Interview – Luca Cescotti
In questa intervista, il cantautore Luca Cescotti ci racconta il percorso creativo dietro il suo nuovo disco Mobili Credenze, dalle radici classiche come violista da gamba alla sperimentazione sonora tra pop d’autore, alternative e ambient. Cescotti approfondisce le scelte stilistiche, il lavoro sugli arrangiamenti, l’attenzione al dettaglio e le motivazioni dietro la decisione di non pubblicare il disco su Spotify, sottolineando come anche la musica intimista possa avere una valenza politica. Dalla scrittura autobiografica dei singoli alle colonne sonore per cinema e audiovisivo, il cantautore ci guida in un percorso di ascolto consapevole, dove ogni dettaglio conta e merita attenzione.
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1. Con Mobili Credenze hai ampliato l’orizzonte sonoro rispetto al tuo EP Amarsi Bene, mescolando pop d’autore, alternative rock e atmosfere ambient. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto verso questo linguaggio più stratificato?
Credo che la scintilla sia stata soprattutto il desiderio di allontanarmi da un approccio troppo “controllato”. In Amarsi Bene ero molto concentrato sull’idea di perfezione: ogni arrangiamento era pensato in maniera quasi chirurgica. Con Mobili Credenze ho cercato invece un equilibrio diverso, lasciando più spazio all’istinto e alla dimensione della band. Molti brani sono nati portando idee molto semplici in sala prove e sviluppandole insieme agli altri musicisti. Da lì è arrivata naturalmente una maggiore stratificazione: chitarre, Rhodes, synth, piccoli motivi che si intrecciano. Non era un obiettivo stilistico preciso, ma piuttosto il risultato di un processo più aperto, meno solitario rispetto al passato.
2. Vieni da una formazione classica come violista da gamba, ma la tua musica solista unisce strumenti antichi e moderni. In che modo la tua formazione accademica influisce ancora oggi sulla scrittura e gli arrangiamenti dei tuoi brani?
Penso che influisca soprattutto nel modo in cui penso l’architettura di un brano. La formazione classica ti abitua ad ascoltare con molta attenzione gli equilibri tra le parti: le linee melodiche, le armonie, i piccoli movimenti interni agli arrangiamenti.
3. Nel nuovo disco hai scelto di non rendere Mobili Credenze disponibile su alcune piattaforme come Spotify per motivi che hai definito anche “politici”. Puoi raccontarci cosa ti ha spinto a questa scelta e come pensi che possa influenzare il rapporto con chi ascolta la tua musica?
Non so ancora esattamente quali saranno le conseguenze. So però che era una scelta in cui sentivo di credere. Negli ultimi anni il modello dello streaming si è talmente normalizzato che spesso non ci fermiamo più a pensare a come funziona davvero. Il problema non è tanto l’accesso alla musica, che oggi è incredibilmente facile, ma il valore che viene riconosciuto a chi la musica la fa. A parità di abbonamento pagato dall’utente, Spotify riconosce agli artisti compensi molto più bassi rispetto alle altre piattaforme. Nel mio caso non stiamo parlando di cifre enormi, quindi la decisione non cambierà la mia vita. Però mi sembrava giusto prendere una posizione, anche solo simbolica.
4. In diversi singoli come No tu! hai raccontato emozioni contrastanti tra malinconia e voglia di voltare pagina. Quanto c’è di autobiografico e quanto invece nasce da un lavoro compositivo più distaccato?
Direi che la partenza è quasi sempre autobiografica. Anche quando non racconto un episodio preciso della mia vita, parto comunque da un’emozione reale o da qualcosa che mi ha davvero colpito da vicino. Non c’è nulla nella mia produzione che non sia riconducibile a un evento autobiografico forte…
5. Oltre alla tua attività come cantautore, componi anche colonne sonore per cinema e audiovisivo. In che modo queste esperienze di scrittura per immagini ti hanno aiutato a pensare le canzoni del tuo album?
Ho iniziato a scrivere per il cinema successivamente rispetto alla mia esperienza di cantautore. Credo che viceversa il mondo della produzione di musica leggera abbia creato una base solida per la mia scrittura per immagini che ora sto approfondendo. È un mondo caratterizzato da altre priorità e che vede la musica a servizio del film. Credo che in fin dei conti questi due generi per me si influenzino reciprocamente. La cosa più importante e difficile è sapere su cosa concentrarsi e porsi dei limiti.
6. C’è una domanda che avremmo assolutamente dovuto farti, e invece non ti ho fatto? Quale invece la risposta?
Forse una domanda semplice: come ti piacerebbe che venisse ascoltato questo disco? In realtà non ho un’idea troppo rigida. Mi piace pensare che le canzoni possano vivere in modi diversi: c’è chi ascolta con attenzione, magari in cuffia, e chi invece mette un disco mentre fa altro. Entrambe le cose vanno benissimo. Se però devo esprimere un desiderio, direi questo: mi piacerebbe che Mobili Credenze fosse ascoltato con un po’ di tempo. Non per forza tutto d’un fiato, ma magari tornando sui brani più volte. È un disco pieno di piccoli dettagli e credo che alcune cose vengano fuori solo dopo qualche ascolto.



