisto di un supporto). Sul fronte della divulgazione della mia musica è chiaro che internet ed i social hanno creato un catino di scelta enorme dove tutti possono fare vetrina, cosa che non ho mancato di fare neanche io. Credo che questo grande calderone possa mettere in difficoltà l’ascoltatore; sta di fatto a lui avere la sensibilità per trovare la musica che meglio gli corrisponde.

A quando un prossimo album?

Spero prima possibile, come ti ho già detto ho scritto tanto nel 2020 e ho forte desiderio di pubblicare queste nuove composizioni.

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